Basket 12 Luglio 2017

Un’alleanza dei giovani per un basket unitario?

Dai tornei estivi esce un esempio di collaborazione e di crescita: Pisa, Livorno, Castelfiorentino e San Vincenzo lavorano insieme per far crescere la pallacanestro

Due fazioni in aperta ostilità, una storia gloriosa e una triste diaspora che porta i più talentuosi a giocare in altre città. Questa è la condizione del basket livornese, da sempre vivaio di talenti, ma da troppi anni lontano da una serie A che altre città vicine hanno e sanno mantenere.

Sì, è vero, la condizione finanziaria della città è difficile e il tessuto economico non può sostenere così facilmente come 10 anni fa le spese per una serie A. Del resto è anche vero che molte preziose risorse confluiscono nel calcio, privando gli sport con maggior tradizione (basket e scherma) di risorse importanti.

In molti hanno provato a convincere le parti separate ad unirsi ancora una volta e formare una grande cordata per riportare il basket livornese ai massimi livelli; livelli che la città potrebbe ottenere già soltanto chiamando i suoi talenti sparsi per l’Italia, e senza dover riempire la panchina di stranieri. L’assessore Morini ci ha provato, ma ha dovuto arrendersi di fronte alle fazioni guidate dai dirigenti storici. A loro si riferiva il delegato Coni di Livorno Giovanni Giannone dicendo: “Abbiamo dei dirigenti che dovrebbero essere più moderni e non riescono a vedere in chiave futura“.

Come uscirne? In attesa che l’economia si riprenda e qualche cordata di sponsor sia pronta ad investire più sul PalaModigliani che sull’Armando Picchi, la speranza passa dai giovani e dalle loro iniziative spontanee. Il Daground di Pisa ha raccolto 44 squadre e 176 giocatori, lo Streetball Livorno 35 squadre e 140 appassionati. Francesco Fiorindi (Daground) a Pisa, Camilla Trillò (Stelle del Piazzale) a Castelfiorentino, Streetball Livorno e Re Del Campino a San Vincenzo hanno lavorato insieme senza danneggiarsi, ma aiutandosi reciprocamente a promuovere le iniziative nell’interesse del movimento. I giocatori del 3 contro 3 sono gli stessi che poi si impegnano nei vari campionati. Allora forse la speranza di un basket unitario viene dalle nuove generazioni che giocano insieme nei tornei estivi e collaborano aldilà delle fazioni o delle città. Loro saranno i dirigenti del futuro e forse sapranno lavorare insieme per riportare il basket livornese e quello toscano ai vertici nazionali.

 

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