Rubano borsa dalla sedia a rotelle a una malata di SLA: Spero di incontrarti e vederti abbassare lo sguardo per la vergogna
Livorno 19 febbraio 2026 Rubano borsa dalla sedia a rotelle a una malata di SLA: Spero di incontrarti e vederti abbassare lo sguardo per la vergogna
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Annalisa Coli che sta combattendo una dura battaglia contro una malattia e che rende pubblico quanto accaduto nei giorni scorsi durante una normale giornata di shopping
Rubare è sempre un atto grave. Ma rubare la borsa a una donna con SLA, sottraendola direttamente dalla sua sedia a rotelle, mentre per lei anche una semplice uscita rappresenta una conquista quotidiana contro la malattia, aggiunge alla gravità del reato una dimensione di meschinità difficile da accettare. Non si tratta solo di denaro o di oggetti materiali: si tratta di colpire una persona fragile nel momento in cui sta tentando, con coraggio e determinazione, di vivere una normalità che la malattia rende ogni giorno più faticosa.
È un gesto che tradisce non solo mancanza di rispetto, ma anche assenza di empatia verso chi combatte quotidianamente contro barriere fisiche e sociali. Di fronte a un atto simile, la condanna non può che essere netta.
LA LETTERA:
mi rivolgo a te, proprio a te, che ormai una settimana fa hai rubato la mia borsa dalla sedia a rotelle e che credo ormai non mi renderai più.
Chissà, signorina, se sai cos’è la SLA, se puoi anche solo capire cosa vuol dire da un giorno all’altro e con una discreta velocità perdere prima le gambe, poi le braccia, poi pure la parola. Vedi cara, non è un’impresa facile mantenersi interessati alla vita se ti capita di dover imparare a condividere il proprio corpo con una coinquilina così dispotica e prepotente; continuare ad avere voglia di fare – tra mille barriere architettoniche – quello che si faceva prima. Ma io ci provo, caparbiamente, ogni volta che posso.
Martedì scorso era una di quelle volte: mi cambio, mi trucco, prendo il montascale, esco, carico la sedia a rotelle sul furgone e parto con mia sorella alla volta di Globo per fare shopping – sissignorina, pare incredibile, ma anche i disabili fanno shopping.
Ecco, hai aspettato il momenti giusto, quell’attimo che sono rimasta da sola senza mia sorella vicina e veloce ti sei presa la borsa alle mie spalle – hai avuto solo la sfortuna che la mia sedia a rotelle si muove col peso e mi sono resa conto del furto un secondo dopo, ho fatto in tempo a bloccare il bancomat e tu ti sei dovuta accontentare dei contanti dentro il borsello, non pochi ma poteva andare peggio. Sei uscita di corsa, qualcuno (che ringrazio pubblicamente per la testimonianza anche se risultata inutile) ti ha anche vista rufolare nel borsello prima di salire in macchina coi tuoi compari e lasciare il parcheggio.
Vedi cara, per quei settanta euro che hai preso io ho perso: documenti (che mi costerà una gran fatica fisica ed organizzativa rifare), chiavi di casa (ho dovuto cacciare oltre quattrocento euro per rifare la serratura), rossetti (ben tre, che solo quelli mi costeranno quaranta euro), la chiave per usare il montascale, la scorta di pasticche per l’emicrania…giusto per citare le prime cose che mi vengono in mente.
Vedi cara, se me li avessi chiesti te li avrei dati i settanta euro pur di risparmiarmi non solo la profonda rabbia per il gesto (che non posso nemmeno esprimere lanciandomi in imprecazioni perché non parlo) ma soprattutto per mantenere la borsa. Mi sarebbe anche bastato che, presi i soldi, tu avessi mollato lì fuori la borsa ed il borsello (due oggetti bruttini e non di marca dei quali non ci fai nulla…figuriamoci col resto delle cose che c’erano dentro!) e invece niente nemmeno quello.
Allora non mi resta che rendere pubblica la mia piccola vicenda triste mettendoci la faccia, la borsa e pure la GennyZero nella speranza che tu un giorno di questi, incrociandomi da qualche parte – in fondo Livorno è piccola e baccarsi in giro è facile – e riconoscendomi almeno approfitterai dell’occasione per abbassare almeno lo sguardo per vergogna.
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già che la vita è fatta di rispetto e chi non ce l’ha deve almeno subire un po’ di gogna mediatica, che non risolve ma aiuta.

