Politica 18 Luglio 2026

“La destra ha fatto della sicurezza un marchio, ma non l’ha governata”: l’affondo di Vivoli (PD)

Livorno 18 luglio 2026 “La destra ha fatto della sicurezza un marchio, ma non l’ha governata”: l’affondo di Vivoli (PD)

La sicurezza deve tornare a essere un tema centrale della sinistra. Ne è convinto Matteo Vivoli, componente della Segreteria dell’Unione Comunale del Partito Democratico di Livorno con delega alla Sicurezza, intervenuto alla Festa dell’Unità nel dibattito dal titolo “Sicurezza, una questione di sinistra”.

Nelle sue dichiarazioni Vivoli rivendica un cambio di approccio all’interno del Partito Democratico, riconoscendo che negli anni passati la sinistra abbia affrontato il tema con eccessiva prudenza, lasciando spazio al centrodestra.

“Questo evento – spiega – arriva dopo un percorso iniziato oltre un anno fa proprio con il titolo Sicurezza, una questione di sinistra, scelto anche come provocazione interna. Per troppo tempo, con una sorta di pudore ideologico, la sinistra ha rinunciato ad affrontare con la necessaria attenzione il tema della sicurezza, delegandolo alla destra, che ne ha fatto un proprio elemento identitario.”

Secondo Vivoli, però, proprio il centrodestra avrebbe dimostrato di non essere riuscito a tradurre quella centralità politica in risultati concreti.

“La destra – afferma – ha fatto della sicurezza il proprio tratto distintivo, ma poi non è riuscita a governarla. Gli effetti, dopo quattro anni e mezzo di Governo Meloni, sono sotto gli occhi di tutti.”

“La sicurezza è soprattutto un tema di sinistra”

Per l’esponente democratico la sicurezza non è soltanto un problema di ordine pubblico, ma una questione che riguarda innanzitutto la tutela delle persone più vulnerabili.

“La sicurezza – sostiene – è soprattutto un tema di sinistra perché riguarda i più fragili, i più deboli, chi non ha gli strumenti per difendersi da solo e ha bisogno che sia lo Stato a garantire protezione e legalità.”

Un’impostazione che, secondo Vivoli, distingue profondamente il PD dalla destra.

“La differenza è culturale”

Pur riconoscendo la necessità di rafforzare il presidio del territorio attraverso le forze dell’ordine, Vivoli respinge l’idea che tra destra e sinistra vi siano soltanto differenze di linguaggio.

“La distanza è culturale”, afferma. “Per noi è fondamentale che il territorio disponga del giusto numero di uomini e mezzi. Non è un caso che tutti i sindacati delle forze dell’ordine abbiano espresso pesanti critiche al Governo Meloni, accusandolo di essersi fermato agli slogan senza garantire le risorse necessarie.”

Secondo Vivoli, il concetto di sicurezza deve essere costruito attraverso relazioni, prevenzione e coesione sociale.

“La sicurezza è un bene relazionale. Significa ascolto, dialogo, confronto e capacità di tenere insieme tutta la comunità, non creare divisioni.”

Da qui la critica anche all’utilizzo delle zone rosse, considerate uno strumento insufficiente.

“Creare zone rosse – osserva – rischia di isolare interi pezzi di città, segregandoli rispetto al resto del territorio. I problemi esistono e nessuno li nega, ma devono essere affrontati con strumenti efficaci, non con interventi simbolici.”

“Chi delinque deve pagare, ma aumentare le pene non basta”

Vivoli affronta anche il tema della cosiddetta “certezza della pena”, spesso al centro del dibattito politico nazionale.

L’esponente democratico chiarisce che il PD non mette in discussione il principio della legalità.

“Chi commette reati, chi viola le regole, deve essere perseguito nel rispetto del nostro ordinamento e delle garanzie previste dalla Costituzione.”

Quello che viene contestato è invece il ricorso sistematico all’inasprimento delle pene come risposta ai problemi della sicurezza.

“Se per certezza della pena si intende creare continuamente nuovi reati o aumentare automaticamente le pene, questa non è la soluzione. Si finisce per appesantire ulteriormente il lavoro delle forze dell’ordine e dei tribunali senza risolvere le cause profonde del fenomeno.”

Vivoli ricorda come negli ultimi anni siano stati introdotti nuovi reati e aggravate numerose sanzioni, senza che questo abbia prodotto, a suo giudizio, un miglioramento della situazione.

“I problemi – conclude – sono prima di tutto sociali. Sicurezza e legalità devono procedere insieme, ma la risposta non può limitarsi alla repressione. Occorrono politiche capaci di intervenire sulle cause del disagio, rafforzando la presenza dello Stato, la coesione sociale e gli strumenti di prevenzione.”

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