SI al Referendum sula Magistratura, Talini: “Separare per esaltare l’autonomia del giudice”
Livorno 17 febbraio 2026 SI al Referendum sula Magistratura, Talini: “Separare per esaltare l’autonomia del giudice”
Si è svolto a Livorno, presso il locale Calafuria, un dibattito sul Sì e il No al referendum sulla magistratura. Un confronto organizzato da Fratelli d’Italia e moderato dai giovani di Gioventù Italiana, che ha visto sul palco posizioni contrapposte.
A sostenere il Sì la senatrice Susanna Donatella Campione, l’avvocato Francesco Ferrari, sindaco di Piombino, e l’avvocato Marco Talini, della Camera Penale di Livorno ed ex consigliere comunale. Per il No sono intervenuti l’avvocato Giulio Profeta, della segreteria Pd Livorno, e il dottor Niccolò Volpe dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Tra gli interventi a favore della riforma, quello dell’avvocato Marco Talini ha posto l’accento su un punto spesso al centro del dibattito: il cambio di funzioni tra pubblico ministero e giudice. Fino al 2018 circa il 25% dei magistrati aveva cambiato ruolo almeno una volta; dopo l’introduzione di vincoli più stringenti, la percentuale è scesa sotto l’1%.
Ma, secondo Talini, il cuore della riforma non è questo.
“Questa non è una riforma che serve a evitare i passaggi da una funzione all’altra – ha spiegato – è l’ultima delle questioni che interessa davvero. Il punto fondamentale è separare in modo netto le carriere di chi giudica da quelle di chi esercita l’attività investigativa e l’accusa nel processo”.
Per l’avvocato livornese, il tema è prima di tutto culturale. La separazione delle carriere non sarebbe quindi una misura tecnica, bensì un passaggio destinato a rafforzare la percezione e la sostanza dell’autonomia del giudice.
“È una riforma di carattere culturale – ha sottolineato – che serve a esaltare l’autonomia del giudice nel momento in cui decide, la sua libertà rispetto a ciò che prospettano le parti, la sua indipendenza tanto dall’accusa quanto dalla difesa”.
Nel confronto è emersa anche una questione di fiducia; la percezione, da parte degli imputati, di una possibile sintonia tra pubblico ministero e giudice quando entrambi appartengono alla stessa carriera. Per il fronte del Sì, la distinzione netta contribuirebbe a rafforzare l’immagine di terzietà del giudice agli occhi dei cittadini.
Il dibattito livornese ha così messo in luce due visioni opposte: da un lato chi teme un indebolimento dell’autonomia della magistratura, dall’altro chi come Talini ritiene che proprio la separazione delle carriere possa rafforzare la credibilità del sistema giudiziario e la fiducia dei cittadini.
SI al Referendum sula Magistratura, Talini: “Separare per esaltare l’autonomia del giudice”
