Politica 11 Maggio 2020

Decreto Rilancio, Molinari (IDV): “Spero che non sia come la bozza. Sarebbe una Vergogna”

Francesco Molinari senatore IDVPolitica, economia – Roma 11 maggio 2020 – Molinari (Italia dei Valori) :

“Attendo il testo definitivo del decreto “Rilancio”, mi auguro che non sia come la bozza. Sarebbe una Vergogna l’ennesimo covid spot”.

In attesa del testo definito, di quello che doveva essere il “Decreto Aprile “e che si chiamerà “Rilancio” scrive Francesco Molinari dell’Italia dei Valori, credo per vergogna hanno rinunciato a Maggio, diverse bozze sono girate in questi giorni.

Il testo che circola, fatto di oltre 400 pagine per oltre 230 articoli, è più corposo della peggiore Legge di Bilancio che abbia mai letto.

Tralascio molti aspetti che ritengo (spero di no, alla fine) deluderanno molti che in questo decreto speravano di trovare una qualche indicazione su un vero rilancio del Paese.

Molti degli articoli che ho letto credo che, almeno lo spero appunto, nella stesura definita cambieranno o spariranno.

Infatti il ritardo nella sua emanazione è anche dovuta alle normali “discussioni” fra i soggetti che compongono questo Governo e sia perché spero sempre, che migliori in ragione della interlocuzione che è ancora in atto con i vari “portatori di interessi” .

Mediazione degli “interessi” che è fra i compiti di un Governo in una democrazia.

Spero cambi o venga modificato, soprattutto, l’articolo 20

 

Credo che oltre a me sia auspicio di tutti continua Molinari, almeno di quelli che, in teoria, si dicono difensori della Costituzione che ci dice che la Nostra, è un Repubblica democratica Parlamentare.

Non vorrei che l’inaffabile Conte, con i suoi modi “cortesi” e che così tanto piacciono ai sondaggisti, dicono anche ai sondaggiati, nel prendersi altri sei mesi di poteri speciali, estendendo il periodo di emergenza fino al 31/1/2021 /(così art 20 bozza),

Ormai si ritrova così bene nel suo ruolo di “accentratore di poteri”, che non vi voglia più rinunciare; ma sempre per il bene degli italiani, naturalmente.

Credo, conclude l’esponete dell’Italia dei Valori sperando di non offendere la sensibilità degli intellettuali del Manifesto e/o del Fatto Quotidiano, che così ampi poteri e per così tanto tempo, siano un unicum nei paesi a tradizione democratica se lo lasciano e lo approvano così.