“Livorno non è zona di guerra”: Usb chiede un osservatorio contro il traffico di armi
Livorno 20 maggio 2026 “Livorno non è zona di guerra”: Usb chiede un osservatorio contro il traffico di armi
“Livorno non è zona di guerra”. È il messaggio lanciato da Usb Livorno all’indomani dello sciopero generale promosso dal sindacato, mobilitazione che in Toscana ha coinvolto diversi settori lavorativi e che si è intrecciata con le proteste seguite all’attacco dell’esercito israeliano alla Global Sumud Flotilla.
Secondo Usb, la giornata di sciopero ha registrato “ottime adesioni in tutti i settori, dai portuali al pubblico impiego, dall’industria ai trasporti passando dalle cooperative sociali”, oltre a una “grande partecipazione anche alle numerose manifestazioni nei vari capoluoghi di provincia e a Firenze”.
Il sindacato sottolinea come la mobilitazione abbia avuto un significato politico preciso: “Uno sciopero che restituisce un messaggio chiaro. I lavoratori e le lavoratrici si oppongono alle spese militari e ai piani di riarmo che distolgono risorse importanti ai servizi pubblici come scuola e sanità. Si oppongono alla complicità con lo Stato genocida di Israele e pretendono risposte chiare”.
A Livorno, evidenzia Usb, “dalla mattina fino al tardo pomeriggio, sono stati centinaia i lavoratori e le lavoratrici che sono scesi in piazza”.
Nel comunicato il sindacato critica duramente l’atteggiamento delle istituzioni locali, definite “ambigue” sul tema del traffico di armi e delle infrastrutture militari. Usb richiama in particolare “l’enorme mole di armamenti che periodicamente viene caricata e scaricata dal porto di Piombino”, citando anche “un carico di esplosivi e detonatori” diretto “al porto di Gedda in Arabia Saudita durante la guerra con l’Iran”.
Il sindacato punta inoltre il dito contro la movimentazione di materiali esplosivi “a poche centinaia di metri dalla nave rigassificatrice e le banchine adibite al trasporto passeggeri”, oltre alla “richiesta di utilizzo militare di alcune banchine portuali per testare sottomarini nucleari a Livorno”.
Nel documento si parla anche del transito delle armi dirette o provenienti dalla base americana di Camp Darby e dell’“allargamento, approvato dal Comune, per la fabbrica Wass”.
“Da una parte si espongono le bandiere della pace sulle facciate dei Comuni – scrive Usb – dall’altra si sostengono in silenzio queste scelte”.
Da qui la richiesta avanzata dal sindacato alle istituzioni locali: “La nostra provincia è diventata il crocevia di importanti traffici di armi. Crediamo che debba essere istituito subito un osservatorio, con all’interno anche gli organi istituzionali, che svolga una funzione di monitoraggio sul rispetto della Legge 185/90”.
Usb conclude chiedendo “l’interruzione di qualsiasi rapporto politico, economico e militare con Israele”, definendola “non più rimandabile”.
