Politiche industriali, Morando: “L’Europa deve agire unita. Da soli gli Stati non sono più in grado di competere”
Livorno 19 luglio 2026 Politiche industriali, Morando: “L’Europa deve agire unita. Da soli gli Stati non sono più in grado di competere”
La politica industriale europea, il ruolo dei riformisti, le sfide poste dall’intelligenza artificiale e la necessità di governare il cambiamento senza sacrificare lavoro e diritti. Sono questi i temi affrontati da Enrico Morando, esponente di Libertà Eguale ed ex viceministro dell’Economia e delle Finanze, intervenuto alla Festa dell’Unità di Livorno nel dibattito dedicato alle politiche industriali in Italia e in Europa.
Secondo Morando, il primo passo è prendere atto che il contesto internazionale è profondamente cambiato e che le risposte non possono più essere affidate ai singoli Stati.
«La cultura riformista – ha spiegato – può avere un ruolo importante, ma solo se decide di esercitarlo con serietà. Oggi non esiste una politica industriale efficace se non viene decisa a livello europeo. Non c’è più tempo da perdere».
Per l’ex viceministro, il mondo sta attraversando una fase caratterizzata dal ritorno delle grandi potenze.
«Siamo tornati all’epoca degli imperi – ha affermato – nella quale grandi potenze economiche, industriali e militari avanzano pretese di predominio sul mondo».
In questo scenario, secondo Morando, l’Unione Europea rappresenta un modello alternativo.
«L’Europa può essere un’isola felice – ha sostenuto – cioè il luogo nel quale continua a prevalere l’idea di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul multilateralismo e su una visione progressista dei rapporti tra gli Stati».
Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessario che la cultura riformista contribuisca concretamente alla costruzione di una strategia comune.
«Se i riformisti non fanno la loro parte – ha osservato – continuerà questa pantomima nella quale ogni Paese pretende di avere una propria politica industriale. La verità è che, così facendo, l’Europa perde la possibilità di contare davvero in un mondo che è diventato molto più insidioso e molto più pericoloso».
La sfida dell’intelligenza artificiale
Morando ha poi affrontato il tema dell’intelligenza artificiale e delle sue conseguenze sul mercato del lavoro, sottolineando come il fenomeno debba essere governato e non semplicemente subito.
«L’intelligenza artificiale è una rivoluzione tecnologica che si sta progressivamente affermando – ha detto – e, come tutte le grandi rivoluzioni industriali del passato, deve essere governata secondo principi democratici e nel rispetto dei diritti dei lavoratori».
L’ex viceministro ha riconosciuto che alcune professioni saranno inevitabilmente sostituite dalle nuove tecnologie, ma ha evidenziato come possano nascere anche nuove opportunità occupazionali.
«È evidente – ha spiegato – che ci sono lavori che l’intelligenza artificiale potrà sostituire. Ma è altrettanto vero che, investendo nella formazione del capitale umano, cioè dei cittadini e dei lavoratori, potranno svilupparsi nuove attività che oggi ancora non esistono».
“Serve una politica che governi il cambiamento”
Per Morando il compito della politica industriale è proprio quello di trovare un equilibrio tra innovazione, competitività e tutela dell’occupazione.
Un obiettivo che, a suo giudizio, non riguarda esclusivamente le imprese, ma coinvolge l’intero sistema pubblico.
«Affermare questo equilibrio – ha concluso – è responsabilità della politica industriale, ma anche della politica nel suo complesso. Entrano infatti in gioco il welfare, il sistema dell’istruzione, la ricerca pubblica e privata e gli incentivi destinati alle imprese affinché investano nell’innovazione».
Secondo Morando, solo una strategia europea condivisa e una forte attenzione alla formazione potranno consentire di affrontare le trasformazioni economiche e tecnologiche senza lasciare indietro lavoratori e territori.
