Igor Protti, il capitano di tutti: campione in campo, gigante nella vita. L’ultimo saluto allo stadio Armando Picchi
Livorno 21 giugno 2026 Igor Protti, il capitano di tutti: campione in campo, gigante nella vita. L’ultimo saluto allo stadio Armando Picchi
Ci sono uomini che lasciano un ricordo. E poi ci sono uomini che lasciano un’eredità. Igor Protti appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Lo hanno dimostrato le oltre 10 mila persone che hanno riempito lo stadio Armando Picchi per tributargli l’ultimo saluto, in una giornata in cui Livorno si è stretta attorno al suo capitano non soltanto per ricordare il grande calciatore, ma soprattutto l’uomo.
Perché Igor Protti è stato molto più dei suoi gol. È stato un simbolo, un esempio di umiltà, coraggio, generosità e appartenenza. Un uomo che ha saputo entrare nel cuore delle persone senza mai cercare i riflettori, facendo della semplicità la sua più grande forza.
Nato a Rimini il 24 settembre 1967 e scomparso il 19 giugno 2026 dopo una lunga battaglia contro un tumore al colon, Protti ha scritto pagine indelebili della storia del calcio italiano. Insieme a Dario Hübner resta l’unico giocatore capace di conquistare il titolo di capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C1, un primato destinato probabilmente a rimanere unico.
La sua carriera è passata attraverso piazze importanti come Messina, Bari, Lazio, Napoli e Reggiana, ma è a Livorno che è diventato leggenda. Con la maglia amaranto ha guidato la rinascita della squadra, trascinandola dalla Serie C fino alla storica promozione in Serie A del 2004 dopo oltre mezzo secolo di attesa. Da capitano ha incarnato lo spirito combattivo della città, diventando uno dei calciatori più amati di sempre.
Tra le imprese che resteranno nella storia del calcio c’è anche quella compiuta nel campionato 1995-1996 con il Bari: segnò 24 reti e vinse la classifica marcatori della Serie A nonostante la retrocessione della squadra pugliese. Un risultato senza precedenti che ancora oggi rappresenta un’anomalia statistica nel calcio italiano.
Eppure, paradossalmente, quel bomber straordinario non indossò mai la maglia della Nazionale. Negli anni in cui esplose, l’Italia poteva contare su una generazione irripetibile di attaccanti, da Roberto Baggio ad Alessandro Del Piero, passando per Gianfranco Zola, Giuseppe Signori, Enrico Chiesa, Pierluigi Casiraghi e Fabrizio Ravanelli. Una concorrenza feroce, unita alle scelte tecniche dell’allora commissario tecnico Arrigo Sacchi, gli chiuse le porte dell’azzurro. Una delle più grandi occasioni mancate della storia del calcio italiano.
Ma se il calcio gli ha regalato notorietà, Protti ha scelto di utilizzare quella popolarità per aiutare gli altri.
Negli anni ha partecipato con discrezione a numerose iniziative solidali, dedicando tempo ed energie ai progetti rivolti alle persone con disabilità psichica. Attraverso il teatro, lo sport e le attività di volontariato ha contribuito a promuovere l’inclusione sociale, dimostrando come la dignità delle persone venga prima di qualsiasi risultato sportivo.
È stato testimonial dell’UNICEF, ha sostenuto campagne dedicate ai diritti dei bambini e non ha mai fatto mancare il proprio contributo quando si trattava di aiutare chi viveva una condizione di fragilità. Lo faceva lontano dai riflettori, senza clamore, con quella naturalezza che lo ha sempre contraddistinto.
Anche durante la malattia ha continuato a trasmettere speranza. Ha scelto di raccontare pubblicamente la sua battaglia contro il tumore, trasformando una vicenda personale in un messaggio di coraggio rivolto a chi stava vivendo la stessa esperienza. Fino agli ultimi mesi della sua vita ha continuato a partecipare ad appuntamenti pubblici, diventando anche tedoforo delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.
Livorno gli aveva già restituito una parte dell’affetto ricevuto conferendogli la cittadinanza onoraria e, nel gennaio scorso, la Livornina d’Oro, il massimo riconoscimento della città. Onorificenze che celebravano non soltanto il campione, ma soprattutto il cittadino che aveva saputo incarnare i valori più autentici della comunità labronica.
Oggi resta il ricordo di un uomo che ha saputo vincere ben più di una classifica marcatori. I suoi gol hanno fatto esultare migliaia di tifosi, ma sono stati la sua umanità, il rispetto verso gli altri, la disponibilità e la solidarietà a renderlo immortale.
Per questo le oltre diecimila persone che hanno riempito lo stadio Armando Picchi non hanno salutato soltanto uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano. Hanno salutato uno di famiglia.
Per Livorno, Igor Protti non sarà mai soltanto un ex calciatore. Sarà, semplicemente, il Capitano.
