Cronaca 25 Febbraio 2022

Igor Nencioni ed i suoi tre atleti, il racconto della fuga dall’Ucraina

Livorno 25 febbraio 2022

Atleti livornesi in fuga dall’Ucraina.  Igor Nencioni e i suoi tre atleti del Gruppo Lottatori Livornesi; Raùl Caso, Jacopo Giusti e Vassilj Guccini avevano terminato il torneo in Ucraina a Lviv quando si sono ritrovati a dover lasciare il paese che era sotto attacco della Russia

Il racconto che di Igor Nencioni ha rilasciato a LivornoPress :

“La sera prima dell’invasione ho chiamato l’ambasciata e quello che mi ha risposto in modo anche stizzito mi ha detto che dove eravamo noi non c’erano problemi non chiudono gli aeroporti, non c’è nessun problema. Se mi avesse avvisato di qualche cosa sarei partito prima.

Data la situazione che viveva il paese, dal primo giorno di arrivo, mi ero preparato una sorta di piano di fuga. Avevo preso accordi con un taxista per portarci direttamente in Polonia se fosse accaduto quello che poi è accaduto, l’invasione.

 

La mattina dell’invasione, leggo le notizie su internet e contatto l’organizzazione del torneo. Chiedoendo se mi organizzavano il transfert per la Polonia altrimenti avrei provveduto da solo. L’organizzazione ci risponde che organizzavano il transfert e che al massimo in una mezzora saremo partiti.

Scendo dall’albergo, vado a fare la spesa al supermercato, faccio colazione e sento le sirene quelle che avvisano che arrivano gli aerei a bombardare

 

In strada un traffico enorme, file ai bancomat di persone che prelevavano i soldi, si respirava un’aria diversa e dalle notizie trapelava che i russi erano alle porte del paese.

Abbiamo atteso il bus dell’organizzazione, ma il bus non arrivava, quindi  in queste situazioni, quando scoppia la guerra poi ognuno magari e giustamente va a pensare a se stesso e alla sua famiglia, quindi io che avevo i ragazzi con me, ho contattato il taxista con il quale mi ero accordato, è arrivato, ci ha caricato e abbiamo lasciato la città di Lviv. Il mio intento era uscire quanto prima dalla città perchè ritenevo più sicuro stare in campagna che in un centro abitato che potevano bombardare.

 

Il taxista aveva con se la sua bella pistola con il colpo in canna ma aveva il serbatoio vuoto, c’erano file chilometriche ai distributori di benzina, abbiamo fatto quanta più strada possibile verso il confine. Dopo una trentina di chilometri ci siamo messi in coda ad un distributore di benzina.

Ho chiamato nuovamente l’organizzazione per sapere se il pullman era sempre disponibile e quando passava dopo aver caricato quattro israeliani, avrebbe caricato anche noi.

Io comunque, il primo obiettivo che avevo era lasciare la città e l’avevo perseguito. Il pullman era di strada, gli ho dato la posizione e dopo una quarantina di minuti è arrivato.

Montati sul Pullman e ci siamo diretti verso il confine. Dopo una trentina di chilometri abbiamo trovato una fila enorme di veicoli che non si muovevano, eravamo a 5 chilometri dal confine e vedevamo molte persone che a piedi si dirigevano in quella direzione. Dopo un ora che eravamo fermi sul pullman abbiamo deciso di fare gli ultimi cinque chilometri a piedi.

Percorriamo tre chilometri poi non si sa come ci ha raggiunti il pullman che ci suona, si sale nuovamente a bordo ed arriviamo alla frontiera ucraina dove velocemente ci controllano i documenti e ci fanno passare, poi altre tre ore in coda prima di passare il confine polacco. Una volta alzata la sbarra e varcato il confine polacco ci siamo rilassati, la tensione si è scaricata.

Una volta in Polonia ci siamo fatti venire a prendere da una conoscente che abita a 130 chilometri da Cracovia. Da lì abbiamo preso la mattina dopo un pullman per Cracovia e al momento siamo all’aeroporto ed alle 13,30 abbiamo il volo per Pisa

 

 

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