Ambiente 16 Dicembre 2020

5mila tonnellate di liquami in un tombino, 3 arresti. Le intercettazioni

5mila tonnellate di liquami in un tombino, 3 arresti. Le intercettazioniLivorno 16 dicembre 2020

5mila tonnellate di liquami in un tombino: 10 indagati in due aziende toscane in alta maremma, con 3 arresti.

Ricostruiti centinaia di riprovevoli sversamenti nella rete fognaria pubblica.

Eseguivano spurghi e svuotavano pozzi neri in immobili residenziali ricevendo pagamenti senza fattura. Poi si liberavano degli scarichi dei privati facendoli defluire nel tombino di un piazzale aziendale.

Blitz della Guardia di Finanza di Livorno e Castiglioncello (operazione “STOP STINKS”) con l’ausilio della Sezione PG Arpat di Firenze, su delega della Dda di Firenze, per smantellare un sistema di gestione illegale di rifiuti e di connessa evasione fiscale in Alta Maremma. 10 gli indagati, 3 dei quali sottoposti agli arresti domiciliari, denunciati per aver organizzato mediante due società una serie di riprovevoli traffici. Sequestrati un impianto aziendale e 340.000 euro costituenti il risparmio illecito derivante dall’attività delittuosa.

 

In particolare sono state stigmatizzate le dubbie dinamiche di svuotamento di fognature, pozzi neri e fosse settiche di civili abitazioni e impianti industriali, operazioni non interrompibili e necessarie anche con l’“emergenza pandemia”. Le lamentele dei cittadini per le maleodoranze percepite poi hanno fatto il resto. Le Fiamme Gialle si sono trovate ad approfondire le modalità di smaltimento del liquame prelevato da giardini e villette nelle campagne della provincia di Livorno. Già dai primi sopralluoghi è stato possibile documentare come il rifiuto liquido contenuto nelle autobotti, invece di essere conferito presso gli impianti di smaltimento o recupero, veniva sversato direttamente in un tombino.

Le successive indagini infatti, svolte sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Firenze ed eseguite dai finanzieri anche con video-intercettazioni e localizzatori di precisione, hanno permesso di comprovare in soli tre mesi 143 sversamenti direttamente nella rete fognaria sotterranea pubblica, effettuati mediante l’apertura del tombino a essa collegato all’interno del piazzale di una delle due aziende.

Quantificate 5.600 tonnellate di rifiuti complessivamente sversati in tre anni, con l’ottenimento dei 340.000 euro di illecito risparmio prodotto per effetto del mancato smaltimento presso impianti autorizzati.

Lo sviluppo delle indagini tecniche ha inoltre permesso di dimostrare come la società – all’interno di un’area preposta a regolare discarica, gestita da una seconda società sempre di gestione di rifiuti – abbia eseguito numerose operazioni di smaltimento illecito di fango di percolato che da appositi silos di contenimento veniva incredibilmente sversato sul fronte della medesima discarica anziché smaltito con maggiori spese presso impianti autorizzati.

Per 3 dei 10 responsabili, S.L. di 54 anni, S.C. di 50 anni e P.B. di 45 anni, il GIP di Firenze ha disposto gli arresti domiciliari, in quanto le condotte tenute nel corso delle indagini hanno denotato una pericolosità sociale tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi.

Allo stato attuale, in base a una preliminare ricostruzione relativa alla prima società di gestione di rifiuti, il mero raffronto tra le prestazioni di spurgo eseguite e quantificate per mezzo delle indagini tecniche e le fatture emesse e indicate nel sistema della fatturazione elettronica ha permesso di appurare che la s.r.l. era solita incassare “in nero” due prestazioni di spurgo e/o scovolatura su tre, con una mancata dichiarazione di ricavi, conseguiti in tre anni, stimata in oltre 1 milione di euro, più IVA.

In un momento storico in cui è particolarmente avvertita l’esigenza di disporre di liquidità, carente ancor più a causa dell’emergenza sanitario-economica che ha investito il globo, gli appetiti delinquenziali sono mossi dalla prospettiva di trarre facile e indebito lucro. Proprio in questa delicata fase è rilevante la tutela del tessuto produttivo sano che la Guardia di Finanza, in stretta collaborazione con la Procura Distrettuale Antimafia della Repubblica di Firenze, ha sviluppato nel caso di specie sul territorio toscano, a difesa dei cittadini e delle imprese ed a svantaggio della dimensione economica della criminalità.

Hanno cooperato contestualmente alle attività di polizia giudiziaria – comprensive:

di 2 ispezioni ambientali, perquisizioni e acquisizioni presso le due società della copia forense dei supporti digitali, di tablet, smartphone e memorie fisse;
di 3 perquisizioni presso unità locali e soggetti collegati:
dell’esecuzione delle 3 ordinanze di custodia cautelare,
23 militari della Guardia di Finanza in forza alla Tenenza di Castiglioncello (LI) e ai Reparti del Corpo subdelegati a intervenire in provincia di Livorno nonché a Carrara e a Chieti presso laboratori di analisi dei rifiuti.

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