Cronaca 9 ottobre 2019

Museo del lavoro a Campiglia, Biasci: “Favorire la sua apertura e valorizzazione”

Campigia Marittima (Livorno) 09 ottobre 2019 – Il “Museo della Civiltà del Lavoro” di Campiglia dove son custodite le testimonianze della civiltà del lavoro del territorio, rappresenta un importante patrimonio culturale per la comunità, che deve essere adeguatamente valorizzato e promosso,

L’intervento di Roberto Biasci (Lega): 

 

“Da sempre particolarmente attento alle nostre antiche tradizioni culturali-afferma Roberto Biasci, Consigliere regionale della Lega-riteniamo, per tale motivo, che sia importante ridare vita al Museo della civiltà del lavoro che ha sede a Campiglia.”

“Pertanto-prosegue il Consigliere-abbiamo deciso di redigere una specifica mozione in cui chiediamo alla Giunta regionale, per quanto di sua competenza, di sostenere ogni iniziativa che verrà intrapresa per riaprire la struttura che raccoglie migliaia di storici reperti inerenti al mondo lavorativo contadino e non, oltre a svariati oggetti di tipo diverso.”

“Insomma-precisa l’esponente leghista-è un peccato che tale patrimonio non possa essere ammirato dai visitatori e bisogna fare il possibile, dunque, per ristrutturare lo spazio espositivo, dando poi vita ad una mirata azione di promozione che potrebbe ben integrarsi con l’attività turistica della Val di Cornia.”

“La Toscana-conclude Roberto Biasci-è terra di cultura ed il museo di Campiglia, a nostro avviso, merita, quindi, una giusta attenzione anche, possibilmente, da parte delle Istituzioni a livello regionale.”

I motivi della chiusura del museo

Il museo della civiltà e del lavoro di Campiglia è chiuso da tempo, Il 6 dicembre 1993, fu stipulata una “Convenzione per la gestione del Museo del Lavoro e strutture complementari”, della durata di trent’anni, tra il Comune di Campiglia Marittima, la CE.VAL.CO S.p.a. ed il Comitato Cittadino, con la quale la CE.VAL.CO S.p.a. cedeva in uso gratuito al Comune di Campiglia Marittima la struttura già adibita a “Museo della Civiltà del Lavoro” in cambio del riconoscimento di un contributo annuo di lire 100.000.000 per 10 anni (art. 6).
Nello stesso articolo della convenzione, il Comune di Campiglia Marittima si accollava tutte le opere e le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria. Al contempo, il Comune di Campiglia Marittima affidava (art. 7) al Comitato Cittadino la gestione del patrimonio storico derivante dalla donazione Lazzerini.
Al momento dell’affidamento fatto dal Comune di Campiglia Marittima al Comitato Cittadino, la struttura era regolarmente dotata di tutta la documentazione necessaria alla prevenzione antincendio, secondo le normative allora vigenti.
Alla data di scadenza della suddetta certificazione, nacque però una controversia tra le parti. Il Comitato Cittadino sosteneva che le spese relative al rinnovo del certificato di prevenzione incendi (CPI) dovessero essere sostenute dal Comune di Campiglia Marittima, mentre gli uffici comunali interpellati ritenevano che i costi di rinnovo, non trattandosi in alcun modo di manutenzione straordinaria né ordinaria, ricadessero sul Comitato Cittadino, secondo quanto stabilito dal DPR 151 del 1 agosto 2011, che individua nel gestore dell’attività e non nel proprietario dell’immobile il soggetto tenuto ad adempiere agli obblighi di legge e a sostenere direttamente le relative spese.
Il Comitato Cittadino si rifiutò quindi di rinnovare il CPI ed il “Museo della Civiltà del Lavoro” fu chiuso al pubblico per mancanza della certificazione antincendio.

Gli interventi necessari per permettere la riapertura del “Museo della Civiltà del Lavoro”, allo stato attuale, consistono in linea di massima nella messa a norma della struttura rispetto ai requisiti richiesti dall’attuale normativa per il rilascio della certificazione di prevenzione incendi.
Le cause impedienti che li hanno resi fino ad ora impraticabili sono state già esposte precedentemente  e consistono essenzialmente nell’impasse derivata dal disaccordo tra il Comune di Campiglia Marittima ed il Comitato Cittadino riguardo alle spese da affrontare per la CPI.
Per quanto riguarda l’impegno economico necessario alla riapertura, questo sarà definibile soltanto dopo che l’ufficio tecnico avrà potuto quantificare l’entità e l’opportunità dei lavori da effettuare per la messa a norma del capannone attualmente sede del museo.

 

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