Polizia Penitenziaria, 50 agenti in arrivo: «Sistemazioni dignitose subito»
Livorno 13 ottobre 2026
Alloggi per la Polizia Penitenziaria, il Si.N.A.P.Pe.: «Cinquanta agenti in arrivo, ma senza sistemazioni dignitose»
Candia: «Da anni denunciamo la carenza di alloggi e il mancato completamento della caserma. Il personale continua a essere inascoltato»
Il Si.N.A.P.Pe. di Livorno apprende dalla stampa, attraverso le dichiarazioni del Garante dei detenuti, che il Prefetto non avrebbe accolto la richiesta del Sindaco di Livorno di convocare un tavolo istituzionale per affrontare la delicata questione degli alloggi destinati al personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale delle Sughere.
Una notizia che lascia amareggiata la rappresentanza sindacale, che proprio su questo tema aveva incontrato il Sindaco di Livorno, ottenendo attenzione e disponibilità ad affrontare una problematica che riguarda direttamente la dignità, il benessere e le condizioni di vita dei poliziotti penitenziari.
«Ci sorprende e ci amareggia apprendere dai giornali che una questione di questa portata non sia stata ritenuta meritevole di un confronto istituzionale urgente. Parliamo di lavoratori dello Stato che arrivano a Livorno per garantire la sicurezza e il funzionamento dell’istituto penitenziario, ma che si trovano ad affrontare difficoltà persino nel trovare una sistemazione abitativa adeguata», dichiara Agostino Candia, segretario provinciale del Si.N.A.P.Pe. di Livorno.
«Sono in arrivo 50 agenti e il problema degli alloggi è già concreto: il personale sarà sistemato in soluzioni di fortuna, con stanze condivise anche da quattro o cinque persone. Non possiamo considerare normale che dei lavoratori debbano vivere in queste condizioni. Non chiediamo privilegi, ma rispetto, dignità e sistemazioni adeguate, che consentano di riposare e recuperare le energie dopo turni di servizio particolarmente impegnativi».
Un problema che si trascina da anni
Secondo il sindacato, la questione degli alloggi non nasce oggi. Da anni vengono denunciate la carenza di strutture abitative per il personale, la necessità di una caserma adeguata e la mancata conclusione degli interventi di ristrutturazione dei piani ancora da recuperare.
«Quello che sta accadendo è il risultato di un problema che si trascina da troppo tempo. Abbiamo segnalato ripetutamente la necessità di garantire alloggi adeguati e di completare la ristrutturazione degli ulteriori piani della caserma, senza ottenere risposte concrete e interventi risolutivi da parte degli uffici competenti».
«È inaccettabile che una criticità conosciuta da anni venga affrontata soltanto quando diventa impossibile ignorarla. La carenza di personale, le difficoltà organizzative e l’insufficienza degli alloggi sono problemi strettamente collegati che continuano ad attanagliare il carcere di Livorno. Il personale aumenta, le esigenze operative crescono, ma le infrastrutture e i servizi destinati agli agenti non vengono adeguati con la necessaria tempestività. Il risultato è che, ancora oggi, le nostre richieste continuano a rimanere inascoltate».
Il Si.N.A.P.Pe. sottolinea che non sarebbe più possibile procedere con soluzioni provvisorie o interventi occasionali. Il sindacato chiede un programma concreto, con tempi definiti, per individuare sistemazioni immediate, recuperare gli spazi disponibili e completare i lavori necessari a garantire condizioni abitative dignitose.
Il ringraziamento al Sindaco e la richiesta di risposte
Il sindacato rivolge un ringraziamento al Sindaco di Livorno per l’attenzione dimostrata durante l’incontro con la delegazione sindacale e per la disponibilità a proseguire il confronto attraverso il Provveditorato regionale, con l’obiettivo di individuare soluzioni per gli alloggi del personale.
«Apprezziamo l’impegno del Sindaco e confidiamo che il confronto con il Provveditorato possa produrre risultati concreti. Tuttavia, non possiamo permettere che la questione rimanga ancora una volta sospesa tra competenze istituzionali, rinvii e mancanza di decisioni. I colleghi hanno bisogno di risposte adesso, non di ulteriori promesse».
«Non possiamo accettare che decine di agenti siano lasciati in condizioni abitative precarie mentre una problematica così seria viene considerata non urgente. La dignità dei lavoratori non può dipendere dalla sensibilità di questo o quell’ufficio: servono responsabilità precise e decisioni immediate».
Parcheggi insufficienti e collegamenti pubblici assenti
Le criticità evidenziate dal Si.N.A.P.Pe. non riguardano soltanto la questione abitativa. L’incremento del personale e la futura apertura del Padiglione D impongono, secondo il sindacato, di affrontare anche il problema della mobilità e degli spazi esterni dell’istituto.
«Con l’aumento degli agenti e il possibile incremento dei colloqui, crescerà anche il numero di familiari, operatori e persone autorizzate che raggiungeranno le Sughere. Il parcheggio attualmente disponibile rischia di non essere adeguato a sostenere questo aumento delle presenze. Non possiamo aspettare che il problema esploda per poi cercare soluzioni in emergenza».
A questa criticità si aggiunge, prosegue il sindacato, la mancanza di un collegamento diretto in autobus adeguato a servire il carcere. Una situazione che penalizzerebbe il personale e chiunque debba raggiungere la struttura, costringendo spesso a ricorrere ai mezzi privati, ai taxi o ai servizi NCC.
«È paradossale chiedere al personale di raggiungere quotidianamente il proprio posto di lavoro senza garantire collegamenti pubblici adeguati. Alloggi, caserma, parcheggi e trasporti devono essere affrontati insieme, attraverso una programmazione seria che tenga conto delle reali esigenze dell’istituto e di chi vi lavora».
«La dignità del personale non è negoziabile»
La richiesta del Si.N.A.P.Pe. è chiara: individuare immediatamente soluzioni abitative dignitose, completare la ristrutturazione della caserma, verificare la disponibilità di parcheggi adeguati e affrontare il problema dei collegamenti con le Sughere.
«La Polizia Penitenziaria non può essere considerata soltanto quando c’è da coprire un turno, affrontare un’emergenza o garantire la sicurezza. Dietro ogni uniforme c’è una persona, con una famiglia, esigenze quotidiane e il diritto a vivere in condizioni dignitose. Dopo anni di segnalazioni, non siamo più disposti ad accettare il silenzio e l’assenza di risposte. Continueremo a tutelare i colleghi in ogni sede opportuna, perché la dignità del personale non è negoziabile».
Il Segretario Provinciale
Agostino Candia
