Cronaca 5 Novembre 2026

Livorno, i portuali non caricano: la nave “delle armi” cambia rotta

Livorno 5 novembre 2026

La nave che avrebbe dovuto imbarcare a Livorno mezzi militari ha cambiato destinazione e non arriverà più nello scalo labronico. La notizia, arriva al termine di due giorni di mobilitazione e sciopero dei lavoratori portuali, contrari all’approdo dell’imbarcazione in assenza di chiarimenti sulla natura e sulla destinazione del carico.

A commentare il cambio di rotta è Giovanni Ceraolo, del sindacato Usb Livorno, che parla di una vittoria dei portuali e della città. Secondo il sindacalista, lavoratori e organizzazioni coinvolte nella protesta hanno deciso di mantenere la mobilitazione fino a quando non è arrivata la notizia che la nave non avrebbe più fatto scalo a Livorno.

Al centro della contestazione c’erano i mezzi militari che dovevano essere caricati sull’imbarcazione. Come ricostruisce Ceraolo, veniva sostenuto che si trattasse di mezzi che non sarebbero stati destinati a teatri di guerra e che avrebbero potuto essere addirittura dismessi. I lavoratori, insieme alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni, tra cui il sindaco, avevano chiesto chiarimenti e garanzie sulla loro effettiva destinazione. Risposte che, secondo quanto riferito da Ceraolo, non sarebbero arrivate.

«I lavoratori hanno deciso di tenere il punto, le organizzazioni Usb, Gruppo autonomo portuale e tutti gli altri hanno mantenuto il punto fino a che, notizia di questi minuti, la nave ha cambiato destinazione e non sbarcherà più a Livorno», afferma Ceraolo.

Per il sindacato, il risultato rappresenta un ulteriore passo verso l’obiettivo di impedire che il porto di Livorno, considerato uno scalo civile, venga utilizzato per traffici di armamenti destinati a finalità belliche. Ceraolo esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori che hanno partecipato alla mobilitazione e invita a proseguire su questa strada.

«La guerra produce caro vita, la guerra produce povertà, bassi salari. Opporsi a questi traffici di armi vuol dire anche ribadire un concetto chiaro: bisogna spendere i soldi per la sanità, per l’istruzione, per i salari e niente più di quello», conclude il rappresentante dell’Usb.

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