L’appello di Arci e Legambiente Contro il Nucleare per la Transizione energetica Green
Livorno 20 giugno 2026 L’appello di Arci e Legambiente Contro il Nucleare per la Transizione energetica Green
Appello del circolo Legambiente Livorno “Luigi De Majo” e del comitato territoriale Arci di Livorno
Siamo molto preoccupati della decisione del governo italiano di riproporre l’installazione di centrali nucleari in Italia e del ritardo con cui si procede alla transizione energetica green che l’UE e soprattutto la grave crisi climatica richiedono.
Vogliamo aprire un confronto con i cittadini, le forze politiche e sociali su questo tema così importante per il futuro della nostra società, per questo sottoponiamo all’attenzione di tutti una nostra prima riflessione in merito, su cui invitiamo ad aprire una discussione.
Dopo l’estate intendiamo organizzare delle iniziative per coinvolgere i cittadini, le associazioni, i sindacati, le forze politiche e le amministrazioni locali, per mobilitarsi e manifestare la disapprovazione per la scelta nucleare del governo e per proporre in alternativa una transizione energetica basata sulle fonti rinnovabili, il risparmio e l’efficienza energetica. Pensiamo infatti che questo sia l’unico modo efficace per contrastare la crisi globale e costruire un sistema di vita equo e sostenibile dagli umani e dalla Natura e per rilanciare anche a livello locale la transizione green con importanti vantaggi ambientali, economici e occupazionali.
Ecco alcune nostre valutazioni sul tema:
- ITALIA NUCLEARE: quasi quarant’anni dopo il primo referendum sul nucleare, la Camera ha approvato il disegno di legge del governo per la reintroduzione del nucleare in Italia. Il provvedimento dovrà ora avere il via libera al Senato. La maggioranza ha promesso di voler concludere l’iter entro l’estate. Entro la fine del 2026 dovrebbero arrivare i decreti attuativi per la realizzazione del nucleare in Italia.
Nei successivi provvedimenti dovrà essere indicato tutto, dal piano nazionale per la produzione di energia nucleare, all’individuazione dei siti dove dovrebbero sorgere le centrali, la strategia per la ricerca sulle nuove tecnologie, la localizzazione dei luoghi di stoccaggio delle scorie nucleari prodotte.
- AUTONOMIA ENERGETICA: l’argomento che va per la maggiore è la necessità del nucleare per raggiungere l’autonomia energetica nazionale. Si vuol dire che siccome l’Italia oggi importa risorse energetiche con il nucleare sarebbe autonoma.
Ma l’Italia non ha uranio: lo importeremmo da Niger, Kazakistan, Canada, Australia. E la filiera mondiale dell’arricchimento è dominata da Rosatom, che controlla il 46% della capacità globale: nel 2024, in piena guerra in Ucraina, l’Unione Europea ha importato dalla Russia il 23% del suo uranio arricchito.
Parlare oggi di “nucleare per l’autonomia nazionale” significherebbe dipendere da Vladimir Putin per accendere le luci di casa. E’ una tecnologia non matura e con costi alti.
- COSTI A CONFRONTO: il rapporto Lazard 2025 colloca il fotovoltaico industriale a 38-78 €/MWh (3.8-7.8 cent€/KWh), l’eolico a 37-86 €/MWh (3.7-8.6 cent€/KWh), il nucleare di nuova costruzione a 180 €/MWh (18 cent€/KWh). Dal 2009 a oggi il fotovoltaico è crollato dell’84%, l’eolico del 55%, mentre il nucleare è salito del 47%: due tecnologie che corrono in direzioni opposte.
Sui costi infrastrutturali la storia recente è impietosa: in Francia Flamanville 3 doveva costare 3,3 miliardi ed entrare in servizio nel 2012, ne è costati 23,7 ed è stato connesso a dicembre 2024 con dodici anni di ritardo. La Corte dei Conti francese, a gennaio 2025, ha certificato che la sua redditività è “mediocre”: per ripagarlo, il MWh dovrebbe costare tra 138 e 199 euro. Gli EPR2 annunciati da Macron sono già passati da 51,7 a 67,4 miliardi prima ancora di partire. Solo il “Grand Carénage” per il vecchio parco vale 55 miliardi, più del Pnrr italiano per la transizione. Questi sono i numeri dei magistrati contabili dello Stato francese.
Considerando fattori come i costi complessivi della costruzione, del funzionamento d’impianto, gli oneri finanziari dell’ammortamento del capitale investito, i costi operativi per la durata della vita produttiva, il combustibile e la manutenzione, la spesa di generazione dell’elettricità prodotta da nuove centrali nucleari in Europa sarebbe di 170 $/MWh, contro quella generata dal fotovoltaico pari a 50 $/MWh (3,4 volte inferiore), quella dell’eolico onshore di 60 $/MWh (2,8 volte inferiore) e quella dell’eolico offshore pari a 70 $/MWh1.
- BOLLETTA ITALIA PIU’ CARA:
l’Italia paga l’elettricità più cara della media europea e in particolare della Spagna, perché il suo sistema elettrico dipende maggiormente dal gas naturale e ha meno fonti di energia a basso costo disponibili. Secondo l’analisi di Ember, in Italia il gas continua a determinare il prezzo dell’elettricità in circa il 75% delle ore, mentre in Spagna la quota è scesa intorno al 9% nel 2026 grazie alla forte crescita di solare ed eolico.
