Giorno della Memoria, il Prefetto Dionisi: La memoria non deve alimentare divisioni o rancori
Livorno 27 gennaio 2026 Giorno della Memoria, il Prefetto Dionisi: La memoria non deve alimentare divisioni o rancori
Non una semplice commemorazione, ma un atto solenne di responsabilità civile. È questo il significato profondo del Giorno della Memoria, ricordato a Livorno con le parole del prefetto Dionisi, che ha richiamato istituzioni, cittadini e soprattutto le giovani generazioni al valore vivo e attuale del ricordare.
“Oggi non siamo qui soltanto per ricordare una data o un capitolo della storia – ha sottolineato – ma per affermare che la memoria è viva e che lo Stato, le istituzioni e la comunità non dimenticano”. Una memoria che riguarda la persecuzione e lo sterminio del popolo ebraico, ma anche tutte le vittime dell’odio, della disumanizzazione e dell’indifferenza.
Il prefetto ha ribadito con forza il ruolo dello Stato italiano come custode di quel dolore: una memoria che non appartiene a una sola comunità, ma che è parte integrante dell’identità repubblicana e della coscienza democratica del Paese. Le leggi razziali, le deportazioni e le responsabilità delle istituzioni di allora restano una ferita aperta che interroga ancora il presente.
Proprio da quella tragedia, ha ricordato Dionisi, nasce la Repubblica fondata su valori opposti al nazifascismo: dignità della persona, uguaglianza, libertà e rispetto delle minoranze. Valori che vanno difesi ogni giorno, soprattutto in un contesto storico in cui intolleranza, razzismo e antisemitismo possono riemergere in forme nuove e più subdole.
Particolarmente significativo il riferimento alla presenza delle scuole e degli studenti: “La memoria, se non viene trasmessa, si spegne. E quando la memoria si spegne, l’odio trova di nuovo spazio”. Un passaggio che mette al centro l’educazione come argine fondamentale contro il ripetersi degli orrori del passato.
Ricordare, ha chiarito il prefetto, non significa restare prigionieri del dolore, ma assumersi una responsabilità collettiva: vigilare, riconoscere i segnali dell’esclusione e contrastarli prima che diventino normalità. In questo senso si inserisce anche la consegna delle Medaglie d’Onore, gesto con cui la Repubblica riconosce le sofferenze subite, chiede perdono e rinnova la propria gratitudine.
Infine, l’appello più forte: la memoria non deve alimentare divisioni o rancori, ma favorire rispetto, consapevolezza e impegno per la pace. “La memoria autentica – ha concluso Dionisi – non è vendetta, ma responsabilità. Solo custodendola e trasmettendola potremo crescere come comunità civile e morale”.
