Aree pubbliche 20 Novembre 2020

Pci: “Scuola, ma quanta sicurezza c’è?”

La nota del segretario regionale della Toscana Barzanti

scuolaToscana, 20 novembre 2020 – Scuola e sicurezza, la nota di Marco Barzanti, segretario regionale del Pci della Toscana:

“I contagi da Covid-19 continuano a salire, in Italia, le regioni che hanno riaperto prima le scuole sono oggi più avanti nella curva dei contagi.
Bisogna però fare una considerazione: la correlazione tra la riapertura della scuola e l’aumento dei contagi non fotografa necessariamente un nesso causale.

Le regioni che hanno riaperto le scuole per prime sono quelle in cui le attività economiche sono più intense, i trasporti più capillari, le interazioni sociali più continue e il clima più freddo: tutti fattori che possono incidere negativamente sul contagio.

Dall’inizio della pandemia sono stati 126.622 i bambini e gli adolescenti

risultati positivi al Covid-19, di questi 36.622 mila hanno tra 0 e 9 anni e molti di più circa 90.000 tra 10 e 19 anni.

Le scuole non sono così sicure come ci vogliono fare credere, le scuole sono aperte, ma non funzionano, bisognerà pure riconoscerlo.

Molte volte le Asl non hanno comunicato alle scuole i nominativi dei lavoratori e degli studenti interessati dai provvedimenti di quarantena; in alcuni casi i dirigenti scolastici sono stati costretti a comunicare i relativi provvedimenti alle persone coinvolte “facendosi carico, di conseguenza, di atti che non sono di loro competenza”.

Poi, a seconda delle realtà, si registrano grandi ritardi nella realizzazione dell’indagine epidemiologica e nella conseguente comunicazione degli esiti.

Talvolta “la conferma ufficiale della presenza di casi positivi è giunta alle scuole, con pretesa di valore retroattivo, solo successivamente al momento della comunicazione ai dipendenti e alle famiglie incrementando il rischio di contagio.

Nell’incertezza si paralizza la didattica anche quando non necessario.

Succede in molti istituti, le testimonianze viaggiano nei social e nelle chat delle classi, le denunce arrivano ai presidi ma anche ai sindaci.

Avrebbero dovuto prevenire un nuovo lockdown, o un peggioramento disastroso dei contagi senza lockdown,
Sarebbe stato necessario imporre la mascherina anche ai ragazzi a scuola invece di ripetere come un mantra che tanto le scuole sono sicure e che a scuola non ci si contagia (per magia?

o si credeva veramente che le aule siano come quelle nella quale la Ministra si faceva fotografare per pubblicare sui suoi social?

Assumere tutti i docenti precari con oltre 3 anni di contratti annuali reiterati come imposto dalla direttiva europea 70 del 1999 recepita dalla legislazione italiana.
Come? Tramite percorso formativo e abilitante (anche questo dovuto da anni) di 1 anno con costituzionalissimo concorso finale stabilizzante .

Avrebbero dovuto assumere insegnanti doppi per permettere doppi turni nel caso frequentissimo di classi troppo numerose per garantire una vera distanza di sicurezza e non “1 metro fra le rime buccali” che è una cosa ridicola perché i ragazzi sono esseri umani e non pezzi di legno immobili o prigionieri a cui si deve tenere ferma anche la testa per ore.

Si dovevano raddoppiare i mezzi di trasporto pubblici per garantire da subito capienza al 50% ed evitare concorsi ammazza precari che non avrebbero risolto se non un aumento della curva dei contagi mettendo in movimento/spostamento interregionale sui mezzi di trasporto pubblici di 64.000 docenti precari storici + oltre mezzo milione di precari non storici o aspiranti docenti nel giro di poche settimane in piena pandemia”.

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