Onorevole Chiara Tenerini (FI): “Uccidere” il femminicio è un delitto
Livorno 16 giugno 2026 Onorevole Chiara Tenerini (FI): “Uccidere” il femminicio è un delitto
Di seguito la nota stampa sul femminicidio rilasciata dall’Onorevole Chiara Tenerini
“Il punto non è stabilire se una vita valga più di un’altra.
Questa è la scorciatoia dei sofisti.
Il punto è capire che ogni civiltà si misura dal modo in cui riconosce le forme del male.
Il male non è mai astratto, non scende nel mondo come una nube generica.
Prende corpo.
Assume riti, linguaggi, abitudini, giustificazioni.
A volte si veste da passione.
A volte da ordine naturale.
A volte perfino da ragione.
Ed è qui che il machismo più insidioso compie il suo capolavoro: non nega la donna urlando, ma la ricolloca concettualmente. La riconosce come essere umano, certo, ma poi pretende di giudicare la sua libertà come eccezione, disordine, sfida, provocazione. Le concede l’esistenza, ma non l’alterità.
Il femminicidio nasce esattamente lì: non quando un uomo “perde il controllo”, ma quando non ha mai accettato il limite metafisico davanti a sé.
L’altro.
Perché l’altro è il grande scandalo della coscienza immatura.
L’altro non obbedisce al mio desiderio.
Non coincide con la mia ferita.
Non esiste per risarcire il mio vuoto.
Non è il teatro della mia potenza.
L’altro è il confine davanti al quale l’io deve diventare adulto.
E quando una donna viene uccisa perché ha scelto, lasciato, rifiutato, interrotto, non siamo davanti soltanto a un crimine contro una persona.
Siamo davanti alla rivolta brutale dell’io contro il limite.
Questa è la questione profonda.
Non la “categoria”.
Non la “parola”.
Non il cavillo da salotto per uomini che scambiano la freddezza per intelligenza.
Il femminicidio nomina una frattura originaria: l’incapacità di riconoscere che la libertà dell’altro non è una concessione del mio amore, ma una verità che mi precede e mi giudica.
E qui la teologia arriva dove la sociologia spesso si ferma: nessuna creatura può pretendere di possederne un’altra, perché ogni persona custodisce un’origine che non dipende da chi la guarda, la desidera, la ama o la perde.
La donna non è sacra perché fragile.
È sacra perché indisponibile.
Indisponibile al dominio.
Indisponibile alla vendetta.
Indisponibile perfino alla retorica di chi vorrebbe difenderla riducendola a simbolo.
Per questo negare il femminicidio non è pensiero forte.
È nominalismo da caserma travestito da filosofia.
Il pensiero forte non ha paura dei nomi.
Sa che nominare non divide la realtà: la rende intelligibile.
E una società che non sa più distinguere le forme del male finisce per chiamare neutralità la propria cecità”.
On. Chiara Tenerini – Forza Italia
