Cronaca 8 Marzo 2021

Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, l’esperienza dei Carabinieri

Il racconto di due carriere avviatesi nel 2000 e nel 2018

Carabinieri. Da sx T.C. Irene Micelotta e car. Irene Podda

Livorno, 08 marzo 2021 – Due donne, due generazioni a confronto e un percorso comune: l’appartenenza all’Arma dei Carabinieri. Il Comando provinciale di Livorno, insieme con la Seconda Brigata Mobile, ha organizzato per la ricorrenza dell’Otto Marzo un incontro con il tenente colonnello Irene Micelotta e il carabiniere Irene Podda.

Un nome comune (Irene) e due carriere avviatesi in tempi diversi.

Irene Micelotta, classe 1975, entra nel 2000 all’Accademia Militare di Modena, appena un anno dopo l’approvazione della legge che apriva la carriera militare alle donne. Una scelta maturata in autonomia, a 23 anni, guardando già al paracadutismo.

E’ il primo anno che le istituzioni militari aprono alle donne e alla carriera di vertice. Irene sceglie l’Arma dei Carabinieri. L’Accademia tratta le donne come uomini, senza preferenze e con gli stessi addestramenti: l’avvio del corso inizia proprio col taglio dei capelli, come previsto per gli allievi maschi.

Quella militare, soprattutto per gli allievi ufficiali, è (e sarà poi) una vita piena di regole e disciplina. A Modena gli scuri delle finestre son sempre chiusi, la luce è solo quella artificiale e le libere uscite ben poche. Irene ha già le idee chiare sulla prosecuzione della carriera: nel 2005 si sottopone alle prove selettive e nel 2006 diventa la prima donna ufficiale carabiniere paracadutista del Reggimento Tuscania.

Per arrivare a questo traguardo supera, senza un giorno di assenza (pena l’esclusione) 10 mesi di corso; un corso selettivo che in media vede arrivare alla fine 25 allievi su 90. Da lì inizia un percorso operativo che la vedrà impegnata – tra le altre missioni – nel Kosovo (2012) e in Israele/Palestina (Hebron) nel 2013 nel ruolo di capo divisione operazioni. Oggi è sposata con un collega sottufficiale ed ha una figlia di 10 anni.

Originaria di Reggio Calabria, il tenente colonnello Irene Micelotta, dopo il ruolo operativo nel Tuscania, è rimasta sotto il comando della Seconda Brigata Mobile ed è attualmente in forza allo Stato Maggiore, ricoprendo il ruolo di capo ufficio dell’O.A.I.O  (Ordinamento addestramento informazioni operazioni). E’ stata anche comandante della Stazione dei Carabinieri di Cecina.

Descrivendo la propria carriera in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, il tenente colonnello Micelotta non nasconde le difficoltà di una vita improntata a rigide regole nel mondo del lavoro e nella sfera privata. Come noto, i militari hanno restrizioni su abbigliamento e visibilità sociale. Nelle sue parole non c’è rimpianto o alcuna critica delle difficoltà, ma anzi ricorda come in questo momento storico sia diventato quasi una fortuna avere questo lavoro.

Sono ormai trascorsi 20 anni dal suo ingresso nelle Forze Armate e molte cose sono cambiate. Irene Micelotta – facendo un confronto con i primi anni a Modena – ricorda come i Carabinieri abbiano avuto un approccio diverso nella formazione degli allievi, inserendo le donne con gradualità da quando sono divenuti quarta forza armata.

Ricorda anche come le regole per le donne si siano evolute e considerino oggi le specificità del genere. Ma, le capita ancora di incontrare persone che non si capacitano molto di avere a che fare con una donna carabiniere.

Quando le si chiede un bilancio di questi anni e di che cosa debba cambiare o migliorare, il tenente colonnello Micelotta sottolinea come la più grande difficoltà sia stata la mancata considerazione della bellezza degli approcci differenti che le donne possono portare in tutti i settori e le articolazioni. “L’esperienza dell’essere umano – aggiunge – deve essere valorizzata” e sottolinea come la differenza non sia da vedere in termini di difficoltà, bensì in termini di opportunità, di completamento.

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Irene Podda, classe 1998, è il carabiniere più giovane del Comando provinciale. La storia personale e della sua famiglia ricordano il motto dell’Arma (“Nei secoli fedele“). Irene è infatti figlia e parente di carabinieri che hanno prestato servizio negli ultimi 100 anni.

L’esempio e i valori dell’Arma, oltre a connotare la famiglia nell’ultimo secolo, fanno parte dell’essere di Irene, la quale fin da bambina ha maturato il desiderio di proseguire nel percorso lavorativo e valoriale della famiglia.

A confermare la scelta di entrare nei Carabinieri – racconta Irene – è stato un episodio avvenuto in Sardegna nel 2006. Nel corso di una drammatica alluvione, la futura carabiniere assistette al salvataggio di un bambino ad opera di suo padre nel corso del servizio; un salvataggio avvenuto a rischio della vita, dato che la divisa avrebbe potuto costituire una pericolosa zavorra nel corso dell’immersione per raggiungere un sottotetto parzialmente allagato.

Irene, con le sue parole, tratteggia l’immagine del padre carabiniere: “Lo vedevo orgoglioso del suo lavoro”. E ne ha dunque fatto un modello per la sua vita.

Il carabiniere Podda ha una sorella e svolge mansioni operative nel Comando di Livorno sia nella ricezione di denunce da parte dei cittadini sia in attività di pattuglia. Talvolta, quando ha bisogno di un consiglio, prende il telefono e fa tesoro della tradizione famigliare nell’Arma.

Alla domanda su quali siano i punti di forza ma anche gli ostacoli della presenza delle donne nei ruoli militari, risponde che da parte di esse vi è maggior empatia. Racconta inoltre come capiti talvolta che vi siano soggetti che rifiutano il confronto o che preferiscono interagire con un carabiniere uomo.

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