35° anniversario Moby Prince: le cerimonie a Livorno per non dimenticare la tragedia
Livorno 10 aprile 2026 35° anniversario Moby Prince: le cerimonie a Livorno per non dimenticare la tragedia
Quest’anno ricorre il 35° Anniversario della tragedia del Moby Prince, la più grande sciagura della marineria civile italiana, oltre che una grande strage sul lavoro, che si consumò la sera del 10 aprile 1991 davanti al porto di Livorno. L’incendio che avvolse il traghetto diretto ad Olbia provocò la morte di 140 persone, con un solo superstite.
Oggi, venerdì 10 aprile il Comune di Livorno, con il patrocinio della Camera dei Deputati, della Regione Toscana, della Provincia di Livorno, dell’Associazione “140 Familiari delle Vittime del Moby Prince” e dell’associazione “10 Aprile Vittime del Moby Prince”, ha celebrato l’Anniversario con iniziative “Per non dimenticare”.
Presenti, come sempre, numerosi familiari delle Vittime che sono giunti da varie parti d’Italia, insieme ai rappresentanti delle amministrazioni di provenienza con i rispettivi Gonfaloni, e ai rappresentanti delle istituzioni locali, provinciali e regionali.
In rappresentanza del Presidente della Camera dei deputati ha partecipato l’on. Pietro Pittalis, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause del disastro della nave Moby Prince.
Queste le iniziative della giornata:
alle ore 11, in Fortezza Nuova, deposizione di una corona presso la scultura “Koningin Juliana”, monumento in ricordo delle Vittime del Moby Prince;
alle ore 12, in Cattedrale, funzione religiosa officiata dal Vescovo di Livorno mons. Simone Giusti;
alle ore 14.30 a Palazzo Civico, in Sala Consiliare, saluto del sindaco Luca Salvetti ai familiari delle Vittime e ai rappresentanti delle istituzioni. La cerimonia in Consiglio potrà essere rivista anche in streaming su https://livorno.consiglicloud.
Sono intervenuti anche: l’onorevole Pietro Pittalis, l’onorevole Chiara Tenerini e la commissione parlamentare di inchiesta al completo, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime del Moby Prince Nicola Rosetti e il presidente dell’Associazione “10 Aprile Vittime del Moby Prince” Luchino Chessa; alcuni familiari.
Alle ore 16.30 da Piazza del Municipio è partito il Corteo che ha raggiunto il Porto Mediceo passando da viale Avvalorati, piazza della Repubblica, via Grande, piazza Micheli, ponte dei Francesi, piazza dell’Arsenale.
Alle ore 17 all’interno del Porto Mediceo, presso la lapide dedicata alle Vittime del Moby Prince (piazza dell’Arsenale), è stato deposto un cuscino di rose inviato dal Presidente della Repubblica e una corona di alloro a cura dell’Amministrazione Comunale. Sono stati letti i nomi delle Vittime e lanciate rose in mare.
La cerimonia si è conclusa con la consegna, da parte dei parenti delle Vittime, di un mazzo di rose alla squadra di rugby “Lions Amaranto”, che gli atleti, in occasione della trasferta in Sardegna, lanceranno nelle acque del porto di Olbia.
Il discorso del sindaco Luca Salvetti: “12 785 giorni da quel 10 aprile 1991, quante volte abbiamo parlato del Moby prince, un’infinità di parole spese con voglia, fiducia e passione.
Abbiamo messo insieme quello che ieri mattina ragionando sul trentacinquesimo anniversario mi è venuto da definire il vocabolario di una tragedia
La prima parola è dolore. Il dolore che non si placa che attanaglia il cuore e la mente di tutti noi e che non ha mai lasciato per un attimo i familiari e le città che hanno perso un proprio cittadino
La seconda parola è mancanza, la mancanza di tante persone che non ci sono più, che hanno lottato intorno alla vicenda e si sono consumate intorno ad essa. Quest’anno la mancanza naturalmente rimanda a Loris Rispoli che ci ha lasciati.
Un’altra parola di questo vocabolario è impotenza, si sta facendo strada dentro la mia mente, racconta di una sensazione e di un sentimento di incapacità di smuovere le cose e dare un contributo concreto che va al di là delle formalità.
C’è poi la parola strage, nei primi dieci anni è stata quasi un tabù, poi pian piano, con forza, tutti hanno trovato il coraggio di usarla e guardate non è banale e superficiale, si tratta del cambio di un paradigma che avrebbe dovuto scuotere il mondo che ruota intorno all’inchiesta sul Moby.
In conclusione, due parole che volutamente fino ad ora non ho usato: giustizia e verità. Due parole abusate per 35 anni che sono diventate il cardine di un leit motiv che arriva persino a dare fastidio, per il semplice motivo che quella verità e quella giustizia diventano parole sempre più consunte e sbiadite.
Chiudo con il termine rassegnazione, quello che rifuggo con più forza: questa città non si è mai rassegnata a niente e se io sono chiamato a rappresentarla pro tempore, sono anche chiamato a confermare con forza che qui a Livorno e qui tra noi di rassegnazione non vogliamo sentire parlare, e nel vocabolario della tragedia questo termine non trova e non troverà spazio”.
LE FOTOGALLERY SU FACEBOOK
