Cronaca 16 Maggio 2017

Dopo gli” appelli”: non lasciateci andare via di Azimut, l’esclusiva intervista a Netti di Jobson

Dai principali avvenimenti legati al bacino in muratura, ai possibili scenari di un dopo gara bacini.

Livorno, 16 maggio 2017.

Dopo gli appelli di Azimut Benetti apparsi in video e sulla stampa locale, abbiamo deciso di intervistare Massimo Netti di Jobson Group.

 

 

 

L’intervista a Massimo Netti, Jobson Group:

Quali sono i principali avvenimenti legati al bacino in muratura?

«Successivamente alla ripresa industriale degli anni 60-70, finalmente lo Stato italiano fornì alla citta di Livorno i finanziamenti necessari alla prima ed unica costruzione di un nuovo modello di bacino rispetto al dopoguerra. Il bacino, terminato di costruire nel 1975 con ingenti somme di denaro pubblico, è il risultato di un grande progetto e della grande economia navale degli ultimi decenni. La struttura ha seguito le vicende dell’area con la successiva unificazione nazionale da parte di Fincantieri ed il passaggio successivo alla Cooperativa Fratelli Orlando sino al 2000 circa. A seguito del crollo finanziario della Coop è passato poi in liquidazione all’Azimut Benetti nel 2000/2002».

Cosa prevede il famoso accordo quadro per “Porta a Mare” e quale fu il ruolo dei riparatori navali?

«Prima del passaggio di proprietà dalla Coop Fratelli Orlando ad Azimut Benetti, il cantiere versava in gravi debiti finanziari ai quali sommare anche quelli verso tutti i fornitori dell’indotto. Fu allora messo a conduzione contabile del cantiere il Sig. Rosi, liquidatore delle Coop. Questi, per permettere il non fallimento F.lli Orlando e la venuta di Azimut Benetti, propose a tutti i riparatori navali dell’indotto di rinunciare al 50% dei crediti vantati verso il cantiere. Salvaguardando l’indotto con il protocollo Ministeriale (detto l’accordo delle tre gambe) si prevedeva la ripresa cantieristica in 3 linee operative: nautica, costruzioni, Riparazioni Navali/Grande bacino. Fu così che i riparatori Navali rinunciarono al 50% dei crediti vantati, equivalenti a circa 110 miliardi di Lire e facendo acquistare l’intero cantiere ed aree annesse ad Azimut per 99 miliardi di Lire. Questo contratto fu siglato a Roma dalle varie istituzioni. Le attività di riparazione navale però nel periodo 2002-2006 si interruppero per una serie di problematiche tecniche al bacino».

Perché il bacino in muratura è stato chiuso?

«Negli anni della gestione Azimut il bacino mancava completamente di manutenzione e funzionava lentamente. Nel 2006 una serie di guasti ne concluse definitivamente la funzionalità e ne fu dichiarata la chiusura da parte della USL per inagibilità. Da quel momento il bacino fu messo in disuso e fatto lentamente allagare, lasciando sommerso tutto ciò che ne era di arredo tecnico; furono asportate linee elettriche, le gru furono bloccate e messe fuori servizio. Le sale verricelli furono scoperchiate e tutto lasciato in stato di abbandono. Tutte le sale furono infiltrate da acqua piovana. Iniziò così un vero e proprio scontro tra Azimut ed i Riparatori Navali di Livorno. Proprio le aziende che avevano fatto un grande sacrificio per la città si resero conto che le finalità di Azimut erano altre: fare del bacino un grande porticciolo. Ad Azimut quindi non fu rinnovata la concessione di proseguo».

Chi è stato condannato al risarcimento dei danni sul bacino in muratura?

«Finalmente dopo anni di lotte e visite delle aree da parte delle istituzioni centrali, richiamate dalle contestazioni presentate al Ministero delle Infrastrutture, questo, constatatone lo stato di abbandono ne indicò l’immediata rimessa a reddito; eravamo sotto la presidenza Gallanti. Da quel momento iniziarono una serie di scambi di responsabilità per la situazione del bacino. Ne derivò una richiesta di risarcimento danni da parte dell’Autorità Portuale nei confronti di Azimut Benetti, il quale perse nei tutti gradi di giudizio».

Dalla stampa cartacea si apprende che Civitavecchia sarebbe interessata ad Azimut. Cosa ne pensa?

«Azimut sta facendo solo scenografie ripetute in tante altre situazioni. Azimut è già un anno che tratta con Civitavecchia, dove le istituzioni locali stanno mediando per un’area a porto turistico e l’acquisizione di un’ex area dove costruivano yacht».

Anche voi siete interessati alle aree di Civitavecchia?

«Assolutamente No. Il nostro indotto è navale; pertanto quel porto non rientra nelle localizzazioni strategiche di service. Le nostre basi di Livorno e La Spezia coprono comunque la linea costiera sino a Napoli, dove si trova il Cantiere CAMAD ex Fincantieri che ha attualmente una serie di grandi e medie navi ai lavori».

