Aree pubbliche 1 Settembre 2017

Caccia, l’intervento dell’associazione “Gabbie Vuote”

“Gentili signori

era prevedibile che, nonostante le centinaia di incendi in Toscana, migliaia di ettari di bosco decimati, milioni di animali bruciati, danni incalcolabili all’ambiente e all’ecosistema, la Regione Toscana piegasse la testa e le ginocchia mostrando la debolezza e l’ignavia che da tempo la contraddistingue.

Dicendo: sì, la caccia abbia inizio.

Associazioni, citadini, personalità hanno chiesto a viva voce in questi giorni la sospensione della caccia per dare modo agli animali rimasti di riprendersi dai disastri che li hanno coinvolti distruggendo i gruppi familiari, i pulcini, i nidi, le tane e tutto il loro habitat. Ma i nostri governanti si sono lavati le mani e hanno girato la testa dall’altra parte.

La caccia conta, perchè conta la violenza e l’aggressività di chi la sostiene, la potenza finanziaria degli armieri e l’incapacità dei politici di avere idee proprie, valori,  strade morali che perseguano giustizia, empatia, verità.

Come si spiegherebbe altrimenti che una legge di epoca fascista (art. 842 del C.C.) è ancora sostenuta da chi si è dichiarato comunista, socialista, di sinistra (e chi più ne ha più ne metta)?

Come si spiegherebbe che 75.000 cacciatori in Toscana, in continua diminuzione, abbiano più voce in capitolo dei 3.800.000 cittadini contrari allo sterminio (quelli che non uccidono per divertirsi, che non provano orgasmo nel contemplare un animale fuggire disperato, cadere sotto i colpi, affogare nel proprio sangue e rotolarsi nello spasimo della morte)?

Come si spiegherebbe che l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale emanazione del Ministero dell’Ambiente) “ritiene che, in occasione della prossima apertura della stagione venatoria, vadano assunti provvedimenti cautelativi atti a evitare che popolazioni in condizioni di particolare vulnerabilita’ possano subire danni” e consiglia alle Regioni, fra l’altro,  di sospendere l’allenamento dei cani da caccia (che stressa la fauna selvatica), di vietare la caccia da appostamento (che si svolge presso gli scarsi punti di abbeverata rimasti), posticipare all’inizio di ottobre o limitare numericamente la caccia agli uccelli acquatici (come le anatre) e alle specie oggetto di ripopolamento (come lepri e fagiani), vietare infine per due anni la caccia nelle zone colpite da incendi?

Come si spiegherebbe che la Regione Toscana, con il “coraggio” di chi gestisce il patrimonio pubblico (di tutti i 3.800.000 cittadini) ascolta soltanto la futile e immorale (anche se legale – ma si sa che legge non significa giustizia) esigenza di 75.000 cacciatori e abbraccia il solito compromesso al ribasso  dei pusillanimi ?

Si spiega molto bene e lo lasciamo spiegare a tutti coloro che hanno libertà di pensiero, alto livello di coscienza, coraggio del cambiamento nonchè capacità di valutare la spiegazione all’acqua calda, offerta dalla Regione: “Si è trattato di un confronto approfondito, con il mondo agricolo e quello animalista – aggiunge Remaschi -. La politica deve decidere e tenere conto della situazioni oggettive. Lo abbiamo fatto. Qualcuno dirà che abbiamo scontentato tutti, ma mi sembra un ragionevole punto di mediazione”.  Aggiungiamo noi: Un assessore che ha decretato la morte di centinaia di migliaia di cinghiali, caprioli, cervi, daini, mufloni, colombi, volpi….ecc.ecc.) è credibile nella sua mediazione?

A tutti noi l’ardua sentenza”.

 

Mariangela Corrieri

Presidente Associazione Gabbie Vuote Onlus Firenze

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