Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “La catastrofica visita allo zoo” di Joël Dicker
Livorno 7 aprile 2026 Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “La catastrofica visita allo zoo” di Joël Dicker
“Non è mai troppo tardi per leggere un buon libro”
Rubrica di recensioni, a cura dello scrittore e traduttore Maurizio Grasso.
Non sono sempre necessariamente recensioni di libri appena usciti, ma di “buoni libri”.
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Lo svizzero Joël Dicker è specializzato in due cose: scrivere gialli e farne dei best seller. La catastrofica visita allo zoo, uscito nel 2025, non ha fatto eccezione, dal momento che, solo in Italia, ha venduto oltre quarantamila copie già nella prima settimana. Ben oltre il 99% dei libri che escono non raggiunge questa quota nella loro intera vita editoriale. Dicker si è mantenuto nel proprio solco: anche questa ultima fatica, a modo suo, è un poliziesco. Una favola poliziesca per adulti e per bambini.
L’essere un best seller non dequalifica automaticamente un libro. La storia della letteratura più o meno recente è piena di clamorosi successi che si accompagnano a una qualità fuori dal comune. Da Il gattopardo e Il dottor Zivago passando per La Storia e Il nome della rosa, per venire ai più attuali Shantaram, Il cacciatore di aquiloni, Leggere Lolita a Teheran o Quando le gru volano a sud. Parlo di singoli libri, non di autori. Dunque non mi azzardo a mettere sullo stesso piano Pasternak e la Nafisi o Khaled Hosseini.
Personalmente diffido dei grandi successi editoriali; tuttavia sono consapevole che dietro questa preventiva sfiducia si nasconde un pregiudizio un po’ snobistico: ciò che piace alla massa non può essere di grande qualità. Ma in questa rubrica devo recensire soprattutto libri recenti. Quello di Dicker si è rivelato degno di apparirvi.
La catastrofica visita allo zoo è un romanzo breve di sorprendente vivacità e immediatezza, con pagine esilaranti e considerazioni pedagogiche. Sarà che è narrato da una bambina, con la spietata ingenuità e la stringente logica dei bambini, che non conoscono il linguaggio figurato e non ammettono ambiguità semantiche. Ma è un testo double face: è anche un romanzo per adulti, parla agli adulti con un linguaggio semplice per trasmettere concetti semplici, probabilmente per aiutarli a capire il punto di vista di chi da loro dovrebbe essere educato, sebbene spesso sia lui a dover educare l’educatore. Le riflessioni sulla democrazia di questi piccoli cittadini in erba, disseminate un po’ ovunque dopo che qualcuno ha dovuto spiegare loro il significato del termine, sono di un rigore cartesiano, stanano contraddizioni e non ammettono deroghe.
Joséphine, la bambina che narra questa storia, da grande vuole diventare un’inventrice di parolacce. «L’inventore di parolacce è un mestiere del futuro: se ne dicono tutti i giorni, ce ne sarà sempre bisogno e nessuna tecnologia potrà mai soppiantarle». Joséphine è una dei sei bambini che frequentano una “scuola speciale”. Nell’epilogo la Joséphine adulta rivelerà di essere davvero diventata scrittrice, anche se ha rinunciato a quel suo proposito infantile.
L’autore non ci spiega perché i sei bambini non possono andare alla scuola normale, ma dalle parole della piccola narratrice si capisce che questi sei bambini sono davvero speciali. Dei piccoli peanuts che paiono disegnati dalla matita di Schulz rispolverata post mortem. Dei ragazzi della via Pal senza scene strappalacrime.
Cominciamo da Otto, un Pico de Paperis in erba che descrive il divorzio dei genitori usando tutte le lettere dell’alfabeto come voci di un glossario. Quando i suoi genitori erano sposati, non gli avevano mai permesso di tenere un animale. Ora che non vivono più insieme, Otto ha una tartaruga e un coniglio a casa del padre, dei pesci rossi e dei criceti a casa della madre. «I genitori sono deboli quando sono soli, e forti se stanno insieme. Ecco perché si mettono in coppia per fare figli». Quanti adulti saprebbero essere tanto concisi e analitici al tempo stesso? C’è poi Yoshi, bambino non verbale che fa autentici capolavori con la plastilina. Da grande vuole fare lo scultore e si sa che a nessun grande scultore è stato richiesto di essere anche un chiacchierone. C’è Thomas, che è fortissimo nel karatè perché suo padre è un insegnante di karatè. Inutile dire cosa vuol fare da grande. C’è Artie, che è ipocondriaco, conosce tutte le patologie e ha una fobia per i bacilli che secondo lui (giustamente) si annidano ovunque.
A questa piccola banda nella sua età dei martellanti “perché” toccherà condurre un’indagine su chi ha allagato il loro istituto, costringendoli a traslocare nella scuola dei “normali” ed esponendosi così ai pregiudizi e agli scherzi di questi ultimi. Ma gli speciali dimostreranno ai normali di avere risorse inaspettate; naturalmente l’autore tifa per loro e questo libro è un elogio della specialità infantile, della sua unicità, e risulta tanto più efficace nell’ottenere il suo scopo quanto più leggermente è trattato un tema così spinoso.
In sintesi, La catastrofica visita allo zoo è una favola divertente che fa riflettere. Castigat ridendo mores. L’autore si mantiene sul crinale tra la narrativa per ragazzi e l’apologo per adulti. Verosimilmente Joël Dicker non finirà nelle enciclopedie di letteratura universale che si scriveranno nel 2080 e oltre, ammesso che si arrivi a quella data. Può consolarsi: sarà comunque in ottima compagnia su Wikipedia insieme a tanti altri autori di best seller.
