Cronaca 8 Ottobre 2026

Il lavoro come nuova autonomia, Victor assunto come autista. In Associazione: abbiamo rotto gli schemi

Livorno 8 ottobre 2026 Il lavoro come nuova autonomia, Victor assunto come autista

Il lavoro come nuova autonomia, Victor assunto come autista. In Associazione: abbiamo rotto gli schemiDa paziente a autista: Victor trova lavoro grazie a In Associazione APS

La storia di Victor racconta un percorso di rinascita, autonomia e inclusione. Dopo una lesione midollare causata da un incidente stradale, oggi lavora come autista per In Associazione APS.

L’associazione livornese ha attivato per lui un contratto di lavoro e ora Victor guida un Van attrezzato per il trasporto di nove persone con disabilità.

Il suo impiego supera il tradizionale modello dei lavori considerati “adatti” alle persone disabili. Victor svolge infatti un’attività dinamica e responsabile, accanto agli altri autisti.

A raccontare questa esperienza è Fabrizio Torsi, presidente pro tempore di In Associazione APS, nata come Associazione Paraplegici Livorno che ha iscritto una lettera per promuovere i progetti realizzati dal terzo settore livornese.

Dalla lesione midollare alla patente speciale

In Associazione APS nasce nel 1991 per volontà di quattro cittadini mielolesi: Giuseppe Vitiello, Danilo e Luciano Conterio, Giuseppe Bacci e Fabrizio Torsi. Nel corso degli anni, l’organizzazione ha lavorato per favorire l’autonomia delle persone con disabilità. L’associazione ha concentrato il proprio impegno sulle barriere architettoniche, sulla mobilità e sull’inclusione sociale.

La sede operativa all’interno del presidio ospedaliero ha permesso di sviluppare diversi progetti. Tra questi figura un servizio di scuola guida per il conseguimento della patente B speciale. L’associazione dispone oggi di 19 mezzi attrezzati. Alcuni veicoli consentono il trasporto di persone fragili. Altri permettono anche la guida autonoma, grazie ai comandi manuali per acceleratore e freno.

Victor ha iniziato il proprio percorso dopo un incidente stradale avvenuto il 24 settembre 2013. L’incidente gli ha provocato una lesione midollare e la perdita dell’uso delle gambe.

Dopo sette mesi di ricovero, è rientrato a casa dove la compagna e la figlia, che all’epoca aveva appena tre mesi, lo aspettavano. Un anno dopo, Victor ha conseguito la patente grazie al servizio dell’associazione. L’istruttore volontario Cesario lo ha accompagnato durante il percorso.

Dal 2014, Victor ha potuto svolgere il ruolo di padre a tempo pieno. Nel settembre 2015 ha celebrato il matrimonio. In seguito, ha iniziato a cercare un’occupazione.

Il lavoro chiude il cerchio dell’inclusione

L’opportunità è arrivata oggi proprio da In Associazione APS; Victor guida un van attrezzato a nove posti e accompagna persone con disabilità nei loro spostamenti.

«Abbiamo voluto rompere gli schemi», scrive Fabrizio Torsi. «Oggi abbiamo attivato un contratto di lavoro come autista per un ragazzo con mielolesione». Il presidente sottolinea il valore concreto dell’assunzione, il contratto, infatti, rappresenta soltanto una parte del risultato raggiunto.

«Questa è una storia di rinascita», spiega Torsi. «È un viaggio nella vita che parte dall’Unità Spinale Unipolare di Careggi e arriva al lavoro».

Il percorso coinvolge anche il sistema del volontariato e del soccorso. Una squadra di pronto intervento ha soccorso Victor dopo l’incidente, l’associazione lo ha poi accompagnato verso la patente e l’autonomia e oggi;  Victor incontra i propri soccorritori nei centri socioeducativi dove svolge il servizio di trasporto. Il passato e il presente si incontrano durante il lavoro quotidiano.

Per Torsi, questa immagine rappresenta la chiusura di un cerchio. Il terzo settore sostiene la persona dopo l’evento traumatico e la accompagna verso un nuovo ruolo nella società.

Anche gli utenti del servizio contribuiscono a rendere concreta l’inclusione. Giulio, un ragazzo autistico che utilizza la navetta, non considera diversa la persona alla guida. Non guarda al genere dell’autista né al colore della pelle. Allo stesso modo, non attribuisce importanza alla disabilità di Victor.

«Questo deve essere il life bridge, un ponte sulla vita», conclude Torsi. «Un ponte per chi trova il coraggio di andare oltre un evento traumatico. Noi ci siamo».

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