Pierburg Livorno, Braccini (Fiom-Cgil): “Incontro al Mimit il 1 aprile: ora Rheinmetall dia risposte concrete”
Livorno 22 marzo 2026 Pierburg Livorno, Braccini (Fiom-Cgil): “Incontro al Mimit il 1 aprile: ora Rheinmetall dia risposte concrete”
La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori Pierburg di Livorno prosegue con determinazione.
La vertenza è aperta da settimane e, nonostante il tavolo dichiarato permanente presso il Ministero
delle Imprese e del Made in Italy, abbiamo dovuto sollecitare a lungo una convocazione. Oggi
registriamo un primo risultato: il tavolo è stato fissato per il prossimo 1° aprile, anche grazie alla
mobilitazione e alla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma è solo un primo passo: ora
servono risposte concrete e impegni vincolanti.
Nel primo trimestre del 2026 è prevista la firma del contratto di vendita della divisione automotive
civile e non accetteremo passaggi al buio.
In questo contesto si inserisce la decisione di Rheinmetall di svalutare di 350 milioni di euro la
divisione civile: un’operazione contabile che non comporta esborsi immediati, ma che riduce il
valore degli asset nel bilancio consolidato e definisce la base economica con cui i nuovi acquirenti
subentreranno nella gestione dei 18 stabilimenti coinvolti, tra cui Pierburg Livorno. Tra i soggetti
interessati figurano i fondi tedeschi Aurelius Group ed Ecco Group.
È necessario essere chiari: non siamo di fronte a un’azienda in crisi. Rheinmetall, al contrario, sta
vivendo una fase di forte espansione. Negli ultimi anni ha annunciato investimenti miliardari nel
settore della difesa, ampliando la propria capacità produttiva e registrando risultati economici
estremamente rilevanti. Parallelamente, però, il gruppo ha scelto di dismettere l’intero comparto
automotive civile, oggi attraversato da una fase di difficoltà. Eppure si tratta di una divisione che,
nel corso degli anni, ha contribuito in modo significativo ai risultati complessivi del gruppo,
sostenendone anche lo sviluppo nelle fasi precedenti all’attuale crescita del settore militare.
La decisione di cedere questi asset a fondi finanziari, anziché accompagnarne un rilancio
industriale, solleva una questione evidente di responsabilità: in presenza di profitti così rilevanti
nella difesa, sarebbe stato legittimo attendersi un impegno diretto anche per la riconversione e il
rafforzamento del settore civile.
Non è quindi solo una scelta industriale, ma una precisa opzione strategica: concentrare risorse dove
i margini sono più elevati, scaricando sull’automotive e sui lavoratori il peso della transizione. In
Germania, questa transizione è stata gestita in modo molto diverso. L’azienda ha già siglato un
accordo con le organizzazioni sindacali che garantisce occupazione, continuità contrattuale e
prospettive industriali, prevedendo anche un confronto prioritario sull’eventuale riallocazione di
attività civili.
Non esiste alcuna ragione industriale per cui condizioni analoghe non debbano essere garantite
anche in Italia. La cessione riguarda l’intero settore automotive civile: non possono esserci
lavoratori di serie A e lavoratori di serie B all’interno della stessa operazione.
Pierburg Livorno non è un sito marginale. È una realtà industriale solida, con un centro di ricerca,
competenze qualificate e una qualità produttiva riconosciuta. Un patrimonio che deve essere
tutelato e sviluppato.
Per questo, al tavolo del MIMIT ribadiamo richieste precise: che durante la fase di vendita non
vengano effettuate operazioni che possano indebolire i siti italiani; che l’eventuale acquirente
presenti, prima del closing, un piano industriale dettagliato, credibile e verificabile; che siano
garantite tutele occupazionali vincolanti; che vi sia un impegno formale al mantenimento e allo
sviluppo delle competenze presenti a Livorno; e che Rheinmetall assuma impegni chiari e
formalizzati sul futuro dello stabilimento, analoghi a quelli già sottoscritti in Germania.
Chiediamo inoltre strumenti concreti di garanzia, inclusi meccanismi sanzionatori in caso di
mancato rispetto degli accordi. Formalizzare tutele solo per alcuni stabilimenti prima della cessione
crea un’asimmetria inaccettabile.
La svalutazione è un atto contabile, ma le scelte che la accompagnano sono profondamente
politiche e industriali. Rheinmetall ha il dovere di assumersi fino in fondo la responsabilità sociale
delle proprie decisioni.
La mobilitazione continuerà finché non arriveranno risultati concreti. Le lavoratrici e i lavoratori di
Pierburg Livorno meritano rispetto, certezze e un futuro chiaro.
Massimo Braccini, Segretario generale FIOM Livorno
