Pierburg, per la Fiom Cgil non ci sono garanzie reali e relazioni industriali compromesse
Livorno 7 giugno 2026 Pierburg, per la Fiom Cgil non ci sono garanzie reali e relazioni industriali compromesse
La cessione della divisione Power Systems di Rheinmetall al gruppo AEQUITA segna un
passaggio rilevante che coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori in Europa e anche lo
stabilimento di Pierburg Livorno.
Un’operazione che, al di là delle dichiarazioni ufficiali di continuità industriale e tutela
occupazionale, lascia oggi aperte questioni fondamentali sul futuro degli asset italiani.
Nei confronti svolti presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy era stato indicato
un percorso che avrebbe dovuto garantire trasparenza e garanzie preventive rispetto a
operazioni di questa portata. Tali garanzie, tuttavia, non ci sono state.
Colpisce inoltre il fatto che, mentre in Germania risultano già definiti accordi che
prevedono tutele e criteri favorevoli in caso di future allocazioni produttive, per gli
stabilimenti italiani non emergono analoghe garanzie. Un elemento che apre
inevitabilmente interrogativi sul ruolo che verrà assegnato ai siti italiani nella nuova
configurazione industriale.
Pierburg Livorno arriva a questo passaggio dopo anni di difficoltà e con il probabile terzo
anno consecutivo di utilizzo di ammortizzatori sociali. In questo contesto ogni operazione
societaria non può essere considerata neutra e richiede il massimo livello di trasparenza
sulle ricadute industriali e occupazionali.
Ancora più grave, sul piano delle corrette relazioni industriali, è la scelta
dell’azienda di rivolgersi direttamente ai lavoratori con comunicazioni e assemblee
prima di un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali. Un
comportamento che altera le normali prassi di relazione sindacale e che riteniamo
non rispettoso del ruolo delle rappresentanze dei lavoratori.
Le ns. preoccupazioni sono ulteriormente aggravate dalla natura stessa dell’operazione.
AEQUITA opera prevalentemente attraverso acquisizioni di attività dismesse o non più
strategiche dai precedenti gruppi industriali. Per questo motivo non bastano dichiarazioni
generiche di continuità: servono impegni concreti, investimenti verificabili e un piano
industriale chiaro per ciascun sito.
Non è più accettabile un approccio che vede gli stabilimenti italiani in posizione
subordinata rispetto ad altri contesti europei, quasi fossero lavoratori di serie B
all’interno delle stesse dinamiche industriali.
Abbiamo già richiesto la convocazione di un tavolo presso il Ministero delle Imprese e del
Made in Italy e ribadisce che ogni passaggio dovrà essere accompagnato da trasparenza,
confronto preventivo e garanzie vincolanti.
I lavoratori non possono essere considerati una variabile secondaria nei processi di
riorganizzazione industriale. Hanno diritto a certezze, non a promesse.
Massimo Braccini, Segretario Generale FIOM CGIL Livorn
