Ippodromo, Palumbo attacca: “Numeri impietosi e costi fuori controllo. Serve un piano B prima di buttare altri milioni”
Cronaca27 Febbraio 2026
Ippodromo, Palumbo attacca: “Numeri impietosi e costi fuori controllo. Serve un piano B prima di buttare altri milioni”
“800 mila euro di costi contro 52 mila di incassi”: l’affondo di Palumbo sull’ippodromo
Livorno 27 febbraio 2026 Ippodromo, Palumbo attacca: “Numeri impietosi e costi fuori controllo. Serve un piano B prima di buttare altri milioni”
Il futuro dell’ippodromo cittadino torna al centro dello scontro politico. A sollevare il caso è Alessandro Palumbo, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che punta il dito contro i costi sostenuti e quelli previsti per mantenere in vita una struttura che, a suo dire, “si regge solo grazie ai finanziamenti pubblici” ed è inserita in un settore in crisi irreversibile.
Secondo Palumbo, sull’impianto sono già stati spesi circa 2 milioni e mezzo di euro per la riqualificazione, interventi necessari – sottolinea – anche per non perdere un finanziamento ministeriale da 560 mila euro dopo che la gara di gestione è andata deserta. Una situazione che ha portato il Comune, per la prima volta, a “improvvisarsi società di corse” pur di non interrompere l’attività.
Ma è sui numeri della gestione che il consigliere affonda il colpo. A fronte dei 560 mila euro di contributo statale, i proventi previsti sarebbero appena 52 mila euro, più circa 1.000 euro di canone del bar dell’ippodromo. Sul fronte delle spese, invece, si parla di 174 mila euro per l’affidamento amministrativo ad Alfea, 284 mila euro per l’illuminazione, 102 mila euro per le utenze, 48 mila euro per le pulizie. Solo per le spese ordinarie, la cifra sfiora gli 800 mila euro.
A questi importi si aggiungono 185 mila euro provenienti da un mutuo acceso in passato per un progetto di efficientamento energetico poi finanziato dallo Stato e rimasto senza destinazione. Risorse che l’amministrazione ha deciso di utilizzare per la manutenzione straordinaria della pista.
“Non chiedo che il Comune faccia profitto – precisa Palumbo – ma almeno un pareggio. Qui parliamo di 52 mila euro di entrate contro circa 800 mila euro di uscite solo per quest’anno”.
Il consigliere utilizza una metafora forte per descrivere la situazione: prolungare l’attività dell’ippodromo, afferma, equivale a “tenere in vita un malato quasi terminale”. Un’immagine che accompagna a un ragionamento più ampio sulla gestione delle risorse pubbliche: in un contesto di fondi limitati e personale tecnico ridotto, secondo Palumbo il Comune dovrebbe concentrare gli investimenti su beni e strutture con una prospettiva concreta di rilancio.
Tra gli esempi citati figurano ville storiche come Villa Fabbricotti e Villa Maria, le piscine comunali, Piazza Attias, il piazzale Giovanni XXIII a Montenero, aree periferiche bisognose di interventi e soprattutto il Mercato Centrale, definito “il luogo più identitario della città”.
Per Palumbo, la crisi dell’ippica non è un fenomeno locale ma nazionale: calo degli appassionati, campagne contro la ludopatia, cambiamenti culturali e pressioni animaliste avrebbero segnato la fine di un’epoca. “È il periodo d’oro delle corse dei cavalli che non tornerà più”, sostiene, invitando l’amministrazione a prendere atto di una trasformazione strutturale del settore.
Il timore è che, senza una riconversione o un progetto alternativo, nei prossimi anni si possa arrivare a una spesa complessiva fino a 6 milioni di euro, con il rischio di ritrovarsi comunque con l’impianto chiuso.
Da qui l’appello: “Se volete fare un altro tentativo, fatelo. Ma pensate a un piano B. Perché senza una destinazione alternativa, il rischio è che questa esperienza si chiuda con milioni di euro spesi e senza un vero ritorno per i cittadini”.
Il dibattito resta aperto. Sul tavolo non c’è solo il destino dell’ippodromo, ma la scelta strategica su come allocare le risorse pubbliche in una fase di forti vincoli economici e di profonde trasformazioni sociali.