Politica 4 Novembre 2026

PD LIvorno: attacchi hacker ai supermercati, la sicurezza informatica è una questione di difesa economica

Livorno 4 novembre 2026 PD LIvorno: attacchi hacker ai supermercati, la sicurezza informatica è una questione di difesa economica

 

 

PD LIvorno: attacchi hacker ai supermercati

Foto generata con AI

Simone Aprea, responsabile innovazione della Federazione PD Livorno, richiama l’attenzione sugli attacchi informatici che hanno colpito i sistemi di refrigerazione di diversi supermercati italiani ed europei. «Anche Livorno deve farsi trovare pronta», scrive, perché la sicurezza digitale riguarda ormai da vicino la sicurezza economica del territorio.

Non parliamo più soltanto di furti di dati, computer bloccati o servizi online temporaneamente indisponibili. In questi casi gli attacchi hanno compromesso sistemi che regolano gli impianti frigoriferi, con conseguenze sulla conservazione degli alimenti e perdite economiche per le attività coinvolte.

L’episodio dovrebbe farci riflettere sulle possibili ripercussioni per l’intera filiera. Dietro un supermercato ci sono produttori, aziende di trasformazione, trasportatori, operatori logistici, distributori e fornitori di servizi. Quando un anello si interrompe, le conseguenze possono ricadere anche su chi non ha subito direttamente l’attacco.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto la sicurezza informatica. Riguarda anche la capacità delle imprese di continuare a lavorare, garantire servizi e tutelare la propria attività economica.

Regole e difficoltà delle imprese

«Le regole esistono, ma tra ciò che viene richiesto sulla carta e ciò che viene concretamente realizzato nelle aziende esiste ancora una distanza significativa», osserva Aprea.

Negli ultimi anni il quadro normativo europeo e nazionale si è rafforzato, anche attraverso la direttiva NIS2. Eppure persistono vulnerabilità legate a sistemi obsoleti, apparati esposti su Internet, accessi remoti non adeguatamente protetti e controlli insufficienti sui fornitori.

«Sarebbe facile attribuire tutta la responsabilità alle imprese. Ma sarebbe anche un modo troppo semplice per affrontare un problema complesso», scrive Aprea.

Molte piccole e medie imprese gestiscono tecnologie sempre più complesse senza personale specializzato, risorse economiche sufficienti o competenze interne per valutare adeguatamente i rischi. Spesso, inoltre, affidano a fornitori esterni la gestione degli impianti e dei sistemi tecnologici. In questi casi diventa difficile capire dove inizino e finiscano le responsabilità di ciascuno.

«Questo non significa giustificare la mancata adozione delle misure di sicurezza. Significa comprendere le ragioni di un ritardo per poterlo affrontare concretamente.»

Un confronto per Livorno

Per Aprea, «è qui che deve entrare in gioco la politica». Non basta chiedere alle imprese di essere più sicure: bisogna anche creare le condizioni perché possano diventarlo.

Livorno, con il suo porto, le attività logistiche, il commercio, le imprese manifatturiere e le realtà della distribuzione e dei servizi, è un territorio in cui la continuità delle attività economiche conta in modo particolare.

Aprea propone di aprire un confronto stabile tra istituzioni locali, Camera di commercio, associazioni di categoria, operatori economici e professionisti del settore. L’obiettivo sarebbe individuare le principali difficoltà delle imprese e costruire risposte concrete.

Si potrebbe partire da una ricognizione volontaria del livello di preparazione delle aziende, per capire quali vulnerabilità siano più diffuse e quali ostacoli impediscano di affrontarle. «Non un’ulteriore attività burocratica, ma uno strumento per orientare le iniziative pubbliche e private», precisa.

A questa ricognizione dovrebbe affiancarsi un programma territoriale di sensibilizzazione e formazione, rivolto soprattutto alle piccole e medie imprese. Il programma dovrebbe affrontare problemi concreti: la sicurezza degli impianti connessi, la gestione degli accessi dei fornitori, la protezione dei sistemi industriali e le procedure da seguire in caso di incidente.

Aprea propone anche di promuovere, attraverso gli strumenti regionali e nazionali già disponibili, forme di sostegno agli investimenti in sicurezza informatica. Le imprese più piccole potrebbero così accedere più facilmente a competenze specialistiche e interventi di prevenzione.

«Non servono necessariamente nuove strutture o nuovi adempimenti. Occorre innanzitutto mettere a sistema risorse, competenze e strumenti che già esistono, individuando obiettivi verificabili.»

La sicurezza informatica come difesa

Aprea invita infine ad ampliare il concetto di difesa. «Quando parliamo di difesa del Paese, il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente sugli armamenti e sugli strumenti militari. Ma oggi difendere un Paese significa anche proteggere le infrastrutture energetiche, le telecomunicazioni, i trasporti, i sistemi informatici e le filiere produttive.»

Un attacco che compromette la conservazione degli alimenti o interrompe un’attività logistica può trasformare rapidamente una vulnerabilità digitale in un problema economico e sociale.

Per questo, secondo Aprea, la sicurezza informatica va considerata anche una politica industriale e di sviluppo del territorio, non soltanto un obbligo normativo o una spesa tecnologica.

«La sfida non è scrivere nuove regole ogni volta che si verifica un incidente. È fare in modo che quelle già esistenti, insieme alle buone pratiche di sicurezza, trovino concreta applicazione anche nelle realtà produttive più piccole.»

La politica, conclude, «non deve sostituirsi alle imprese, ma contribuire a creare le condizioni perché la prevenzione diventi accessibile, sostenibile e parte integrante della loro attività». Perché proteggere le imprese significa proteggere il lavoro, l’economia e la capacità del territorio di affrontare le sfide dei prossimi anni.

 

PD LIvorno: attacchi hacker ai supermercati

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