Piombino: Camping Cig incredulo per la revoca dello sciopero. Le sue motivazioni
Piombino (Livorno) 2 novembre 2026
La revoca dello sciopero del 3 novembre proclamato da Fim, Fiom e Uilm per il futuro dello stabilimento siderurgico di Piombino e dell’occupazione continua a suscitare reazioni. Tra queste quella del Coordinamento Art.1-Camping CIG, che contesta duramente la decisione dei sindacati e chiede un cambio di strategia nella gestione della vertenza. Nel documento, diffuso il 1° novembre, il Coordinamento interviene anche in vista dell’incontro del 5 novembre al Mimit, indicando le proprie proposte per il futuro della fabbrica: dalla nazionalizzazione dello stabilimento al rilancio della produzione di rotaie, fino alla necessità di un Piano nazionale della siderurgia. Di seguito pubblichiamo integralmente la lettera.
“Incredibilmente, lo sciopero del 3 novembre per il futuro dell’acciaio e della città è stato revocato da Fim Fiom e Uilm. I tre sindacati lo avevano annunciato il 27 ottobre al Centro Giovani, quale inizio di una mobilitazione indispensabile e crescente, contro il disimpegno di Metinvest ormai all’orizzonte: ulteriore prova che le multinazionali fanno il loro gioco, incuranti dei lavoratori e delle popolazioni, con la complicità del governo, il quale balbetta sul futuro della siderurgia italiana, ma tira dritto sull’economia di guerra e nella repressione di studenti e operai che scioperano e manifestano.
Al Camping Cig, la revoca dello sciopero del 3 appare come un gesto irresponsabile, che confonde e demotiva i lavoratori, peraltro presenti il 27 in meno di 100 su 1300 in forza a Jsw. La revoca è un atto di rassegnazione, per tirare ancora a campare; un segnale disastroso che la democrazia sindacale viene umiliata e tutto si gioca in seno ai vertici dei sindacati: bisogna che questi dirigenti sindacali si dimettano per cambiare finalmente strada. Inoltre, sempre a proposito di democrazia sindacale, in prima fila deve essere la Rsu a gestire la vertenza, senza escludere nessuna rappresentanza eletta dai lavoratori, come succede invece a danno dell’Usb.
Nell’incontro del 5 novembre al Mimit è indispensabile rivendicare che Jsw sia cacciata per nazionalizzare l’intera fabbrica e rilanciare la produzione di rotaie nell’unico impianto che le fabbrica in Italia, rifatto da zero lontano dall’abitato; siano previsti uscite volontarie incentivate e prepensionamenti, misure oggi purtroppo assolutamente prioritarie; sia varato finalmente dal governo il Piano nazionale della siderurgia, il quale preveda sinergie con Taranto e non solo.
Anche i lavoratori devono assumersi le proprie responsabilità, partecipando alle assemblee e agli scioperi, sollecitando innanzi tutto la Rsu a costruire mobilitazioni forti e continuative; altrimenti finiranno per essere complici del loro stesso imminente licenziamento. Senza dimenticare la necessità di lottare senza tregua a livello locale e generale contro il carovita.
Acciaio sì, ma non per le armi”.