Il nucleare, visti gli alti costi di produzione, non risolverebbe il problema italiano dell’alto costo in bolletta. Secondo la Banca d’Italia il nucleare “potrebbe però contestualmente aumentare le importazioni di tecnologia e di materie prime necessarie alla realizzazione degli impianti” e “il contributo che la reintroduzione del nucleare potrà fornire alla riduzione dei costi, alla sicurezza e all’indipendenza energetica del Paese è soggetto a margini di incertezza”.
- OCCUPAZIONE:
Secondo il World Energy Transitions Outlook 2023 entro il 2050 solo una forbice tra i 36 e i 19 milioni di persone continuerà a lavorare nel settore dell’energia tradizionale (fossile e nucleare), mentre la transizione energetica creerà 40 milioni di posti di lavoro aggiuntivi (140 milioni in totale), dei quali 18 milioni in più a livello globale solo nel settore delle energie rinnovabili.
Venendo in maniera più specifica ai posti di lavoro nel settore energetico, questi potrebbero raggiungere i 134 milioni nel 2030 nello Scenario 1,5°C, rispetto ai 67 milioni attuali. La sostanziale perdita (circa 12 milioni) nel settore dell’energia convenzionale (combustibili fossili e nucleare) verrebbe compensata dai guadagni nelle energie rinnovabili (circa 11 milioni) e in altri settori legati alla transizione energetica (efficienza energetica, reti elettriche e flessibilità, infrastrutture di ricarica dei veicoli e idrogeno, con circa 34 milioni).
L’occupazione nel settore delle energie rinnovabili aumenterebbe dagli attuali 14 milioni circa a 30 milioni. Sebbene entro il 2050 si preveda che i posti di lavoro nelle Fer triplichino, questi non sono distribuiti in modo omogeneo tra le varie parti del mondo. Secondo le previsioni, entro il 2050 il 55% degli occupati nel settore delle rinnovabili sarà in Asia, seguita dall’Europa con il 14% e dalle Americhe con il 13%. Solo il 9% dei posti di lavoro sarebbe nell’Africa subsahariana
(https://www.qualenergia.it/articoli/transizione-energetica-40-milioni-posti-di-lavoro-entro-2050/ )
- INQUINAMENTO RADIOATTIVO: plutonio e altro (generazioni future)
SCORIE: il plutonio-239 ha un’emivita di 24.000 anni; Onkalo, l’unico deposito geologico al mondo in fase avanzata, è progettato per 100.000 anni. Più della storia documentata dell’Homo sapiens. Stiamo discutendo di firmare contratti che vincolano generazioni che fra decine di migliaia di anni parleranno persino lingue sconosciute. E in Italia non abbiamo ancora deciso dove mettere le scorie che già abbiamo. Non possiamo assumere impegni che vincolino chi non può parlare. Le generazioni future non possono votare contro di noi. Tocca a noi non renderle ostaggi.
- NUCLEARE CIVILE E MILITARE: qualsiasi Paese abbia accesso al nucleare civile ha la capacità di sviluppare il nucleare militare, ed entrambi sono da sempre interconnessi: basti pensare che i primi reattori nucleari della storia sono stati costruiti proprio per costruire bombe atomiche e per la propulsione delle navi militari. Ancora oggi nucleare civile e militare condividono conoscenze, personale specializzato e fabbriche di componenti: si può dire che uno non esisterebbe senza l’altro ed è per questo che vogliamo che entrambi scompaiano.
Energia nucleare e ordigni atomici rappresentano una minaccia per l’incolumità dell’umanità e del pianeta: l’unica soluzione è fermare l’espansione del nucleare, chiudere le centrali esistenti e rivolgere i nostri sforzi verso energie rinnovabili, sicure e pulite.
- ALTERNATIVE: l’autonomia energetica seria si costruisce puntando sulla transizione energetica verso le energie rinnovabili, il risparmio e l’efficienza energetica, potenziando la rete elettrica e gli accumuli, rispettando gli obbiettivi UE in ogni stato:
- entro il 2030 l’UE deve ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990, avviando saldamente l’economia verso un percorso neutro in termini di emissioni di carbonio,
- entro il 2040 le emissioni dovrebbero calare del 90%,
- entro il 2050 le emissioni residue devono essere compensate, mediante l’assorbimento del carbonio, affinché le emissioni nel loro complesso si attestino a zero,
- REPowerEU: per assicurare sicurezza ed indipendenza energetica all’Europa, affrancando i consumi europei dai combustibili fossili, con una rete continentale in cui quando in Italia non c’è sole c’è però vento sul Mare del Nord.
Si deve pensare a come l’Europa possa diventare autonoma e a quale debba essere il ruolo dell’Italia in questa autonomia, per la quale cominciare oggi a costruire centrali tradizionali o nucleari sarebbe senza senso. Questa è la differenza tra essere ostaggi ed essere europei.
La crisi globale in cui siamo immersi, caratterizzata da guerre per il controllo delle risorse, da ingiustizia crescente, con arricchimento di una parte del mondo a spese di un’altra parte che soffre e si impoverisce sempre più, dalla crisi climatica e ambientale che accelera con gravi rischi per tutta l’umanità, può essere vinta solo con un cambiamento radicale del modo di produrre e consumare e ristabilendo regole globali e garanzie per tutti.



