Liceo Cecioni occupato, gli studenti spiegano le ragioni della protesta: «Vogliamo una scuola migliore»
Livorno 2 novembre 2026
Dall’edilizia scolastica al sostegno psicologico, passando per i trasporti e la contrarietà ai percorsi con le forze armate: presentato un documento con 18 richieste rivolte a scuola, Provincia, Regione e Governo
«Non siamo una generazione isolata dal resto del Paese, né ragazzi che protestano soltanto per evitare qualche giorno di lezione». È uno dei passaggi del lungo documento diffuso dagli studenti che hanno occupato il Liceo Cecioni, nel quale vengono illustrate le ragioni della mobilitazione, le criticità riscontrate nella scuola e le richieste rivolte alle istituzioni.
Un documento articolato, nel quale la protesta viene presentata non soltanto come una contestazione delle condizioni dell’istituto, ma come una presa di posizione più ampia sulle politiche scolastiche, sul futuro dei giovani, sulla precarietà lavorativa, sul costo della vita e sulle risorse destinate ai servizi pubblici.
Tra le questioni più vicine alla quotidianità degli studenti c’è naturalmente quella dell’edilizia scolastica. Nel testo viene evidenziato che il fondo destinato quest’anno alla manutenzione del Cecioni ammonta a 36mila euro, a fronte di una popolazione scolastica di circa 2.050 studenti. Una cifra che, secondo i promotori dell’occupazione, consentirebbe soltanto interventi emergenziali, senza affrontare le problematiche strutturali dell’edificio.
Gli studenti denunciano ambienti inadeguati, classi allagate, strutture malmesse, laboratori ritenuti non a norma, bagni insufficienti e condizioni climatiche difficili da sopportare sia durante l’inverno sia nei mesi più caldi. Viene inoltre sollevata la questione della sicurezza, con la richiesta di verificare e aggiornare i piani di evacuazione, anche in relazione all’accessibilità dei percorsi per le persone in carrozzina.
Non mancano le contestazioni sul funzionamento della vita scolastica: gli occupanti chiedono maggiore attenzione al benessere psicologico degli studenti, spazi adeguati per la ricreazione e un’organizzazione che tenga maggiormente conto delle loro esigenze. Tra le criticità viene citata anche l’assenza, quest’anno, della possibilità di acquistare alimenti all’interno dell’istituto.
Un altro capitolo riguarda l’inclusione e il sostegno agli studenti con disabilità. Nel documento viene richiamata la riduzione delle ore settimanali di assistenza educativa nelle scuole superiori di Livorno, passate, secondo quanto riportato, da 150 a 69 all’inizio del 2025. Gli studenti chiedono quindi un servizio garantito fin dal primo giorno di scuola e risorse stabili, evitando che l’assistenza dipenda da interventi finanziari di emergenza.
Tra le rivendicazioni figura anche l’istituzione di uno sportello psicologico gratuito, in presenza e attivo per tutto l’anno, accessibile a tutti gli studenti senza la necessità di un’autorizzazione preventiva dei genitori.
La contrarietà al progetto con la Folgore
Una parte significativa del documento è dedicata alla contrarietà alla presenza delle forze armate nei percorsi scolastici. Gli studenti contestano in particolare la proposta di un progetto di Formazione Scuola Lavoro con la Folgore, ritenendo che la scuola non debba diventare uno strumento di promozione delle carriere militari o di normalizzazione della guerra.
La richiesta è che qualsiasi attività con il coinvolgimento delle forze armate o delle forze dell’ordine sia preventivamente sottoposta a una delibera pubblica del Consiglio d’istituto, discussa in assemblea e accompagnata dalla possibilità per gli studenti di non partecipare. Viene inoltre chiesto di escludere i percorsi di formazione scuola-lavoro nelle aziende del settore bellico.
Via Goito e le questioni ambientali
Nel documento trova spazio anche la vicenda dell’area verde di via Goito, indicata dagli studenti come esempio delle contraddizioni nelle politiche ambientali cittadine. Gli occupanti contestano la vendita all’asta dei sei ettari di bosco e orti, curati dalla cittadinanza per anni, ritenendo che la loro eventuale trasformazione edilizia rappresenti una perdita irreversibile per il patrimonio ambientale e per la qualità della vita della città.
