Attualità 11 Settembre 2026

È morta Emma Bonino: chi fu davvero

11 settembre 2026 È morta Emma Bonino: chi fu davvero

È morta Emma Bonino: chi fu davveroEmma Bonino è morta oggi a Roma, all’età di 78 anni. La storica esponente radicale lascia una delle eredità più originali della politica italiana: quella di una dirigente capace di unire battaglie per i diritti civili, impegno internazionale ed europeismo.

Bonino nacque a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. Nel 1972 si laureò in Lingue e letterature moderne all’Università Bocconi di Milano. Poco dopo iniziò il suo impegno politico nel Partito Radicale, accanto a Marco Pannella.

Dall’aborto clandestino alla battaglia per i diritti

Nel 1975 Bonino contribuì alla fondazione del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto. In quegli anni praticò l’autodenuncia per sostenere le donne che ricorrevano all’interruzione clandestina di gravidanza.

La legge italiana considerava ancora l’aborto un reato. Bonino trasformò quindi la propria esperienza politica in una battaglia pubblica per la libertà di scelta e per la salute delle donne.

Nel 1976 entrò alla Camera dei deputati. Aveva 28 anni e venne eletta insieme ad altri esponenti radicali, tra cui Pannella. Da quel momento, la sua attività parlamentare attraversò quasi mezzo secolo di storia repubblicana.

Il divorzio, l’aborto, la laicità dello Stato, l’obiezione di coscienza e i diritti delle persone rappresentarono alcuni dei temi centrali del movimento radicale.

Bonino sostenne spesso le proprie posizioni attraverso campagne referendarie, iniziative nonviolente e forme di disobbedienza civile. Il metodo radicale puntava a portare questioni considerate marginali al centro del dibattito pubblico.

L’impegno internazionale
La sua attività superò presto i confini italiani. Bonino entrò più volte nel Parlamento europeo e, tra il 1995 e il 1999, ricoprì il ruolo di commissaria europea.

Durante l’incarico seguì gli aiuti umanitari, la pesca e altri dossier legati alle emergenze internazionali. In quegli anni consolidò il proprio impegno contro la fame nel mondo, le mutilazioni genitali femminili e la pena di morte.

Bonino sostenne inoltre la creazione di un Tribunale penale internazionale. Il suo lavoro si concentrò sulla tutela dei diritti umani, sulla giustizia internazionale e sulla difesa delle popolazioni colpite dai conflitti.

Nel 1998 ricevette il Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale. Nel 2004 entrò anche nella lista delle cento donne più influenti del mondo elaborata dalla rivista Time, secondo le biografie dedicate alla sua carriera.

Gli incarichi di governo

Bonino tornò a ricoprire ruoli di primo piano nella politica italiana durante il secondo governo Prodi. Tra il 2006 e il 2008 fu ministra del Commercio internazionale e ministra per le Politiche europee.

Nel 2008 venne eletta vicepresidente del Senato. In seguito tornò alla Camera e poi a Palazzo Madama, mantenendo una presenza costante nelle istituzioni.

Nel 2013 il presidente del Consiglio Enrico Letta la nominò ministra degli Affari esteri. Rimase alla Farnesina fino al febbraio 2014.

Il suo profilo internazionale le consentì di intervenire su crisi diplomatiche, cooperazione, diritti umani e ruolo dell’Italia nell’Unione europea.

La malattia e la nascita di +Eur

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Nel 2015 Bonino rese pubblica la diagnosi di un tumore al polmone. Affrontò la malattia senza abbandonare l’attività politica e continuò a intervenire nel dibattito nazionale.

Nel 2017 partecipò alla fondazione di +Europa. Il nuovo soggetto politico nacque per difendere l’integrazione europea e contrastare le spinte sovraniste.

Bonino sostenne un’Europa più unita, democratica e federale. Nel 2018 venne eletta senatrice nella circoscrizione di Roma, incarico che mantenne fino al 2022.
Wikipedia
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Un’eredità politica difficile da classificare

Emma Bonino sfuggì alle categorie politiche tradizionali. Fu radicale, liberale, femminista ed europeista. In diversi momenti collaborò con forze di centrosinistra, ma mantenne sempre una forte autonomia.

Le sue battaglie divisero l’opinione pubblica e incontrarono spesso l’isolamento parlamentare. Tuttavia, molti temi sostenuti dai radicali entrarono progressivamente nella legislazione e nella cultura politica italiana.

Bonino non costruì la propria carriera sulla ricerca del consenso immediato. Preferì sostenere campagne di lungo periodo, anche quando raccoglievano consensi limitati.

La sua storia politica racconta quindi il percorso di una militante diventata parlamentare, ministra e commissaria europea senza abbandonare l’impegno per i diritti individuali.

Con la sua scomparsa, l’Italia perde una protagonista della vita repubblicana. Resta una figura capace di collegare libertà civili, giustizia internazionale e progetto europeo in una visione politica coerente e riconoscibile.

 

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