Politica 8 Luglio 2017

Grillotti e Darsena Europa: “espulsi dal M5S per aver avuto ragione”

Darsena Europa. Grillotti: “espulsi dal m5s per aver avuto ragione”

Il voto contrario all’approvazione della variante anticipatrice al piano strutturale del Piano Regolatore Generale, propedeutica all’approvazione da parte della Regione del Piano Regolatore Portuale (PRP), è stato uno dei due elementi alla base della nostra espulsione dal Movimento 5 Stelle.

L’altra, è cosa nota, è stata la posizione contraria, da noi espressa, sulla scelta dell’amministrazione comunale di procedere con il concordato preventivo in continuità aziendale nei confronti della partecipata AAMPS e, più nello specifico, l’essersi ribellati al fatto che noi consiglieri venissimo tenuti sistematicamente all’oscuro delle scelte portate avanti da sindaco e giunta (cosa che riteniamo, almeno in parte, continui ancora a verificarsi).

Oggi, sulla stampa locale, leggiamo: “nella nuova ipotesi progettuale ora allo studio, il futuro piazzale ricalcherebbe le attuali vasche di colmata all’esterno della Darsena Toscana. Da trasformare in terminal consolidando i fanghi al di sotto della superficie: problema sul quale Il Tirreno ha richiamato l’attenzione in passato, i tecnici lo reputano risolvibile mediante palificazioni“.

Riportiamo di seguito l’intervento del  consigliere Giuseppe Grillotti, in occasione della seduta consiliare del 20 febbraio 2015 dove, ad un certo punto, suggerisce quanto segue: “perché non limitarsi a sfruttare l’immensa superficie rappresentata dalle due vasche di colmata e ridurre l’impatto dell’attuale progetto con un ridimensionamento della stessa Piattaforma Europa?“.

A questo punto, per la Darsena Europa, non rimane che attendere … per AAMPS, … lo stesso …..

L’Intervento consigliere Giuseppe Grillotti (su PRP), in occasione del consiglio comunale del 20 febbraio 2015

Questi ultimi mesi ci hanno visti impegnati sul fronte dell’approvazione (o meno) della variante anticipatrice al piano strutturale del Piano Regolatore Generale del comune di Livorno, propedeutica all’approvazione, da parte della Regione, del Piano Regolatore Portuale.

Piano Regolatore Portuale che, se approvato, inciderà radicalmente e pesantemente sul futuro e sullo sviluppo di questa città, … dal punto di vista economico, e non solo ….

In questo periodo si sono succeduti, sugli scranni della giunta, gli interventi di tecnici, assessori e dei massimi rappresentanti dell’Autorità portuale. Interventi tesi a rappresentare, nel modo più dettagliato possibile, non solo il percorso che porterà il Consiglio Comunale ad esprimersi sulla variante e a tutti gli aspetti a questo correlati, ma anche le possibili conseguenze di un eventuale parere sfavorevole alla stessa variante anticipatrice.

Ogni posizione espressa è stata oggetto di personale valutazione e considerazione, al di là di ogni possibile (e anche comprensibile) valutazione di natura ideologica e politica. Nel solo esclusivo interesse della città e dei cittadini che vi risiedono. In un dialogo sempre aperto (in alcuni momenti anche serrato), con tutti i soggetti con i quali ho avuto la possibilità di interagire, ho più volte espresso la mia opinione e la mia personale posizione in merito, giusta o sbagliata che potesse essere considerata (a seconda dei diversi punti di vista e dei diversi portatori di interesse in gioco, presi in considerazione).

Il messaggio che mi dispiacerebbe passasse (visto l’impegno profuso) sarebbe quello di una valutazione superficiale del problema, da parte mia, perché questo, ritengo, non corrisponderebbe al vero.

Sono stati presi in considerazione tutti gli aspetti! Dalle possibili ricadute occupazionali, derivanti dall’approvazione della variante (e quindi del PRP), alla possibile e fattiva realizzazione di alcune sue parti, a quelle che potrebbero essere le implicazioni di natura ambientale (e le possibili ricadute negative sulla salute della popolazione), ai tempi di realizzazione (nello specifico della Piattaforma Europa), ai possibili rischi di infiltrazioni mafiose (che investimenti economici di così grande rilevanza potrebbero comportare), e ad ogni altra possibile ricaduta, positiva e/o negativa, che l’approvazione (o non approvazione) di questa variante porterebbe con sé (perché, lo voglio ricordare, in questa Variante non si prende in considerazione solo la parte del Porto Commerciale, ma anche la quella del Porto Città, che comprende i 4 sub-ambiti: Stazione Marittima, Porto Mediceo, Porta a Mare e Porto della Bellana).

