Eventi 15 Maggio 2022

Manlio Pepe, oggi si ricorda una colonna del Blues labronico con una una lunga jam

Livorno 14 maggio 2022

Oggi il Memorial Manlio Pepe 2022 dedicato alla colonna del Blues labronico scomparso il 5 maggio del 2015  all’età di 64 anni.

Dopo 2 anni di stop ritorna nella bellissima cornice della terrazza Mascagni l’appuntamento con il Blues in onore di Manlio Pepe.

Un ritrovo ed una lunga jam dedicata al Blues con ospiti di eccezione, al Surfer Joe sulla Terrazza Mascagni a Livorno sarà reso omaggio anche ad altri musicisti rimasti nel cuore degli appassionati del blues toscano.

Dalle ore 19.00 in poi….una kermesse di musicisti si mescolerà all’insegna del Blues e della musica.

La storia di Manlio Pepe

Molti credevano che Pepe fosse un soprannome, mentre invece era il suo vero cognome. La sua storia è intrisa di musica, e di blues.

Nato da Francesco Pepe, chitarrista amatoriale, e da Iolanda Mazzantini, che dette al marito sette figli, Manlio iniziò a suonare la chitarra in tarda adolescenza, intorno ai 17 anni.

«Era un istintivo, e fece tutto da solo – racconta il fratello Claudio, anche lui chitarrista – si mise a suonare e dopo un breve periodo in cui si dedicò alla musica leggera, incontrò il blues e quello fu il grande amore della sua vita».

Un amore che Manlio, in pratica non tradì mai, anche se a volte, per agguantare qualche soldo, lui che ha sempre vissuto solo della musica, non disdegnava qualche serata “diversa”; come ad esempio un ultimo dell’anno con Chistian, un cantante melodico che qualche anno fa andava per la maggiore.

E nel segno del blues fu il gruppo che fondò nel 1981 e che gli dette la notorietà a Livorno e non solo: i “Blues Harbour”, il porto del blues; con Mimmo “Wild” Mollica, Johnny Salani, Renato Bacci, Riccardo Lazzeri e Salvatore Pappalardo.

Era il 1981, e il Porto del Blues si fece conoscere in tutta Italia (citato nell’enciclopedia del blues Arcana ed.), fino al 1994, quando il gruppo si sciolse, non dopo aver suonato in serate con personaggi del calibro di Nick Beccattini e Tolo Marton.

Ma non per questo Manlio smise il suo essere un bluesman.

 

Di carattere abbastanza schivo, preferiva che fossero le sue note a parlare per lui, sia che tirasse fuori i “riff” dalla sua chitarra che sostenesse la ritmica dei pezzi col suo basso.

Di lui, che non navigava certo nell’oro e che si spostava sempre e solo in bicicletta, si ricorda anche l’abilità, tutta blues anche questa, di sistemare degli strumenti non proprio esaltanti, magari cambiando pick-up o altre componenti elettroniche, per farli suonare come avrebbe voluto.

E Manlio ha suonato fino alla fine, anche nel gruppo dei “Dinosauri del blues”, con cui, insieme al fratello Claudio, ha dato l’ultimo concerto .

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