Cecina: rincari autostradali, Bechini attacca Salvini: “Un euro per quattro chilometri, altro che aumento minimo”
Cecina (Livorno) 3 gennaio 2026 Rincari autostradali, Bechini attacca Salvini: “Un euro per quattro chilometri, altro che aumento minimo”
«Nuovo anno, vecchi vizietti. E nuovi aumenti, ovviamente». Parte da qui l’affondo del vicesindaco di Cecina Alessandro Bechini contro i rincari del pedaggio autostradale, con un riferimento diretto al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, accusato di silenzio di fronte agli aumenti che colpiscono anche il territorio cecinese.
Bechini richiama alla memoria un episodio diventato simbolico: «Nel 2014 Salvini urlava “Io non pago” e strappava il biglietto al casello, scenetta inclusa. Un video che oggi fa tenerezza, come le foto con la felpa di dieci anni fa». Oggi però, sottolinea il vicesindaco, «il silenzio è assordante».
Nel mirino c’è in particolare il casello di Cecina, definito senza mezzi termini «inutile», dove il pedaggio è passato a 90 centesimi nel 2025, con due aumenti nello stesso anno, fino ad arrivare da gennaio a un euro tondo. Un rincaro che Bechini giudica sproporzionato: «Un euro per appena quattro chilometri di variante. Un tratto dove il pedaggio non ha alcun senso di esistere».
Secondo il vicesindaco, la situazione assume contorni ancora più paradossali se si guarda ai numeri ufficiali. «Si parla di un aumento generalizzato – spiega – ma la Corte Costituzionale, dopo il pastrocchio del ministero, ha concesso un incremento dell’1,50%. Qui però si passa da 90 centesimi a un euro: parliamo di oltre l’11%, altro che spiccioli».
Bechini punta il dito anche contro quella che definisce una trasformazione “artificiale” della viabilità: «L’unica vera differenza sono i cartelli verdi, che trasformano miracolosamente chilometri gratuiti in chilometri a pagamento». Una scelta che, secondo l’amministrazione comunale, pesa in modo ingiustificato su cittadini, pendolari e lavoratori.
«È sempre facile fare i ministri quando i pedaggi gli pagano li altri», conclude amaramente Bechini, lasciando intendere come tra gli slogan del passato e le decisioni di governo attuali ci sia una distanza sempre più evidente. Una distanza che, ancora una volta, rischia di essere colmata dai portafogli dei cittadini.
