Palestra Bastia, ancora spregi e possibili danni alle carrozzine della TDS
Livorno 13 febbraio 2026 Palestra Bastia, ancora spregi e possibili danni alle carrozzine della TDS
Questa la comunicazione del Presidente TDS Maurizio Melis:
“Ancora una volta dobbiamo constatare che le persone con disabilità “danno fastidio”, ancor più se sono attive nella società e cercano, come nel caso della Toscana Disabili Sport, di ritagliarsi un posto nella società “normale” attraverso, come facciamo noi, lo sport.
Questo giovedì 12 febbraio abbiamo trovato le carrozzine da basket che usiamo per gli allenamenti e che sono riposte in un angolo della palestra della Bastia nello stato che potete vedere nelle foto allegate.
Ci tengo subito a precisare che non è colpa del Sindaco, che ha sempre dimostrato un occhio di attenzione verso il mondo del paralimpismo; non è colpa del gestore dell’impianto, che è impossibile si possa pretendere di avere una guardia alle attrezzature presenti.
Quindi la colpa è da attribuire al solito idiota? Io non la vedo così. Ci vedo dietro una mentalità, nel clima di odio e disprezzo del “diverso” che si sta sempre più diffondendo nella Nazione. Si sta autosdoganando una libertà di esprimere questo clima attraverso gesti che sanno del (uso con consapevolezza questo termine) fascismo del mai compianto Ventennio.
L’odio, il disprezzo, come detto, si esprimono in questi gesti codardi, fatti spesso in piccoli gruppi autoreferenziali che agiscono nel vigliacco anonimato.
Non c’è alcun riferimento, da parte mia, all’attuale situazione politica.
Palestra Bastia, ancora spregi e possibili danni alle carrozzine della TDS
La TDS è composta da donne e uomini, ragazze e ragazzi di tutti i credo politici e religiosi, quindi non mi azzardo a parlare a nome di tutti, bensì voglio manifestare quello che semplicemente percepisco nell’aria da disabile fin dalla nascita (e ho 68 anni). E sono d’altra parte così ingenuo da meravigliarmene, soprattutto in una città come Livorno che nei miei confronti, e nei confronti della TDS, ha sempre avuto un’estrema sensibilità e spirito di vicinanza e sostegno.
Questo fatto, come quanto accaduto l’anno scorso, dove i soliti anonimi codardi avevano sputato sulle carrozzine ed esposto un cartello con su scritto “handicappati di merda”, nonché squarciato alcuni copertoni delle ruote, più che farci arrabbiare ci rattrista, rende vano il lavoro che la mia associazione (che proprio domani 14 celebra i 10 anni dalla fondazione) porta avanti cercando di diffondere lo sport paralimpico come forma di cultura di massa, come messaggio di unità e uniformazione, come considerazione che il “diverso”, non esiste, perché in ogni persona, questo è quello che forse pretestuosamente cerchiamo di insegnare, è diversa dall’altra, che quello che manca a me e tu hai va sempre a compensarsi con qualcosa che io ho e che a te manca.
Per quanto riguarda i danni, valuteremo al prossimo allenamento. Le carrozzine sono state accatastate l’una all’altra, presumibilmente con violenza o, è facile immaginare, senza alcuna precauzione, buttandole sopra le altre carrozzine e sopra le delicatissime ruote, che è impossibile non abbiamo subito danni. Questo ovviamente non fa che aggravare il danno psicologico subito derivante dall’impossibilità di usare le carrozzine se non dopo tanta fatica, soprattutto da chi si muove in carrozzina.
Non rendo pubblico l’accaduto per stimolare pietà o solidarietà, io personalmente e la TDS siamo abituati a lavorare in silenzio, senza sensazionalismi, ad eccezione di quelli che in questi anni sono stati i nostri bellissimi risultati sportivi e sociali. La mia intenzione, come sempre, è quella di spingere al dialogo, di fare in modo che certi gesti di pubblica stupidità vengano isolati dal non girarsi dall’altra parte di nessuno. Perché l’ignoranza va combattuta, va isolata, e l’odio deve essere sempre cancellato dalla sensibilità di ognuno di noi. Mi vengono in mente le parole che un mio giocatore argentino, Adolfo Berdùn, leggeva riguardo allo sdegno derivante dai desaparecidos della dittatura argentina di Videla: NUNCA MÁS (mai più).