La questione viene inserita in una critica più generale al consumo di suolo e alla gestione delle risorse pubbliche, con la richiesta di scelte politiche maggiormente orientate alla tutela ambientale.
Il futuro dei giovani e il carovita
La protesta, tuttavia, supera i confini dell’istituto. Gli studenti collegano le difficoltà della scuola alla situazione economica e sociale del Paese: affitti elevati, difficoltà di accesso all’università, stipendi insufficienti, contratti precari e scarse prospettive di indipendenza economica.
Nel documento viene inoltre richiamata la manifestazione del 30 ottobre a Livorno, alla quale, secondo le stime degli organizzatori riportate dagli studenti, avrebbero partecipato tra 15mila e 20mila persone. Una mobilitazione contro il carovita, alla quale hanno preso parte lavoratori, studenti, pensionati e cittadini.
Gli occupanti sostengono che le problematiche della scuola non possano essere separate da quelle che riguardano il resto della società e chiedono un diverso ordine di priorità nella distribuzione delle risorse pubbliche, con maggiori investimenti nell’istruzione, nella sanità, nella casa e nella tutela ambientale.
Le 18 richieste alle istituzioni
La parte conclusiva del documento contiene un elenco di 18 richieste, ciascuna con un destinatario preciso.
Al Liceo Cecioni e alla Provincia di Livorno vengono chiesti un’assemblea pubblica per illustrare gli atti relativi ai lavori nell’istituto, l’aggiornamento del piano di evacuazione, l’istituzione dello sportello psicologico, una soluzione condivisa per la ricreazione e maggiori garanzie sulla gestione dei controlli all’interno della scuola. Gli studenti chiedono inoltre la pubblicazione annuale dei dati relativi a cattedre scoperte, personale mancante, classi sovraffollate e ore di sostegno.
Alla Regione Toscana viene chiesto un abbonamento ai trasporti gratuito o a prezzo accessibile per tutti gli studenti delle scuole superiori a partire dall’anno scolastico 2027/28 e la garanzia dell’assistenza agli alunni con disabilità fin dal primo giorno di lezione.
Al Governo e al Parlamento sono invece rivolte richieste di carattere nazionale: portare la spesa per l’istruzione almeno al livello della media europea, revocare i tagli al personale scolastico, introdurre classi con un massimo di venti alunni e istituire uno psicologo scolastico in presenza in ogni istituto.
Tra gli altri punti figurano l’abrogazione della bocciatura per il cinque in condotta e del limite del 30% di studenti stranieri per classe, lo stop all’incremento della spesa militare verso il 5%, il riconoscimento dello Stato di Palestina, la revoca delle licenze di esportazione di armi verso Israele ancora attive, la revisione delle norme sulla protesta e l’introduzione dell’educazione sessuoaffettiva come materia ordinaria.
Gli studenti chiedono che le prime risposte, quelle relative alle questioni più immediate, arrivino entro 48 ore. Al termine dell’occupazione il documento sarà consegnato ai destinatari istituzionali, con la firma dell’assemblea, mentre il verbale sarà reso pubblico. Le questioni rimaste aperte, spiegano, diventeranno mozioni da sottoporre al Consiglio d’istituto e alla Consulta provinciale.
«L’occupazione non è una vacanza»
Gli studenti dedicano infine una parte del documento alle modalità di gestione dell’occupazione, precisando che la mobilitazione è stata preparata nel corso di diverse settimane attraverso discussioni e un’organizzazione condivisa.
La gestione è affidata all’assemblea studentesca e a un servizio d’ordine con compiti organizzativi e di prevenzione. Sono previsti presidi agli accessi, attenzione alle vie di emergenza, turni per la pulizia e la cura degli ambienti, oltre ad attività culturali, formative e di discussione.
«L’occupazione non è una vacanza e non è una sospensione del nostro interesse per la scuola», scrivono, spiegando di voler trasformare la protesta in un’occasione di partecipazione e responsabilità collettiva.
Il messaggio conclusivo è rivolto alle istituzioni, ma anche alla città: gli studenti chiedono che la loro iniziativa non venga giudicata soltanto per i giorni di lezione persi, ma soprattutto per le motivazioni che l’hanno determinata. «Non vogliamo che la nostra protesta venga ricordata soltanto per i giorni di lezione persi – si legge nel documento –. Vogliamo che si parli del perché abbiamo deciso di occupare».
