Cronaca 12 Agosto 2017

Inchiesta Arpat su riciclaggio metalli e residui radioattivi a Livorno

Il resoconto dell’attività di controllo svolta a Livorno presso gli impianti di recupero rottami e sui traffici transfrontalieri di rifiuti nell’ambito del Progetto speciale voluto dalla Regione Toscana nel triennio 2014-2016

L’Arpat ha reso noto un interessante documento di sintesi sulle attività di controllo sugli impianti di recupero rottami e sui traffici internazionali. Il testo che segue è stato curato da Nicoletta Macera e Vania Ramacciotti e pubblicato sul sito Arpat. Ve ne presentiamo una sintesi.

Nell’ambito del Progetto speciale per il potenziamento dei controlli ambientali, il Dipartimento ARPAT di Livorno ha svolto un’importante e diffusa azione sul territorio nell’attività di controllo del settore dei rottami metallici cercando di individuare le attività, i comportamenti e le responsabilità relative ai soggetti che operano nel mondo dei rifiuti e che in qualche forma favoriscono l’illegalità al fine di trarre profitto e vantaggi economici.

Negli ultimi anni si è registrata una crescita esponenziale del fenomeno dei raccoglitori abusivi di rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non.

Il legislatore è intervenuto nel 2015 per apportare alcune modifiche al Testo unico ambientale – art.188 del D.lgs152/06 e s.m.i. – chiarendo relativamente ai doveri del produttore/detentore di rifiuti di rame o di metalli, ferrosi e non ferrosi, che conferisce a soggetti terzi e limitando la possibilità di richiamare la deroga  in materia di commercio ambulante di rifiuti (art. 266 comma 5 del D. Lgs n. 152/06). In tale modo è stato contenuto il fenomeno della raccolta abusiva che elude la normativa dei rifiuti e della tutela ambientale.

Chi abusivamente raccoglie e smonta veicoli ed elettrodomestici come televisori, frigoriferi, lavatrici, si appoggia a depositi compiacenti o crea depositi incontrollati di ingente quantità di rifiuti dove, senza alcuna tutela ambientale, si svolge attività di demolizione e/o di bonifica provocando imbrattamento del terreno ed inquinamento atmosferico come, per esempio, possibile emissione di CFC dalle serpentine refrigeranti o peggio ancora di diossine con abbruciamento delle guaine che ricoprono i cavi di rame.

I rifiuti risultanti da queste attività abusive prendono generalmente due direzioni che spesso si intrecciano:

  • gli impianti di recupero
  • i traffici transfrontalieri.

Nel 2016  l’attività di controllo del Dipartimento di Livorno è proseguita in entrambe le direzioni.

L’attività di controllo presso gli impianti di recupero di rottami (autorizzati secondo le procedure semplificate disciplinate dal DM 05/02/98 e s.m.i) ha fatto emergere situazioni illecite collegate alla cattiva gestione, gravi inadempienze come la mancata sorveglianza radiometrica e gestioni non autorizzate a carico dei titolari degli impianti, che in concorso con privati cittadini permettono conferimenti di ingenti quantità di rottami, “ignorando” inoltre la normativa ambientale, in base alla quale è concesso svolgere la propria attività imprenditoriale ed in particolare il vincolo della provenienza dei rifiuti.

A seguito dei controlli e delle violazioni riscontrate, sono state effettuate le dovute comunicazioni all’ Autorità Giudiziaria e richiesti interventi alla Guardia di Finanza, alcuni dei quali ancora in corso, per approfondimenti in materia fiscale e tributaria nonché indagini finalizzate alla contestazione di traffico illecito.

Recentemente, a seguito di un controllo effettuato presso un impianto di gestione rifiuti, è stata esaminata la documentazione “semestrale” (FIR registri MUD, ecc) e sono stati effettuati approfondimenti mirati al controllo dei flussi presso una società che svolge attività di:

  • commercio di materiale elettronico, militare, abbigliamento ed accessori, veicoli usati e da rottamare;
  • intermediazione di rifiuti senza detenzione degli stessi.

L’accertamento si è reso necessario perché la stessa società risultava aver effettuato numerosi e “sospetti” conferimenti di rottami metallici e alluminio come produttore, presso l’impianto oggetto di verifica.

Durante un primo sopralluogo nei locali della società è stato accertato che il materiale presente proveniva prevalentemente da basi militari NATO.

Vista la natura della merce presente e la vetustà di alcuni oggetti, i tecnici del Dipartimento di Livorno hanno richiesto l’intervento del personale della U.O. Radioattività e Amianto Area Vasta Centro, per le verifiche tecniche specialistiche di misurazione della radioattività in via precauzionale.

Nei primi giorni di marzo 2017 sono state effettuate le ispezioni dei materiali presenti nei locali e le verifiche strumentali di radioattività, che hanno portato all’individuazione di dispositivi elettronici contenenti al loro interno Ra-226 (Radio 226).

I dispositivi radioattivi sono stati messi in sicurezza dal punto di vista della radioprotezione presso il detentore e posti sotto sequestro probatorio dal Dipartimento di Livorno ai sensi del Codice di Procedura Penale.

Attualmente sono in corso accertamenti relativi alla natura giuridica dei materiali che la società compra ed esporta verso paesi africani e alle probabili attività di gestione rifiuti svolte senza alcuna autorizzazione ambientale presso la sede operativa.

L’attività di controllo nell’ambito dei traffici transfrontalieri di rifiuti  è stata prevalentemente svolta in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane relativamente alle spedizioni (extra UE) di RAEE, motori e parti di autoveicoli rifiuti che mascherati come merci raggiungono, nella maggior parte dei casi, i paesi africani (Ghana Senegal,ecc..).

L’attività, inizialmente finalizzata alla classificazione giuridica di carichi sospettati essere rifiuto, ha fatto emergere reati ambientali che si collocano nel più ampio contesto del traffico illecito di rifiuti.

I rottami e/o parti meccaniche varie, raee derivano in molti casi da attività illecite di demolizione. Spesso i carichi sono accompagnati da false dichiarazioni di avvenuta messa in sicurezza rilasciata  da soggetti tecnicamente e giuridicamente non idonei.

I rifiuti, così generati, attraverso tappe intermedie giungono a depositi che fungono da “centro di raccolta” dove sono compiute operazioni di riempimento dei contenitori, se non direttamente operazioni di ripulitura-lavaggio delle parti meccaniche e sono avviate le pratiche doganali per l’esportazione presso paesi extra UE. I clienti dei depositi sono quasi prevalentemente cittadini extracomunitari.

Nella provincia di Livorno ci sono numerosi centri che svolgono questa attività che sono all’attenzione di ARPAT.

È noto infatti che da questi traffici transfrontalieri prendono vita e si alimentano nei paesi di destinazione grandissime discariche illegali dove lavorano migliaia di persone, anche minori, continuamente esposte a sostanze tossiche e dove l’inquinamento ambientale ha raggiunto i livelli del disastro ambientale. Un esempio per tutti è la oramai tristemente famosa discarica di Agbogbloshie in Ghana.

 

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