Non saremmo qui a discutere, ora, se la mancata approvazione non comportasse, necessariamente, la riapertura dell’intero procedimento, con tutti i ritardi che ne conseguirebbero. E di questo ne siamo tutti ben consapevoli. 

Quello su cui vorrei far riflettere (e mi rivolgo, in particolare, a tutti i cittadini interessati, lavoratori e non) è l’attacco sistematico e concentrico che questo gruppo consiliare di maggioranza ha dovuto sostenere in questi mesi, sia da parte dei mass-media, che da parte dei diversi soggetti portatori di interesse, … non sempre collettivi! 

Attacchi mediatici tesi a fornire alla cittadinanza non gli elementi necessari a rendere i cittadini consapevoli del percorso di discussione in atto ma, bensì, finalizzati a rappresentare un quadro univoco e distorto della realtà, in cui si è voluto, chiaramente, far passare i rappresentanti del M5S come soggetti irresponsabili, “contrari (e cito testualmente le parole riportate in un recente editoriale) alla possibilità di intestarsi una operazione storica, che può dare prospettiva a una città malata, confusa, impoverita”, interessati, quindi, solo a “sovrapporre le parole Partito Democratico, con le parole Darsena Europa”. 

Respingo fermamente queste illazioni! Fin dall’inizio non sono stati espressi solo dubbi e pareri negativi, ma anche possibili soluzioni. Soluzioni che, tuttavia, sono sempre state liquidate con molta sufficienza e che non sono mai state oggetto di particolari attenzioni e approfondimenti, da parte di nessuno. 

L’ultimo PRP risale al 1953, e ritardare di un paio d’anni la sua approvazione non rappresenterebbe maggiori danni all’economia Livornese di quanti ne abbiano già prodotti quelli che hanno governato la città in tutti questi anni (e non ne faccio certo una colpa a questi ragazzi che oggi siedono insieme a noi in quest’aula). 

Senza soffermarmi sull’ambito “Porto-Città”, perché non ce ne sarebbe il tempo, e che, ritengo, rappresenti solo una mera speculazione edilizia, vorrei provare ad evidenziare ancora una volta le ragioni che mi portano ad esprimere una forte contrarietà al progetto della Darsena Europa. Ma questo non prima di evidenziare una certa contraddizione, nell’anteporre su questa opera l’aspetto occupazionale e di rilancio dell’economia, quando, su di un altro versante (con l’approvazione della variante-PRP), si decreterebbe l’affossamento, per sempre, della possibilità di riaprire il bacino grande di carenaggio alle riparazioni di grandi navi (che porterebbe nuova occupazione, questo sì, in tempi brevi, non come la Darsena Europa).

Darsena Europa la cui realizzazione, così come progettata, comporterebbe una spesa iniziale prevista (noi diciamo per difetto) di quasi un miliardo e quattrocento milioni di euro. Per costruire la prima parte di questa servirebbero circa 650 milioni di euro.

La proposta della Regione è questa: 170 milioni sarebbero resi disponibili dalla stessa Regione, 170 sarebbero a carico dell’Autorità Portuale, 170 a carico dello Stato e i rimanenti 150 milioni a carico dei privati, in project financing. A parte i 150 milioni di euro di finanziamenti che dovrebbero provenire dai privati (dei quali peraltro non vi è alcun pronunciamento in merito), gli altri, comunque la si guardi, sono tutti soldi pubblici.

E proprio in quanto soldi pubblici abbiamo il dovere di essere certi di come vengono spesi e, quindi, della bontà del progetto. A proposito di questo gli attacchi (anche alla singola persona) si sono sprecati.

Si è affermato (esiste lo streeming) che la necessità di realizzazione della Darsena Europa è legata alla necessità di intercettare il traffico delle navi giganti portacontainer che hanno pescaggi superiori ai 13 metri (limite massimo degli attuali fondali del porto) e che l’espansione a mare è giustificata dalla presenza, in questo caso, di fondali naturali profondi 15-17 metri. Tuttavia, se noi prendiamo una piantina con i rilievi batimetrici delle acque antistanti il porto e vi si sovrappongono i contorni della Darsena Europa è possibile osservare come le profondità in gioco siano ben diverse dai 15-17 metri, già richiamati.

