Cronaca 25 Agosto 2017

Anche il PD condivide le critiche di SI sulla raccolta dei rifiuti

“Le critiche sollevate da Sinistra Italiana ,  in una recente  nota inviata alla stampa,  riguardanti modalità di raccolta e trattamento dei rifiuti, sono anche da noi condivise.
E’ evidente, infatti, che l’attuale organizzazione della raccolta dei RSU, il porta a porta , preveda,  se così attuata, solo dei maggiori costi. Come è vero che il trattamento successivo alla raccolta, non esistendo impianti “in house”  predisposti dall’azienda, ma delegato ad aziende esterne, comporta ulteriori spese di conferimento.
Al momento l’unico e sicuro abbattimento dei costi, cercato dall’attuale direzione aziendale, è ottenuto grazie al subappalto della raccolta porta a porta (PAP) , scelta che comporta , come sappiamo, una riduzione di costi legata alle diverse condizioni contrattuali dei lavoratori e non certo ad un efficientamento del servizio.
Costi e spese che tornano poi a lievitare per il doppio sistema di raccolta dei “bidoni condominiali” e monofamiliari, poiché è necessario far girare nello stesso giorno due mezzi diversi con operatori diversi che fanno lo stesso percorso.
Che dire poi del multimateriale leggero (plastica, alluminio, acciaio, tetrapak )   affidato ad una  società  (la   AVR S.r.l. gruppo con interessi che vanno dai rifiuti, alle autostrade , all’edilizia)  il cui impianto di trattamento più vicino è a  Guidonia,  quindi a varie centinaia di  km  da Livorno?
Ci sembra una scelta la cui economicità nel lungo periodo è tutta da dimostrare, mentre la non convenienza ambientale (le emissioni inquinanti prodotte dai camion costretti a lunghe percorrenze) è già nei fatti.
Se la gestione  quindi è già pubblico-privata – con la parte pubblica che paga e la parte privata che guadagna –  perché continuare con l’idea dell’autosufficienza?
 Il riciclo è un’attività industriale e prima del riciclo avviene la selezione: servono grossi investimenti (nell’ordine dei milioni di euro) per fare un impianto di selezione , anche piccolo. Poi ci sono i costi di gestione, che sono altrettanto onerosi.
La Toscana ha già una piattaforma di selezione a Pontedera, altre piattaforme più piccole a Grosseto, Siena, Empoli  ed è in programma la realizzazione di un’altra piattaforma a Prato.
Occorre quindi  sfruttare le economie di scala e  fare rete, certamente arroccarsi e  impuntarsi sul rifiuto di Retiambiente non ci sembra quindi la strada migliore da seguire.
In uno scenario in continua evoluzione come quello toscano – un contesto regionale  che ha visto  nascere importanti maxifusioni – Livorno non potrà permettersi di essere la più cara della toscana e di fare sempre le scelte al contrario.
Peraltro il famigerato giardinetto al posto dell’inceneritore è totalmente confutato dai dati che arrivano e che vedono bruciare sempre più rifiuti nell’impianto del Picchianti, dato che il  vecchio e  malandato  -e tanto vituperato –  termovalorizzatore è l’unico a portare un po’ di soldi in cassa.
Forse  prendendo i rifiuti anche da fuori città.”
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