Oltre il rumore della cronaca: la rabbia giovanile e il bisogno di futuro. L’analisi di Barbara Bonciani (PD)
Livorno 26 ottobre 2026
Nelle ultime settimane, di fronte alle tensioni che attraversano le nostre piazze e le nostre città, la tentazione del dibattito pubblico è stata in molti casi: fermarsi alla superficie della cronaca. Si contano i disordini, si alza l’allarme per l’ordine pubblico e si liquida il malessere giovanile ad un mero problema di sicurezza e di contenimento. Ma limitarsi a guardare gli effetti senza indagare le cause è un errore di prospettiva che non possiamo permetterci.
Se, da una parte, è da condannare ogni forma di violenza senza ambiguità, dall’altra nessuno può permettersi di strumentalizzare chi pacificamente è sceso in piazza a manifestare. Dobbiamo aver chiaro che al centro di questa stagione di protesta c’è un cospicuo bagaglio di aspettative deluse nel vivere in un Paese in cui aumentano le disuguaglianze sociali, con una mobilità sociale ormai bloccata e la difficoltà, rispetto alle generazioni passate, di avere prospettive concrete per costruire il futuro.
A questo si aggiunge l’angoscia di una generazione che vede minacciati i pilastri stessi del proprio domani: in primis la tenuta della pace, travolta dal ritorno della guerra come unico strumento politico di gestione delle relazioni Internazionali e risoluzione delle controversie, che rappresenta una delle fratture più profonde dell’ordine globale internazionale; la salute del pianeta, stritolata dall’inerzia di fronte alla crisi climatica. Non è un caso che i giovani lottino su questi fronti: chiedono stabilità, giustizia sociale ed ecologica, chiedono il diritto elementare di avere un futuro .
Di fronte a questo grido di allarme, la scorciatoia intrapresa dalla destra al governo appare drammaticamente miope. Rispondere alla frustrazione sociale unicamente con la logica del rigore penale e della criminalizzazione del dissenso non risolve le criticità: le peggiora. Trasformare una domanda di futuro in una minaccia da reprimere non fa altro che alimentare il senso di estraneità, radicare il rancore e alzare il livello dello scontro.
La politica autentica, quella che sa farsi carico della comunità, non invoca il manganello o il carcere per riempire i vuoti socio-educativi, o le mancate risorse destinate a scuola e formazione. Ha invece il coraggio di ascoltare. Occorre responsabilità e dare risposte ai grandi temi che interessano il nostro presente e il nostro futuro: offrire ai giovani politiche di lavoro stabili, investimenti per la transizione ecologica e un impegno coraggioso per la costruzione della pace.
Una società che si limita a criminalizzare i propri figli anziché accompagnarli, sta semplicemente confessando la propria incapacità di costruire un domani.
Barbara Bonciani, responsabile Relazioni Internazionali, Cooperazione e Pace per l’Unione Comunale PD Livorno.”
