Politica 21 Gennaio 2021

Lenny Bottai e il boicottaggio del “teatrino PD locale” al centenario del PCdI

Lenny Bottai e il boicottaggio del teatrino PD locale al centenario del PCdILivorno 21 gennaio 2021

Lenny Bottai, segretario del Partito Comunista Livorno e il boicottaggio del “teatrino PD” al centenario del Partito Comunista d’Italia

“Queste le parole di Bottay:

Oggi abbiamo scelto di rovinare scientemente l’ennesimo teatrino del PD livornese, il quale di fronte alla commemorazione del centenario del Partito Comunista, quello che questi signori hanno sciolto nel ‘91, aveva preparato un set cinematografico con tanto di giornalisti per effettuare l’ennesima mossa per dare ancora proiezione di essere la continuità di un’idea che ogni giorno dimostrano di infangare.

Lenny Bottai e il boicottaggio del teatrino PD locale al centenario del PCdI

Lenny Bottai, segretario Partito Comunista Livorno

Con la loro trentennale attività al servizio delle classi dominanti, delle banche, delle élite del paese, con la svendita di ogni conquista ottenuta in un secolo di lotte dai comunisti, questi che hanno inventato il precariato, disintegrato il mondo del lavoro, trasformato il diritto allo studio, ad abitare e a curarsi in un mercato per fare profitti; coloro che sono diventati più atlantisti della DC e che parteggiano quando per i golpisti come in Sud America, quando per i tagliagole islamisti come in Siria, quando per i nazisti come in Ucraina o in Bielorussia; coloro che in sede europea hanno votato all’unanimità l’equiparazione tra comunismo e nazismo; coloro che festeggiano con post la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS; coloro che sono al governo grazie ai voti degli ex Forza Italia o della Polverini; coloro che rinnegano tutti i nomi impressi su quella lapide alla quale volevano rendere omaggio; avrebbero voluto commemorare magari in santa pace un partito nato per rompere con la deriva social democratica del PSI di allora, ben più a sinistra di quanto non lo sia il più estremista dirigente del loro partito.

Mi spiace per Andrea Romano, ma il vero folklore è uno che fino a ieri sosteneva il curatore fallimentare Monti, al servizio della trojka e delle banche, e che oggi avrebbe voluto portare i fiori, per mero gioco elettoralista, in tutta tranquillità, in mezzo ai comunisti, sotto la lapide che commemora un partito nato proprio per combattere la gente come lui e la politica di cui fa parte.

Purtroppo questi signori, che tutta questa solfa l’hanno fatta per solo gestirsi la commemorazione con iniziative (stanziate da chi?) sempre prive di comunisti che possono rilevare le loro contraddizioni, hanno invece dovuto fare i conti con la realtà della strada, dove tanti giovani gli hanno ricordato chi sono.

Quando vorranno stimolare un dibattito siamo a disposizione, rubare un’identità è offensivo nei confronti di tutti i comunisti che hanno dato il sangue e talvolta la vita per un’idea, che non è quella del PD, e meno ancora di Andrea Romano che qualche anno fa era con forse Montezemolo in questa data.

Noi il 21 gennaio lo festeggiamo da anni e non lo abbiamo mai visto, perché questa è la data dei comunisti, sporchi, brutti e cattivi, per quelli che ha sempre frequentato lui”.

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