Cronaca 23 Settembre 2026

Tentato omicidio a Livorno, arrestato un 30enne: aggredì un 42enne dopo il rifiuto di vendergli una birra

Livorno 23 settembre 2026

La Polizia di Stato ha arrestato un trentenne ritenuto presunto responsabile del tentato omicidio di un 42enne, aggredito nella notte tra domenica 13 e lunedì 14 settembre a Livorno.

L’arresto è avvenuto venerdì 18 settembre, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Livorno su richiesta della Procura.

Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, l’aggressione è avvenuta all’uscita del negozio nel quale lavorava la vittima. L’uomo è stato trovato a terra, in gravissime condizioni, sanguinante alla testa e alla gamba destra.

L’aggressione dopo il rifiuto di una birra

Le indagini, coordinate dalla Procura di Livorno, hanno permesso agli investigatori di identificare in tempi rapidi il presunto autore dell’aggressione.

La vittima, una volta uscita dallo stato di shock e superata la fase di pericolo di vita, ha raccontato agli investigatori cosa sarebbe accaduto.

Secondo la ricostruzione, il 30enne, già sotto l’effetto di sostanze alcoliche, avrebbe chiesto al lavoratore di vendergli una bottiglia di birra. Al suo rifiuto, avrebbe infranto una bottiglia di vetro e atteso la chiusura del negozio.

A quel punto, secondo quanto ricostruito dalla Polizia, avrebbe aggredito il 42enne colpendolo violentemente alla testa. Dopo averlo fatto cadere a terra, lo avrebbe colpito alla tempia sinistra con un oggetto appuntito e poi avrebbe sferrato una coltellata alla gamba destra.

Il fendente sarebbe stato così violento da provocare la frattura della tibia e del perone.

Le immagini dei residenti decisive per le indagini

A fornire un contributo importante alle indagini sono state anche alcune persone che abitano nei palazzi vicini al luogo dell’aggressione.

Attirati dai rumori di vetri infranti provenienti dalla strada, alcuni condomini hanno utilizzato i propri telefoni cellulari per riprendere quanto stava accadendo nei momenti successivi all’aggressione.

Nei video gli investigatori hanno individuato un uomo che si allontanava dal corpo della vittima, rimasta inerme a terra.

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno quindi incrociato queste immagini con quelle della videosorveglianza cittadina. Sebbene non vi fossero telecamere puntate direttamente sul luogo dell’aggressione, l’analisi dettagliata dei filmati ha consentito di ricostruire gli spostamenti del presunto aggressore.

Il tatuaggio permette di dare un nome al volto

Un elemento si è rivelato particolarmente utile: il particolare abbigliamento della vittima, una t-shirt a righe verdi e bianche, ha permesso agli investigatori di seguirne i movimenti attraverso le telecamere.

La videosorveglianza ha consentito inoltre di individuare le caratteristiche fisiche del presunto aggressore, riconoscibile anche per un vistoso tatuaggio.

Dalle immagini è emerso anche un particolare comportamento: dopo essersi inizialmente allontanato dal luogo dell’aggressione, l’uomo sarebbe tornato sui propri passi.

Successivamente si sarebbe allontanato definitivamente in direzione della stazione.

Gli elementi raccolti hanno permesso agli investigatori di risalire all’identità del 30enne, che è stato formalmente riconosciuto anche dalla vittima.

Torna sulla scena e minaccia ancora la vittima

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia, il comportamento dell’indagato non si sarebbe concluso con l’aggressione.

Dopo essere tornato sul luogo del fatto, infatti, avrebbe inveito contro il 42enne e lo avrebbe nuovamente minacciato di morte, nonostante fosse ancora a terra e privo di forze.

La gravità delle condotte contestate emerge anche dall’ordinanza del Gip. Il giudice, richiamando gli elementi raccolti dagli investigatori, parla di «atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte» della vittima.

L’evento non si è verificato grazie al tempestivo intervento dei soccorritori e alle successive cure sanitarie.

Nell’abitazione trovati i vestiti e un coltello

Venerdì 18 settembre gli investigatori hanno rintracciato il 30enne e lo hanno arrestato.

Durante la perquisizione nella sua abitazione, la Polizia ha trovato gli abiti che, secondo gli investigatori, il 30enne avrebbe indossato al momento dell’aggressione.

È stato inoltre sequestrato un coltello con una lama lunga 51,5 centimetri. Secondo la Polizia, l’arma è compatibile con quella utilizzata per colpire la vittima alla gamba, provocandole la frattura di tibia e perone.

Il trentenne è stato quindi condotto in carcere in esecuzione della misura cautelare disposta dal Gip.

L’arresto e la contestazione del tentato omicidio si inseriscono nell’ambito della fase cautelare del procedimento: la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata con sentenza definitiva.