Home 13 Luglio 2017

Arpat fa chiarezza sulla raffineria

La comunicazione ufficiale arriva dopo una serie di esposti giunti all’Agenzia da parte dei cittadini sui cattivi odori nell’area Villaggio Emilio/Calambrone. A quando la centralina a Stagno?

Con un lungo e circostanziato documento, reso noto dalla stessa Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha fatto il punto sul cattivo odore che circonda spesso l’area della raffineria Eni e l’ambito portuale. Scorriamone i punti essenziali.

La premessa. “A seguito dell’incremento significativo di esposti per maleodoranze percepite dai cittadini nell’area di Calambrone-Tirrenia (Pisa) e Stagno (Collesalvetti, LI) l’Agenzia ha risposto ai cittadini spiegando le attività svolte e le competenze dei vari soggetti istituzionali coinvolti” e “Dall’estate del 2016 l’Ufficio relazioni con il pubblico di ARPAT ha registrato un incremento significativo di esposti da parte di cittadini residenti a Calambrone (Pisa) per maleodoranze che gli stessi ritengono provenire dall’area nord di Livorno, in particolare dall’area di Stagno nel Comune di Collesalvetti, nella quale ci sono molte attività industriali del settore petrolchimico”.

Le attività. “Si precisa che attualmente non esiste una normativa nazionale che stabilisca limiti alle emissioni odorigene e la Regione Toscana non ha deliberato in merito”. “Per la problematica delle emissioni odorigene in particolare, il Dipartimento ARPAT di Livorno, insieme ai Comuni di Livorno e Collesalvetti, ha programmato un Piano di Prevenzione Monitoraggio e Controllo delle emissioni odorigene dei Comuni di Livorno e Collesalvetti (Piano mirato) presentato in pubblica assemblea in data 28-10-2016″.

Le auto-verifiche delle aziende. “Un potenziale contributo all’effetto odorigeno percepito potrebbe essere fornito dalla presenza delle navi a banchina nell’area portuale inteso come emissione di fumi della combustione dei motori endotermici (sia motori per la propulsione che per gruppi elettrogeni) e le eventuali perdite diffuse nelle operazioni di carico/scarico di prodotti petroliferi da e verso le aziende interessate (lavorazione e/o deposito di prodotti petroliferi). Per quanto riguarda invece il controllo del rispetto di altre normative non prettamente ambientali da parte delle navi in porto (ad es. il tipo di combustibile/carburante usato in relazione al tenore di zolfo e ai tempi di permanenza a banchina), questo è di competenza della Capitaneria di Porto“. “Attraverso lo strumento del “Piano mirato”, è possibile fin da ora, relativamente ad alcune aziende, ma lo sarà maggiormente al suo completamento, determinare il contributo delle singole sorgenti sull’impatto olfattivo totale sul territorio e stabilire le priorità degli interventi di mitigazione delle emissioni odorigene delle aziende interessate.Infatti alcune aziende coinvolte hanno effettuato già le proprie indagini olfattometriche e stabilito alcune azioni di mitigazione che in parte sono già state realizzate e in parte dovranno essere implementate secondo un cronoprogramma proposto agli enti e istituzioni competenti“.

Per quanto riguarda la raffineria ENI, “l’azienda ha modificato delle sezioni del proprio impianto TAE “Trattamento Acque Effluenti” ritenuto fonte di emissione odorigena ma ARPAT, a seguito dei numerosi interventi realizzati riguardo all’efficacia degli stessi in relazione alle emissioni odorigene, non ha ritenuto ancora esaustivi gli interventi effettuati o proposti. A tale proposito, facendo riferimento allo studio presentato dalla società ENI nel dicembre 2016, attraverso il quale sono state individuate le sorgenti a maggiore potenziale olfattivo, l’Agenzia, ha fornito ulteriori indicazioni in merito alla mitigazione degli odori derivanti dalle vasche di arrivo effluenti e da alcune vasche di trattamento (flocculazione e flottazione)”. “ENI ha inoltre espresso la volontà di procedere all’abbattimento delle emissioni odorigene derivanti dai serbatoi individuati come principali sorgenti di odori (oli combustibili e RVC), condivisa da ARPAT”.

In attesa delle centraline. Un gruppo di “cittadini della zona di Calambrone riguarda la richiesta di una centralina di qualità dell’aria da installare a Calambrone”. “Con Deliberazione 1125/2016 del 15/11/2016, la Regione Toscana ha previsto che venga installata a Stagno una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria da parte di ENI con gestione dei dati da parte di ARPAT. La stazione è attualmente in fase di realizzazione”. (sono già trascorsi otto mesi, ndr).

Le segnalazioni dei cittadini. “Ricordiamo brevemente che i cittadini possono presentare esposti o segnalare problematiche ambientali con le varie modalità, indicate nella sezione del sito URP – Informazioni al pubblico.”A seguito di una segnalazione di maleodoranza da parte dei cittadini, il Dipartimento di Livorno si attiva innanzi tutto per determinare la fonte delle emissioni maleodoranti, sia con metodi di analisi in ufficio sia con sopralluoghi mirati sul territorio”. Ma, “Spesso, a causa della breve durata dei fenomeni e del lasso di tempo che intercorre tra la segnalazione e il sopralluogo, non sempre vengono percepiti dagli operatori i fenomeni maleodoranti denunciati”. E “Data la complessità e la molteplicità delle sorgenti coinvolte nel territorio a nord di Livorno l’individuazione di una fonte puntuale non è semplice. Per questo cerchiamo di aiutarci con le ricostruzioni, che necessitano di dati meteo affidabili, al fine di ottenere simulazioni plausibili e congruenti e di segnalazioni puntuali e precise; solo in questi casi è stato infatti possibile determinare la fonte emissiva”.

“La conoscenza degli impianti collocati sul territorio ed i controlli effettuati alle aziende a seguito delle segnalazioni ma soprattutto per la verifica delle autorizzazioni rilasciate dagli enti competenti, hanno permesso ad ARPAT di acquisire molte conoscenze e confermare il contributo diretto di alcune sorgenti all’inquinamento olfattivo sul territorio”.

Per questo le segnalazioni dei cittadini sono tenute in particolare considerazione dall’Agenzia, anche perché danno comunque forza alle richieste di provvedimenti avanzate da ARPAT evidenziando, nei confronti degli Enti a cui compete il procedimento autorizzativo, il disagio diffuso proveniente dalle attività produttive.”

Il documento dell’Arpat contiene anche molti dettagli interessanti sui procedimenti di autorizzazione e gli enti coinvolti.

 

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