Cronaca 18 Settembre 2026

“Non basta dire “Pace”: investire nel futuro significa destinare più risorse alla prevenzione delle guerre e ad una difesa civile

Livorno 18 settembre 2026

Livorno presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo si è tenuta l’iniziativa “Stati Generali sulla cultura della pace”, promossa dalla Vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop. Si tratta di una iniziativa molto importante che intende mettere a sistema cittadini, associazioni ed enti con l’intento di promuovere la costruzione della cultura della Pace in un mondo di guerre. Come segreteria Pd Unione comunale di Livorno abbiamo partecipato con grande convinzione all’iniziativa, consci di vivere in una fase complessa del nostro tempo, caratterizzata dall’aumento dei conflitti bellici e dalla regressione della democrazia, in cui a prevalere è il paradigma della normalizzazione della dimensione bellica e del riarmo. Tradotto: guerre e violenza come uniche strade percorribili, necessarie e ordinarie nella gestione delle controversie fra Stati.  Noi crediamo che questo paradigma debba essere destrutturato promuovendo una cultura della pace e che sia necessario rimettere al centro dell’agenda politica il dialogo e la diplomazia come strumenti di prevenzione della guerra. Per farlo dobbiamo in primo luogo difendere e sostenere con forza la nostra Costituzione che nell’art. 11 cita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.  Siamo convinti che mai come in questo momento, il quadro internazionale e nazionale di interroghi su alcuni punti: siamo sicuri che un Paese più armato sia necessariamente un Paese più sicuro per i cittadini e cittadine che ci vivono? quanto possiamo permetterci di spendere per il riarmo senza compromettere altri diritti e altri investimenti di cui il Paese ha bisogno? Quanto spendiamo per la prevenzione dei conflitti?  Siamo abituati a pensare che la risposta sia quasi scontata: difendere significa avere un esercito forte, avere armi adeguate, aumentare la capacità militare. Se diciamo che vogliamo difendere il nostro Paese, dobbiamo tuttavia prima stabilire che cosa vogliamo proteggere. Vogliamo proteggere soltanto il territorio e i confini? Oppure anche le persone che vivono su quel territorio? La loro libertà, la loro dignità, la democrazia, i diritti sociali, Il lavoro, l’ambiente, la possibilità di vivere senza paura e l’opportunità per i giovani di immaginare il proprio futuro. Porsi queste domande non significa ignorare l’escalation di guerre a cui siamo immersi, ma riflettere su quali siano gli strumenti per difenderci da tutto questo.  La fase storica in cui viviamo è segnata da un deciso riarmo e da una crescita senza precedenti delle risorse destinate agli eserciti. L’Italia ha preso impegni finanziari per le armi (oltre 33 miliardi nell’anno corrente) che peseranno per decenni sulle risorse pubbliche, sulla disponibilità di denaro da investire sui servizi essenziali per i cittadini: sanità, scuola e welfare. Investimenti che rischiano di minare il futuro delle nuove generazioni, in quanto, l’aumento permanente della spesa militare avviene attraverso nuovo debito, e dobbiamo interrogarci su chi pagherà quel debito domani. Il Governo attuale destina ingenti risorse pubbliche nel riarmo e solo briciole nella prevenzione della guerra. Per ogni euro speso nei Corpi di Pace, il nostro Paese spende 17.000 mila euro in armamenti e meno dello 0,30% del PIL in cooperazione internazionale. Segno che abbiamo messo da parte la cooperazione internazionale, la prevenzione dei conflitti e in generale la diplomazia come strumenti di prevenzione dei conflitti. Dovemmo ricordarci tuttavia che prevenire una guerra significa difendere; intervenire diplomaticamente prima che una crisi esploda significa difendere; costruire relazioni tra Paesi anche quando sono difficili significa difendere e creare strumenti internazionali di mediazione significa difendere. Se questo è noto, altrettanto evidente è che il Governo italiano ha deciso di investire esclusivamente nel riarmo, non in prevenzione delle guerre e tantomeno in misure aggiuntive di contrasto delle disuguaglianze.  Intanto in Italia la povertà è un fenomeno in aumento, mentre i pochi ricchi diventano sempre più ricchi. In Italia, dati Oxfam, 10% più ricco delle famiglie detiene quasi 3/5 della ricchezza nazionale (59,9%) e la ricchezza diventa sempre più un fattore ereditario minando le regole democratiche di meritocrazia e giustizia sociale e le opportunità di vita dei più giovani. Sappiamo quanto la disuguaglianza economica giochi un ruolo chiave anche nell’erosione dei diritti e della libertà politica creando un terreno fertile per l’autoritarismo. A fronte di tutto ciò riteniamo che proprio perché viviamo in un mondo attraversato dalle guerre, da insicurezza sociale ed economica dobbiamo ripensare seriamente il concetto di difesa. La corsa al riarmo senza un ripensamento della difesa, della sicurezza dei cittadini e della giustizia sociale costituisce un approccio pericoloso che rischia di generare una guerra perenne. Noi crediamo che un’altra difesa sia possibile e che passi necessariamente dalla costruzione della pace, della diplomazia e della giustizia sociale. Per questo guardiamo con soddisfazione all’esito positivo, con più di 50.000 firme della Campagna “Un’altra difesa è possibile” per la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede l’istituzione di un Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio e iniziative per difendere il Paese e le persone attraverso la prevenzione dei conflitti, la mediazione, la coesione sociale e la cooperazione internazionale.  Una campagna sostenuta soprattutto dai più giovani che guardano al futuro con la consapevolezza che la difesa di un paese si basi oggi sulla prevenzione civile, sulla diplomazia e sugli investimenti nel welfare anziché sulla spesa militare.

Barbara Bonciani

Pd Unione Comunale di Livorno (Delega alla pace e relazioni internazionali)”

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