Attualità 31 Agosto 2022

Attualità – Italiani più poveri, ceto medio in estinzione crolla al 25%

Livorno 31 agosto 2022 – Attualità – Italiani più poveri, ceto medio in estinzione crolla al 25%

“Si stima che si siano persi oltre 6,1 miliardi di reddito da lavoro dipendente nell’ultimo anno”

Il fenomeno dell’assistenzialismo italiano migliora le condizioni economiche delle famiglie più povere ma allo stesso tempo peggiora quello della classe media.

Questo è il dato che emerge da uno studio effettuato da Susini Group S.t.P., studio di Firenze leader nella consulenza del lavoro.

Grazie al Reddito di Cittadinanza, le famiglie più povere aumentano i loro redditi mentre quelle del ceto medio, a seguito delle misure di sostegno alla pandemia, li vedono diminuire.

Il reddito medio pro-capite pre-Covid dei lavoratori dipendenti era di euro 21.060,00. Nell’anno 2020, il medesimo reddito è sceso a euro 20.720,00 (meno 340,00 euro) e il 2021 non lascia presagire niente di buono.

Molti lavoratori che guadagnavano poco più della soglia minima per accedere al ceto medio, si sono ritrovati declassati.

Il risultato? La classe media, prima della pandemia, era rappresentata da oltre il 40% della popolazione, oggi, invece; raggiunge a malapena il 25% con un continuo andamento verso il ribasso e una famiglia su due fatica ad arrivare a fine mese.

 

Gli Italiani risultano essere più poveri e la distanza fra i due ceti sociali è andata ad assottigliarsi.

A peggiorare la situazione per del ceto medio, proprietari di immobili, è stato il calo dei prezzi delle case e, soprattutto, la pandemia ha limitato le ore lavorate e, quindi, il reddito prodotto.

A tutti coloro che hanno dovuto fare i conti con la cassa integrazione, lo Stato ha riconosciuto un’indennità economica almeno del 30% inferiore alla retribuzione contrattuale a cui avrebbe avuto diritto in caso di prestazione lavorativa.

Questo è uno dei motivi principali per cui si è registrato una diminuzione del reddito medio dei lavoratori dipendenti.

Si stima che si siano persi oltre 6,1 miliardi di reddito da lavoro dipendente nell’ultimo anno. Grazie al reddito di cittadinanza, invece, chi prima aveva un reddito vicino allo zero perché non lavorava, adesso può usufruire di una rendita annua media di 6000,00 euro.

«Sicuramente, le misure di sostegno alla pandemia non si sono dimostrate abbastanza efficienti come quelle messe in campo per combattere la povertà e chi ne ha fatto le spese sono stati i lavoratori.

Un’Italia più povera significa che siamo dinanzi a una mancanza di crescita economica e conseguentemente di benessere che porta a insoddisfazione e protesta da parte del cittadino.

Pur riconoscendo la bontà sia del Reddito di Cittadinanza che degli ammortizzatori sociali, occorre che il nostro Governo si attivi per correggere quelle distorsioni degli istituti assistenziali che ad oggi condannano a una minore rendita chi è costretto a ridurre il lavoro per motivi non inerenti alla sua volontà.

I ricchi, invece, sono sempre più ricchi e la distanza reddituale fra la classe media e quella ricca è andata ad ampliarsi», commenta Sandro Susini, fondatore di Susini Group S.t.P..

 

 

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