Cronaca 13 Maggio 2020

BL: “Porto di Livorno: quali tutele per i lavoratori e le lavoratrici?”

Livorno 13 maggio 2020 – “L’attuale congiuntura economica, unita ai pesantissimi effetti dell’emergenza pandemica per Covid-19, sta generando una consistente contrazione nei traffici ed alimenta nelle imprese portuali prospettive caratterizzate da incertezza e crisi.

Acquistano in questo contesto particolare importanza la completa attuazione dell’art. 17 della legge che regolamenta i Porti Italiani con cui sono giuridicamente inquadrate le imprese portuali autorizzate alla fornitura di lavoro temporaneo e due interventi finanziari che, non appena approvati, hanno dato e daranno un po’ di fiducia e di speranza ai lavoratori dei porti di Palermo, Venezia e Chioggia.

I Presidenti di queste due Autorità, a stretto giro, e con coraggio, hanno riconosciuto pubblicamente alle società art. 17, alias le ex Compagnie portuali, un “ruolo essenziale” per l’operatività dei rispettivi scali.

Il primo ha già approvato, il secondo lo sta per fare, un intervento per sostenere i salari di chi in questa fase critica lavora poco o non lavora affatto, in attesa che la ripresa dell’economia nazionale e internazionale permetta di ridare ossigeno ai traffici portuali, soffocati da due mesi di lockdown.

Interventi finanziari, quelli di Palermo e Venezia, che, a quanto pare, sembrerebbero non trovare ostacoli da parte degli uffici del ministero dei Trasporti.

Un intervento analogo è stato attuato nei primi anni 2000 dall’Autorità Portuale di Livorno quando l’interesse del Porto costituiva un preciso impegno per l’Ente, per la Città e per la Politica cittadina intera.

E adesso solo il vuoto.

Ciò che ci preoccupa è certamente la situazione attuale ma ancora di piú la mancanza di un progetto da cui ripartire.

E di questa assenza progettuale, che va avanti ormai da anni, non possiamo certo incolpare il Covid 19.

Pubblichiamo la lettera ricevuta da uno dei dipendenti di TDT che racchiude la sua preoccupazione che è anche la nostra e che dovrebbe diventare di tutta la città.

 

“Sono passati tre anni da quando, nel febbraio del 2017, i due fondi di investimento Infravia e Infracapital si presentarono alla città come i nuovi proprietari del Terminal Darsena Toscana, promettendo 10/12 milioni di euro di investimenti.

In questi tre anni di questi investimenti si è visto poco e niente, non solo per colpa dei padroni del vapore, ma anche per colpa di una politica talmente proiettata verso quell’eldorado chiamato Darsena Europa, da non rendersi conto che il porto attuale perdeva posizioni e arrancava in ambito nazionale.

Infracapital e Infravia hanno scientemente trasformato il porto livornese, che era leader nelle rotte per il nord america, in un piccolo porto di trasnshipping, così, nel silenzio generale, persi dietro ai vari progetti delle Darsene Europa.

Da domani 283 dipendenti della TDT saranno in cassa integrazione

Segno che per qualcuno il virus è stato una manna dal cielo per poter fare quello che prima non si sarebbe potuto fare passando da una contrattazione sindacale.

I segnali erano nell’aria da tempo.

Un Contratto nazionale scaduto da due anni con neanche un inizio di trattativa per il rinnovo perché Assoterminal e Compagnie non vogliono sedersi al tavolo. Un contratto integrativo aziendale scaduto da due anni con minacce da parte di TDT di toglierlo totalmente.

Il peggioramento delle condizioni di lavoro, arrivato persino alla derisione dei lavoratori.

Il nostro porto come resa contenitore/ora è fra i primi in Europa, con delle figure professionali che sono spesso tenute ad esempio per altri porti europei.

Tutto questo da mesi è mortificato, avvilito, sminuito.

Il tutto in una guerra per una cosa che non c’è, ma che colpisce quello che esiste ora e che si è fatto di tutto per non proteggere.

Una delle prime cose che la nuova proprietà fece tre anni fa, dopo il suo insediamento, fu quella di togliere la Torre del Marzocco dal simbolo del porto, come a dire che quello diventava solo un luogo dove si doveva lavorare, e non più il porto di Livorno.

Il tutto nel silenzio della politica livornese, anzi, con l’avvallo di certi partiti che eppure decenni prima avevano, nel porto, un bacino di voti illimitato.

Io parlo per me che ci lavoro da molti anni, ma anche per un sacco di ragazzi che meritano rispetto e qualcosa di più della cassa integrazione.

Una volta si diceva che il porto fosse Livorno, Livorno fosse il porto.

Non so se sia sempre così.

Sicuramente da domani 283 famiglie saranno fuori dalla Livorno che produce.

Non mi importa di sapere se ci sarò anche io.

Perché se colpiscono uno, colpiscono tutti.”

Gruppo Porto Buongiorno Livorno

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