Cronaca 27 Ottobre 2018

Confcommercio sulla Tari: “Siamo di fronte a cifre assurde”

Livorno. Sempre i primi in classifica per la Tari.

Confcommercio: “Non possiamo stupirci se alcune imprese non riescono a pagare”.

“Mentre iniziano le grandi manovre dei partiti per le elezioni comunali del 2019, gli imprenditori Confcommercio fanno i conti sulle spese che devono sostenere per tirare avanti la baracca. E i conti non tornano.

La grande accusata è sempre la Tari, che nonostante le lievi riduzioni degli ultimi anni, continua a mantenere il triste primato di tariffa al metro quadro più alta della Toscana e d’Italia.

Il presidente provinciale Confcommercio Alessio Carraresi ricorda: “A costo di risultare ripetivi dobbiamo ribadire che per le piccole aziende di Livorno questi prezzi sono proibitivi e che troppo spesso i commercianti si trovano a dover scegliere se pagare dipendenti e fornitori o saldare le imposte”.

“Siamo di fronte a cifre assurde. Prendiamo l’esempio dei ristoranti. La media toscana è di 22,69 euro (che comprende la provincia di Arezzo che spende 14,72 euro/mq al metro quadro e quella di Pistoia che con 32,66) mentre nella provincia di Livorno si esigono più di 35 euro/mq. Una cifra che confrontata alla media nazionale di 13,72 euro/mq non può che risultare esosa. Città turistiche come Lucca e Pisa sono sui 25 €”.

“Con queste cifre – sottolinea il direttore provinciale Confcommercio Federico Pieragnoli – abbiamo più di una caso in cui i ristoratori pagano 11.000 euro all’anno di Tari. Sia che si producano molti rifiuti in periodi di alta stagione, sia che nemmeno un cliente entri nel locale la tariffa non cambia. Non sono costi sostenibili per una piccola impresa”.

Ma non sono solo i ristoratori ad avere difficoltà con la Tari; tutte le categorie economiche raggiungono vette altissime (si veda la tabella 1) per un servizio che da molti viene giudicato insufficiente.

“Soprattutto per le utenze non domestiche è assolutamente iniquo calcolare la Tari sui metri quadri e sulla presunta produzione di rifiuto in base alla categoria merceologica di appartenenza. Sappiamo bene – continua Pieragnoli – che fino al 2021 non sarà possibile avere una riduzione consistente in quanto è in atto il concordato di Aamps, con il riparto dei debiti pregressi e insoluti su tutti gli utenti paganti. Ma la politica deve inziare fin d’ora a pensare seriamente a una futura parametrazione sul fatturato o sul rifiuto effettivamente prodotto”.

Ancora più evidente, secondo Confcommercio, è la necessità di rivedere alcune tariffe in base alla stagionalità.

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