Cronaca 8 Novembre 2026

Musei e biblioteche, USB chiude lo stato di agitazione: ottenuti risultati sugli arretrati

Livorno 8 novembre 2026

usb livorno bandiereSi è concluso con l’incontro in prefettura lo stato di agitazione USB di lavoratrici e lavoratori impiegati nell’appalto di biblioteche e musei, dopo passaggio assembleare che ne ha deliberato la chiusura.

Il sindacato si ritiene soddisfatto dei risultati raggiunti relativamente al pagamento degli istituti previsti dal CCNL Federculture e degli arretrati contrattuali, nonostante una dilazione di oltre cinque mesi non consentita dal rinnovo del contratto nazionale Federculture, che imponeva un pagamento degli arretrati entro i primi giorni di giugno e concedeva la possibilità di posticipare e rateizzare la cifra solo in “situazioni di comprovata difficoltà finanziaria” mai attestate dalle aziende.

USB è fortemente convinto che, in questa fase e alla luce dei risultati raggiunti, sia stata determinante la pressione esercitata dall’organizzazione sindacale e dalle lavoratrici e dai lavoratori nei confronti delle cooperative. Una pressione portata avanti attraverso la proclamazione dello stato di agitazione, l’attivazione delle procedure di raffreddamento e, parallelamente, la denuncia pubblica delle numerose criticità che caratterizzano questo specifico appalto, ma che richiamano anche problematiche più ampie e strutturali legate alla logica stessa del sistema degli appalti.

Restano in discussione e saranno presto affrontate nelle sedi istituzionali preposte le questioni relative allo stress termico, sulle quali dovrà muoversi l’Amministrazione comunale adeguando le sedi per tempo nell’ottica di prevenire i gravi problemi riscontrati l’estate appena conclusa, e soprattutto l’inquadramento dei livelli contrattuali di operatrici e operatori museali: le aziende continuano a ritenerli adeguati alle mansioni, il sindacato rileva invece una difformità tra le declaratorie del CCNL Federculture e le attività effettivamente svolte all’interno delle sedi museali.
La questione si pone in un più ampio status dei servizi culturali nazionali, da anni in sofferenza proprio nel mancato riconoscimento delle professionalità tecnico-scientifiche di settore, asservite a logiche di appalti il più delle volte al ribasso, con conseguente sottoinquadramento dei dipendenti per sostenere l’architettura stessa dei servizi appaltati.

“Col successo del riconoscimento di un dovuto contratto nazionale finalmente pertinente, la coperta economicamente corta smaschera costi ormai superflui a beneficio dell’intermediazione delle aziende, che ingessano le procedure e rischiano, ancora una volta, di gravare sulle spalle di lavoratrici e lavoratori. Che vedono in primis mortificato il proprio lavoro ma in più importante istanza impediscono al settore culturale tutto di poter sfruttare le proprie risorse, quando un’internalizzazione dei servizi consentirebbe all’amministrazione di poter dialogare direttamente con le professionalità di cui a fatica possono disporre oggi, snellendo altresì la filiera dei costi – dichiara il sindacato”.

USB continua quindi il suo impegno in una direzione che coniughi il riconoscimento dei diritti e delle professionalità, sempre nell’ottica di garantire alla cittadinanza il miglior servizio possibile.

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