Piombino che ruolo ha con Azimut Benetti?

«Piombino ha un piccolo porticciolo, sul quale Azimut avrebbe fatto delle promesse. Azimut dedica a tutti Yacht e lusso in quantità, ma solo a parole e nelle carte; ma in realtà vi basta vedere Livorno e il molo Mediceo: sono sedici anni che annuncia commesse per mega yacht, ma la realtà sta sul piatto di questa città. Da alcune informazioni ricevute da un nostro partner di Siderpiombino, Azimut Benetti lavorerebbe laggiù presso un ex capannone Ceccarini. Faccio loro i miei migliori auguri, dato che è più di un anno che stanno facendo un 90 metri ed è ancora lì. Purtroppo la realtà dei fatti è che in un’altra zona distrutta dalla disoccupazione, porta il lavoro ma operando in maggior parte con personale ed aziende non locali bensì croate albanesi romene ecc».

Perché secondo lei Azimut vuole i bacini?

«Secondo lei perché potrebbe volerli se prima li ha distrutti, affondati ed è finito in tribunale per colpa? Provi a pensare la svalutazione di quell’area se laggiù si ricominciasse a lavorare… Ricordiamoci che sulla banchina 75 devono venire su delle villette ed altre strutture tramite la società Porta a Mare e la STU, delle quali Azimut fa parte. Sarebbe un deprezzamento immobiliare enorme, sia per le costruzioni sulla 75 che per tutta l’area delle foresterie che si era dato da fare vendendole per abitazioni di lusso. A questo punto io mi rivolgo alle istituzioni evidenziando tutti i trattati che il medesimo ha stracciato nei confronti dell’occupazione di questa città. Che le dovute istituzioni valutino bene se i piani sono reali ed eseguibili o solo disegnati e composti per prendere tempo cercando la scusa giustificata di emigrare a Civitavecchia».

Come è possibile far convivere insieme le costruzioni dentro i bacini e l’area residenziale?

«Noi di Jobson abbiamo appreso che in quell’area vi sono vincoli di interdizione operative tecniche, dato che si tratta di area a carattere “abitativo turistico”; oggi invece apprendiamo che Azimut Benetti, nonostante il nome di “Yacht” vuol tornare a costruire navi da 130 metri e pure dentro i bacini, ricalcando le tipologie che non camminano parallele con STU e Soc. porta a mare. Allo stesso modo non riusciamo a capire perché le istituzioni passate che acclamavano l’arrivo degli yacht da 50-60 metri, declassando le navi da 130-150 mt dei Fratelli Orlando oggi appoggerebbero un ritorno alla cantieristica costruttiva da 130-150 metri. Si ricordi che le navi di tali lunghezza non sono di plastica ma di acciaio (di lusso ma pur sempre piccole navi)».

Esisterebbe una possibilità di convivenza con Azimut vincitore della gara per i bacini? Se Si a quali condizioni?

«Vede, francamente come già detto in vare sedi, noi abbiamo teso la mano in tutti modi e maniere, ma purtroppo Azimut ha una sola parola: “è tutto mio”. Probabilmente ha un po’ di scarsa memoria, non ricordando il sacrificio dei Riparatori a fronte del decreto ed i suoi contenuti; oppure forse esce dai cancelli e va a Viareggio non rendendosi conto della situazione che ha creato in città. Questa è una città navale, composta da porto, portuali, traffici, economie di agenzie marittime, riparatori navali e piazzali di containers che fanno l’economia. Un porto orientato alla darsena Europa con il suo vasto retroporto. Come fa a pensare di volere tutto e non vedere la citta che lo ospita; senza dimenticare che la città gli ha costruito con soldi pubblici il suo porticciolo privato con sollevatore yacht (mancante di gara pubblica). È sotto gli occhi di tutti».

Nel caso che Azimut si aggiudicasse la gestione dei bacini pensate di lasciare Livorno?

«In caso di loro vittoria mi sarebbe impossibile dire alla mia Direzione di non investire altrove. Credo che se perdiamo o meglio se qualsiasi di noi due concorrenti perda….perde la città sia in termini di economia che di occupazione. Noi purtroppo tante volte abbiamo detto questo, ma non è stato recepito».

In caso di trasferimento, valutereste forse Civitavecchia?

«Assolutamente no. Civitavecchia non è appetibile con il sistema navale. Vi è già un cantiere fallito che vuol acquistare Azimut e vi è un bacino semi deserto per mancanza di attività».

Se vincete la gara bacini cosa ricadrebbe su Livorno in termini di lavoro e occupazione?

«Se vinciamo noi, vince la città, in quanto il nostro Statuto obbliga ad operare con aziende livornesi del già presente gruppo ATI ed obbliga tutte le stesse a fornirsi di personale della città di Livorno. La manodopera sarà strettamente livornese e il nostro progetto mira a ricostruire un tessuto navale tecnologico che guardi al presente ed al futuro; un futuro che possa far insieme crescere il porto e la città».

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