Home 23 Luglio 2017

Pd, forti contestazioni interne sulla data del congresso

Duro comunicato interno contro la segreteria territoriale.  Un accordo in arrivo tra gli orlandiani e alcuni renziani scontenti della gestione attuale? A chi spetterà il posto migliore in lista per le prossime elezioni politiche?

C’è un gran casino in atto“. Questo uno dei commenti che stanno circolando sottotraccia tra gli iscritti del Partito Democratico, dopo l’annuncio “caduto dall’alto” e senza alcun preavviso della “cancellazione” del congresso della Federazione. Il congresso secondo alcuni era da fissare per ottobre prossimo e avrebbe visto il rinnovo o la conferma dei ruoli attualmente ricoperti da Lorenzo Bacci e Federico Bellandi.

La decisione sta provocando forti risentimenti all’interno del partito, tanto che nel tardo pomeriggio di ieri è arrivato un comunicato ufficiale da una parte degli orlandiani, dai toni ben poco cordiali, probabilmente scritto da un soggetto molto in vista e dai lunghi trascorsi istituzionali. Si vocifera altresì di una alleanza temporanea di intenti tra la corrente orlandiana e i renziani non troppo allineati al pensiero del segretario territoriale Lorenzo Bacci per cambiare la decisione.

Il comunicato denuncia: un accordo orizzontale regione-provincia per la cancellazione del congresso, una discutibile interpretazione del regolamento, una “logica padronale” e una  decisione volta “solo ad evitare il confronto interno“.  Il segretario territoriale la spiega solo in termini di tempo: i quattro anni non andrebbero calcolati dal 2013 e quindi avrebbero come scadenze naturali dicembre 2018 (assemblea provinciale) e marzo 2019 (assemblea comunale), motivo per cui quindi ribadisce la necessità di un confronto (solamente) interno che sarà inclusivo.

Preso atto dei vari punti di vista, è tempo di ragionare sullo scenario.

La questione è: perché alcuni vorrebbero il congresso a ottobre mentre altri vorrebbero attendere il 2019?  Alcuni esponenti del partito – che doverosamente dobbiamo segnalare come una parte e probabilmente assimilabile all’area più critica nei confronti della segreteria territoriale – lasciano intendere che i motivi del ritardo nel congresso non sono certo legati a questioni di tempistiche. In ballo ci sarebbe il potere decisionale più importante a Livorno, quello in mano a Lorenzo Bacci: la scelta dei candidati locali per le prossime elezioni politiche .

Già, Bacci. Il segretario territoriale, sindaco uscente e non più rieleggibile di Collesalvetti, è dato da molti come papabile per una candidatura in Parlamento alle prossime elezioni; tanto più che all’epoca si è sacrificato rimanendo nella stagnante Collesalvetti  e rinunciando a un molto più prestigioso e retribuito incarico di consigliere regionale proprio nel momento del suo maggior potere e consenso politico, che taluni danno un po’ in flessione.

Il suo nome sembra abbastanza certo, ma i posti che garantiscono un’agevole (e reale) eleggibilità a Roma sono pochi e potrebbe esserci un certo affollamento di big: c’è da riconfermare il fedelissimo Andrea Romano (ma questi potrà contare anche su altre candidature nazionali) e tenere conto di un Francesco Gazzetti in grande crescita di popolarità, il quale ha saputo fare il pienone nell’area dibattito della Festa dell’Unità, notoriamente la meno affollata di tutta la kermesse. Gazzetti ha detto di voler fare il suo percorso in Regione e di non avere altre aspirazioni, ma al partito servono voti e per raccogliere voti servono persone popolari; motivo per cui presto o tardi qualcuno potrebbe chiedergli di prestarsi al ruolo di capofila per il voto cittadino.

Notoriamente, per essere eletti in Parlamento con relativa tranquillità bisogna essere tra i primi nomi del listino bloccato. E, per collocare il proprio nome in quel punto essere segretario (territoriale o provinciale) aiuterebbe molto.

 

 

A seguire il testo ufficiale delle dichiarazioni della “Mozione Orlando” e di Lorenzo Bacci

Comunicato Mozione Orlando: “Leggiamo stupiti che la segreteria regionale, d’intesa con il segretario territoriale e quello comunale di Livorno, propone di rinviare il congresso, con una discutibile interpretazione regolamentare.

La decisione sorprende anche perché, nell’ultima direzione regionale del 13 corr., parlando dei congressi locali, nessuno aveva fatto cenno a questa eventualità e l’ipotesi ora avanzata di slittamento crea un dannosissimo sovrapporsi di congresso, primarie e campagna elettorale locale.

Riteniamo, perciò, questa scelta assolutamente sbagliata, volta solo ad evitare il confronto interno, con una decisione calata dall’alto, senza nessuna discussione in sede locale.

Una logica padronale che respingiamo totalmente certi che, nel partito, questi atteggiamenti verranno largamente combattuti e sconfitti e si creino, invece, le condizioni di un vero confronto che ponga le basi, al di là degli schieramenti nazionali, per un rilancio del PD nella nostra provincia volto a mantenere le amministrazioni da noi governate ed a riconquistare il Comune di Livorno.

Fuggire alle verifiche per puro spirito di autoconservazione temiamo abbia un solo risultato: la sconfitta e l’isolamento.

Per battere tutto questo e dimostrare che le scelte che riguardano Livorno si prendono qui e non altrove, chiederemo la convocazione degli organi di partito per ripristinare un corretto percorso congressuale

Questa la replica di Lorenzo Bacci:

“Tanto per essere chiari, quella che qualcuno sta interpretando come eccezione ad hoc è una regola nazionale. Essendo a quasi metà mandato in Regione e oltre metà mandato in comune Livorno comunque c’è la necessità di un confronto interno al partito sui programmi e le cose fatte.

Confronto opportuno anche se non ci sarà congresso e rinnovo degli organi. Confronto che con Federico avevamo già annunciato e che ci faremo carico di promuovere e che sarà come sempre inclusivo”.

Bacci poi ci aggiunge che è solamente una questione di regole e tempi: “A ottobre 2017 scadono tutti coloro i quali sono stati eletti in contemporanea al congresso nazionale del 2013. Ma qui i congressi locali ci sono stati a seguire, dopo le dimissioni di Lippi e De Filicaia. I quattro anni decorrono da quella data“.

(G.F.)

 

 

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