Livorno, gravi carenze sulla nave “Riwal”: terzo fermo in 36 mesi, bandita dai porti europei
Livorno 11 agosto 2026
Nave da carico bandita per un anno dai porti europei: la “Riwal” fermata a Livorno
La Guardia Costiera ha riscontrato 20 irregolarità, dieci delle quali molto gravi. Per la nave, alla terza detenzione in 36 mesi, è scattato il divieto di accesso ai porti europei per un anno
La Guardia Costiera di Livorno ha fermato la nave da carico “Riwal” dopo aver riscontrato gravi carenze in materia di sicurezza, condizioni di vita e lavoro a bordo.
Il provvedimento è scattato il 29 luglio, quando l’unità ha raggiunto il porto di Livorno proveniente da Biserta, in Tunisia.
La “Riwal”, battente bandiera St. Kitts and Nevis, trasporta cellulosa sul ponte di coperta. Il Nucleo Port State Control della Capitaneria di porto ha sottoposto la nave a un’ispezione dettagliata. Il database europeo Thetis aveva infatti classificato l’unità in priorità 2 e con un fattore di rischio elevato.
Gli ispettori hanno verificato documenti, sistemi operativi e condizioni generali della nave. Durante i controlli hanno inoltre svolto una complessa esercitazione antincendio.
L’attività ispettiva ha fatto emergere 20 irregolarità, tra cui 10 molto gravi. Le carenze hanno riguardato diversi aspetti della sicurezza e delle condizioni di vita dell’equipaggio.
Le gravi carenze riscontrate a bordo
Gli ispettori hanno rilevato problemi nelle condizioni igieniche e negli ambienti destinati alla vita e al lavoro dell’equipaggio. Sono emerse inoltre anomalie nella protezione strutturale e nei sistemi antincendio. I controlli hanno evidenziato anche disfunzioni nei sistemi di emergenza e condizioni particolarmente deteriorate dei ponti di coperta.
La Guardia Costiera ha infine rilevato una seria inefficienza nel sistema di gestione della sicurezza della nave. Di fronte a questo quadro, gli ispettori hanno impedito alla “Riwal” di riprendere la navigazione. Il provvedimento ha avuto quindi l’obiettivo di impedire che l’unità tornasse in mare senza aver ripristinato gli standard minimi previsti dalle normative internazionali.
Il 5 agosto gli ispettori del Nucleo Port State Control sono tornati a bordo per verificare gli interventi effettuati dall’equipaggio e verificare il ripristino delle condizioni necessarie per l’autorizzazione alla navigazione.
Terza detenzione in 36 mesi: scatta il bando europeo
La vicenda ha però assunto una dimensione ancora più rilevante per la storia recente della “Riwal”. L’ispezione del 5 agosto ha infatti evidenziato che questa rappresentava la terza detenzione della nave negli ultimi 36 mesi.
Per questo motivo le autorità hanno applicato anche il provvedimento di bando per un anno da tutti i porti europei. La misura rappresenta uno degli strumenti previsti dal sistema europeo di controllo dello Stato di approdo contro le cosiddette navi “sub-standard”.
L’obiettivo consiste nel contrastare le unità che non rispettano gli standard internazionali di sicurezza della navigazione. I controlli puntano inoltre a tutelare gli equipaggi, l’ambiente marino e la sicurezza dei traffici commerciali.
A Livorno sei navi fermate nel 2026
La “Riwal” rappresenta la sesta nave fermata nel corso del 2026 dal Nucleo Port State Control della Capitaneria di porto di Livorno.
Nello stesso periodo, nell’intero territorio regionale, le autorità hanno disposto complessivamente sette fermi. Il bilancio testimonia l’intensa attività di controllo svolta nei porti toscani sulle navi commerciali battenti bandiera straniera.
Nel corso del 2026, infatti, il sistema regionale ha già effettuato 123 ispezioni. Di queste, 111 hanno interessato i porti di Livorno e Piombino.
L’attività del Nucleo Port State Control punta a individuare tempestivamente le navi che presentano condizioni non conformi agli standard internazionali.
Il lavoro degli ispettori mira così a prevenire situazioni di rischio per la navigazione, gli equipaggi e l’ambiente.
Il caso della “Riwal” conferma quindi il ruolo dei controlli effettuati dalla Guardia Costiera nei porti italiani.
Le verifiche permettono di intervenire sulle unità che presentano carenze e, nei casi più gravi o reiterati, di impedirne la navigazione o l’accesso ai porti europei.