Si parte dai 5-6 metri delle aree più vicine alla città, per arrivare agli 8-10 metri, presenti solo sulle testate dei due prolungamenti previsti.

I 15-17 metri si raggiungono solo ben al di fuori del cono di ingresso previsto.

Il dubbio, allora, che la Darsena Europa sia stata progettata di quelle dimensioni per limitare le imponenti operazioni di dragaggio necessarie, credo possa essere del tutto legittimo. Questo aspetto, tuttavia, non è mai emerso. E se il problema dei fondali, come visto, rimane sempre e comunque, perché non limitarsi a sfruttare l’immensa superficie rappresentata dalle due vasche di colmata e ridurre l’impatto dell’attuale progetto con un ridimensionamento della stessa Piattaforma Europa? In questo modo si limiterebbero costi e tempi.

Costi, in questo caso, forse realmente compatibili con le somme disponibili, e tempi ugualmente compatibili. Pensare che la prima fase possa completarsi in 4-5 anni, come è stato dichiarato, la ritengo (ma credo che questo la riteniate anche voi) una visione, una possibilità scarsamente realistica. 

Questi lavori avrebbero, certamente, un impatto minore, su tutte le problematiche ambientali e di salute della popolazione già evidenziate, sia nelle relazioni del NURV, che dell’ARPAT, che del Ministero dei Lavori Pubblici, che, pur avendo espresso pareri favorevoli di massima, in effetti, hanno rimandato alla fase di avvio delle operazioni, tutta una serie di rilievi e di eccezioni.

Avete mai pensato, poi, quali sarebbero i costi di manutenzione di superfici così estese? Non si riesce oggi ad avere una sufficiente manutenzione dei piazzali, figuriamoci poi … con un 1.400.000 mq di superficie …

E se proprio vogliamo volgere lo sguardo al futuro (concetto più volte richiamato nelle sedute fatte in quest’aula) perché non prevedere dragaggi più profondi, rispetto ai 17 metri previsti?

Dragaggi che consentano veramente di determinare uno sviluppo del porto, concorrenziale a quello di Rotterdam, come qualcuno si è sbilanciato a dire.

Il vero problema è che i nostri fondali non saranno mai in grado di intercettare il traffico delle vere navi giganti: quelle, oggi, già in costruzione.

Non potrà mai diventare un porto di serie A, come qualcuno ha, invece, affermato. Rimarremo un porto di serie B, o C. Saremo in grado di ricevere solo navi di piccole e medie dimensioni e, quindi, quello che dovremmo cercare di fare (e che avremmo dovuto fare in tutti questi anni) è di migliorare l’attuale organizzazione. I problemi sono stati già più volte richiamati:
– un uso irrazionale degli spazi portuali, che determina sovrapposizioni tra le diverse tipologie di traffico; 
– l’assenza di una divisione funzionale delle aree;
– la frammentazione dei servizi e degli operatori, che determina una scarsa produttività media;
– la scarsa concorrenzialità, dovuta a posizioni di monopolio;
– procedure operative complesse che allungano le tempistiche di carico/scarico delle merci;
– la lontananza e la mancanza di collegamenti con l’interporto;
– lo scarso dialogo, sia con il territorio, che con altri porti e infrastrutture logistiche.

Non sono contrario ad uno sviluppo sostenibile del porto, evidenzio solo tutta la mia preoccupazione per un’opera che non consente ripensamenti. Un’opera che richiede ingenti risorse per la sua realizzazione e che solleva tanti, forse, troppi interrogativi. Interrogativi ai quali non ho avuto risposte convincenti, … da nessuno!
Mi rendo conto che gli interessi in gioco, e le aspettative di molti siano enormi, per cui è verosimile che alla fine questa variante (e quindi il PRP) vengano approvati. Personalmente voterò contro la variante anticipatrice (prendetela come una dichiarazione di voto anticipata) e se questa, come ho motivo di ritenere, dovesse passare, mi auguro (e vi auguro) con tutto il cuore che ogni mia possibile previsione negativa, possa rivelarsi sbagliata, … ma questo, solo il tempo lo potrà dire …”

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