Cronaca 2 Luglio 2026

Sottomarini da guerra nel nostro porto? Ferma opposizione anche durante l’incontro con il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale

Livorno 2 luglio 2026  Sottomarini da guerra nel nostro porto? Ferma opposizione anche durante l’incontro con il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale

Porto di Livorno, Potere al Popolo, Attac e USB: “No ai test dei sottomarini militari”

Nuova presa di posizione contro l’ipotesi che il porto di Livorno possa ospitare attività legate all’industria bellica. Una delegazione composta da rappresentanti di Potere al Popolo, USB Livorno, Attac Livorno e dei collettivi che da anni si oppongono alla militarizzazione dello scalo ha incontrato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Davide Gariglio, e il dirigente del Demanio portuale, Marilli.

L’incontro, spiegano i promotori dell’iniziativa, era stato richiesto in occasione della recente manifestazione di protesta organizzata davanti a Palazzo Rosciano e ha rappresentato un nuovo momento di confronto sul futuro degli spazi portuali.

Al centro della discussione, la possibilità che la società Drass possa ottenere in concessione aree del porto per effettuare i test dei sottomarini militari destinati al governo indonesiano.

Secondo le organizzazioni intervenute, questa prospettiva rappresenterebbe un ulteriore passo verso la militarizzazione dello scalo livornese.

“Abbiamo nuovamente espresso la nostra forte opposizione rispetto alla possibilità che l’azienda Drass, che dovrà produrre sottomarini da guerra per il governo indonesiano, possa ricevere in concessione spazi del nostro porto per i test di questi sottomarini”, si legge nella nota diffusa al termine dell’incontro.

Le associazioni evidenziano inoltre la preoccupazione legata alla durata delle future concessioni demaniali.

“Le concessioni per gli spazi che si stanno liberando in porto verranno rilasciate per periodi che raggiungono anche i dieci anni, motivo di ulteriore preoccupazione qualora aziende impegnate nella filiera bellica dovessero appropriarsene, rendendo di fatto il nostro porto luogo di produzione e test di mezzi destinati alla guerra.”

Nel documento vengono richiamate motivazioni di carattere etico e politico, ma anche economico e occupazionale.

Secondo i firmatari, infatti, le attività civili garantirebbero ricadute occupazionali superiori rispetto a quelle dell’industria militare. Vengono inoltre evidenziate possibili criticità sotto il profilo della sicurezza dei lavoratori portuali.

Pur in attesa delle decisioni che saranno assunte dall’Autorità di Sistema Portuale e dei futuri bandi per l’assegnazione degli spazi disponibili, Potere al Popolo, USB Livorno e Attac annunciano l’intenzione di proseguire la mobilitazione.

“Al netto di quali saranno le decisioni dell’Autorità e i bandi di assegnazione che usciranno siamo pronti a dare battaglia come tante altre volte”, affermano i promotori, ricordando le iniziative già organizzate negli ultimi anni contro il transito di materiale destinato ai conflitti armati.

Nel comunicato viene citato anche l’episodio della protesta dello scorso settembre al Molo Italia, quando i manifestanti contestarono il transito dei bulldozer Caterpillar destinati a Israele, ribadendo la convinzione che “la guerra non è fatta solo di bombe e proiettili, ma anche e soprattutto di logistica, mezzi di trasporto e demolizione”.

La presa di posizione conferma quindi la volontà delle organizzazioni firmatarie di continuare a vigilare sulle future scelte relative allo sviluppo del porto di Livorno, mantenendo alta l’attenzione su ogni progetto che, a loro giudizio, possa rafforzarne il ruolo nella filiera dell’industria militare.

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