Cronaca 3 Marzo 2019

Manifestazione per l’accoglienza dei migranti, c’è anche Salvetti (Foto)

“Prima le persone, restiamo umani”: queste alcune delle parole scritte su delle barchette di carta poste ieri pomeriggio in piazza del Municipio.

Un gruppo spontaneo di cittadini, organizzato tramite un “tam tam” sui social, si è riunito per manifestare contro la politica del governo giallo verde che impedisce ai migranti di sbarcare in Italia. Tra le persone presenti anche Luca Salvetti candidato sindaco Pd e Futuro!.

“Quando le leggi sono contro la libertà e la giustizia la disobbedienza civile diventa un dovere. No decreto sicurezza, si diritti umani”

La lettera aperta inviata ai sindaci italiani e letta in piazza:

“Italia che resiste

Il decreto Salvini (113 del 24 settembre 2018) è divenuto legge n. 132/2018, Disposizioni urgenti in materia
di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del
Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la
destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, in alcune sue parti mina le garanzie
base dell’accoglienza.
Non solo la legge prevede l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, ma anche
l’impossibilità di iscriversi all’anagrafe alla scadenza di quelli già concessi: in tal modo la norma colpisce
coloro che si trovavano dentro un percorso di accoglienza inclusi i minori non accompagnati e gli stranieri che
hanno il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Siamo di fronte a un problema non solo giuridico, ma
ideologico e politico.
Non sussiste alcuna ragione che giustifichi – sotto il profilo dell’art. 3 della Costituzione Italiana e della
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo – una diversità di trattamento nell’iscrizione anagrafica che
colpisce una sola categoria di stranieri legalmente soggiornanti (i titolari di permesso di soggiorno per
richiesta di asilo, appunto), violando il principio di parità di trattamento coi cittadini italiani prevista dall’art. 6
d. lgs. n. 286/1998 per gli altri stranieri regolarmente soggiornanti. Tale discriminazione non solo nega ad essi
il diritto di essere parte a pieno titolo di una comunità locale, ma anche rende per loro estremamente
difficile l’accesso a quei rapporti privati e lavorativi e a quei servizi pubblici che sino ad oggi sono stati erogati
sulla base della residenza come accertata dalla iscrizione anagrafica.
La legge, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni anche
sull’accessibilità ai servizi sanitari ed assistenziali creando una massa di ‘invisibili’ di cui in qualche modo le
Regioni e i Comuni dovranno comunque occuparsi.
Dal momento in cui delle persone che erano in accoglienza si trovassero abbandonate e “clandestine”
potrebbero esserci anche ricadute negative sul terreno della sicurezza e della convivenza civile.
Negare l’accesso allo Sprar ai richiedenti asilo significa che molti soggetti fragili (disabili, anziani, donne in
gravidanza, genitori soli con figli minori, vittime di tratta-torture-violenze, malati fisici e/o psichici) e coloro
che saranno beneficiari dei permessi che sostituiranno la protezione umanitaria (ma che non avranno la
protezione internazionale) finiranno in sistemi di accoglienza gestiti da privati (CARA e CAS), che prevedono
sommarie misure di integrazione, e per i quali purtroppo, molte indagini hanno messo in luce cattive gestioni
e frodi. Come Cittadini, come Associazioni e gruppi portatori d’interesse, come Promotori della mobilitazione
nazionale L’Italia che R-esiste esprimiamo viva preoccupazione per la situazione in atto e

CHIEDIAMO

che all’interno delle istituzioni cittadine inizi un profondo ripensamento politico, e di mettere in atto ogni
azione, anche giudiziaria, idonea ad abrogare questa o altre norme ingiuste contenute nella legge 132/2018,
fino a farne dichiarare l’illegittimità dalla Corte Costituzionale , seguendo l’esempio di alcune regioni
(Piemonte, Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Calabria, Sardegna) che stanno facendo ricorso.
Da cittadini, vorremmo che i Sindaci sospendessero le procedure che possono intaccare i diritti fondamentali
della persona, con particolare riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica, sulla scia di
altre realtà locali che si stanno in tal senso organizzando.
Invitiamo il Sindaco e gli assessori comunali ad emanare immediatamente, nell’ambito delle loro
competenze, tutti i provvedimenti possibili utili a consentire la assoluta parità di diritti degli stranieri
legalmente soggiornanti e dei richiedenti asilo, e ad impartire istruzioni precise ai propri uffici circa il diritto
del richiedente di accedere a tutti i servizi (pubblici e privati) erogabili sul territorio comunale”.

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