Cronaca 28 Agosto 2026

Livorno, dopo la tragedia di via Bonomo la Prefettura prepara una mappa dei rischi: «Dobbiamo provare ad arrivare prima»

Livorno 28 agosto 2026 Livorno, dopo la tragedia di via Bonomo la Prefettura prepara una mappa dei rischi: «Dobbiamo provare ad arrivare prima»

Un gruppo tecnico permanente, una ricognizione degli episodi dal 2021 e una “cartella clinica dell’edificio” per conoscere storia, manutenzioni e criticità del patrimonio edilizio. Dionisi: «Sulla pubblica incolumità non possiamo permetterci zone d’ombra»

La tragedia di via Bonomo non deve rimanere un episodio isolato. È partendo da questa considerazione che la Prefettura di Livorno ha deciso di avviare un sistema permanente di prevenzione e mappatura delle criticità legate allo stato di conservazione degli edifici cittadini.

Il tema è stato al centro di una riunione convocata dal prefetto di Livorno, alla quale hanno partecipato Comune e Provincia, Vigili del Fuoco, Genio Civile della Regione Toscana, Ordini e Collegi professionali, associazioni degli amministratori condominiali e rappresentanti della proprietà edilizia.

L’obiettivo è quello di costruire uno strumento stabile per conoscere meglio le condizioni del patrimonio edilizio e individuare tempestivamente le situazioni che potrebbero presentare elementi di rischio.

«La città negli anni ci ha mandato segnali seri e ripetuti e credo che oggi tutti dobbiamo interrogarci sulla nostra parte di responsabilità – ha dichiarato il prefetto –. Le eventuali responsabilità penali per quanto accaduto in via Bonomo saranno accertate esclusivamente dalla Magistratura e su questo non può esservi alcuna sovrapposizione».

Dionisi ha quindi sottolineato l’esistenza di una responsabilità più ampia, «istituzionale, amministrativa, professionale e civica», che coinvolge istituzioni, proprietari, amministratori di condominio, professionisti e cittadini.

«Quando una comunità riceve ripetutamente segnali di rischio, abbiamo il dovere di riconoscerli e di non ignorarli», ha aggiunto il prefetto.

Oltre il 70% degli edifici è precedente al 1960

Tra gli elementi presi in considerazione c’è anche l’età del patrimonio edilizio livornese. Secondo i dati richiamati dalla Prefettura, circa il 70% degli edifici presenti a Livorno risale a prima del 1960.

Un dato che, viene precisato, «non significa affatto che un edificio più datato sia necessariamente un edificio pericoloso», ma che rende ancora più importante conoscere la storia degli immobili, le loro caratteristiche costruttive, gli interventi effettuati e lo stato di manutenzione.

Balconi, cornicioni, facciate, coperture e intonaci possono infatti mostrare nel tempo lesioni, infiltrazioni, deformazioni, distacchi, ferri scoperti e altri segnali di deterioramento che devono essere valutati tempestivamente.

Da qui nasce l’idea di costruire una sorta di “cartella clinica dell’edificio”, nella quale conservare la memoria dell’immobile: epoca e caratteristiche costruttive, interventi di manutenzione, precedenti segnalazioni, eventuali distacchi, interventi dei Vigili del Fuoco, diffide e ordinanze.

La Prefettura intende inoltre verificare se gli episodi registrati dal 2021 a oggi siano stati adeguatamente messi a sistema e se esista una memoria organizzata delle segnalazioni, degli interventi e degli adempimenti successivi.

«Non si tratta di stabilire oggi ciò che avrebbe potuto essere fatto ieri – ha sottolineato Dionisi –. Dobbiamo però fare in modo che da domani non esistano più zone d’ombra».

Un gruppo tecnico permanente

La principale novità annunciata è la costituzione di un Gruppo tecnico permanente per la prevenzione dei rischi connessi allo stato di conservazione del patrimonio edilizio, coordinato dalla Prefettura e composto dai soggetti presenti al tavolo.

Il gruppo dovrà predisporre un modello per una mappatura progressiva delle situazioni meritevoli di maggiore attenzione, sulla base di criteri tecnici oggettivi.

Non sarà quindi stilata una semplice lista di “palazzi pericolosi”, ma una mappa capace di individuare diversi livelli di priorità, considerando elementi come l’epoca e la tipologia costruttiva, lo stato manutentivo conosciuto, la presenza di balconi e cornicioni affacciati su spazi pubblici, eventuali precedenti segnalazioni o distacchi e l’esposizione delle persone.

Parallelamente verrà effettuata una ricognizione degli episodi verificatisi dal 1° gennaio 2021 a oggi, attraverso l’incrocio delle informazioni disponibili presso Comune, Vigili del Fuoco e altri soggetti interessati.

Non si guarderà soltanto agli interventi effettuati, ma anche alle eventuali ordinanze e diffide e, soprattutto, alla loro effettiva conclusione e alla realizzazione delle opere di messa in sicurezza.

Una procedura per le segnalazioni

Sarà inoltre prevista una procedura specifica per le situazioni considerate più critiche. Le segnalazioni potranno arrivare da cittadini, amministratori, proprietari, professionisti e operatori presenti sul territorio.

Il sistema dovrà stabilire con chiarezza chi riceve la segnalazione, chi effettua la prima valutazione e quando è necessario un approfondimento tecnico, oltre a individuare le situazioni di urgenza che richiedano l’intervento dei Vigili del Fuoco.

Dovrà essere chiarito anche chi avrà il compito di verificare l’effettiva esecuzione delle misure prescritte.

Controlli anche sugli edifici pubblici

La ricognizione non riguarderà soltanto gli immobili privati. Comune e Provincia saranno chiamati ad avviare o aggiornare una verifica sui rispettivi patrimoni, con particolare attenzione agli edifici scolastici.

Dovranno essere verificati gli accertamenti già effettuati, gli interventi realizzati e quelli programmati, oltre all’eventuale permanenza di situazioni critiche.

«Non possiamo chiedere ai cittadini e ai condomìni di conoscere, controllare e manutenere il proprio patrimonio se le amministrazioni pubbliche non fanno altrettanto. Il settore pubblico deve essere il primo a dare l’esempio», ha evidenziato Dionisi.

L’obiettivo è ora rendere operativo il Gruppo tecnico in tempi rapidi e arrivare alla definizione di una scheda unica di ricognizione, dei criteri per stabilire le priorità, della procedura per la gestione delle segnalazioni e di una prima ricostruzione degli episodi degli ultimi anni.

«Non servono allarmismi – ha concluso il prefetto –. Servono conoscenza, prevenzione, manutenzione e responsabilità».

E ancora: «Il degrado non nasce in un giorno: spesso è il risultato di segnali trascurati, manutenzioni rinviate e responsabilità non pienamente esercitate. Sulla pubblica incolumità non possiamo permetterci zone d’ombra. Quando è in gioco la vita delle persone, il nostro dovere è provare ad arrivare prima».

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Quello che vedo più efficace per un sito di cronaca locale:

Dopo la tragedia di via Bonomo, Livorno passa al setaccio gli edifici: «Dobbiamo arrivare prima»

È d’impatto, ma resta perfettamente coerente con il contenuto e soprattutto con la frase conclusiva del Prefetto.

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